Milano dice addio a Carlo Monguzzi, il verde che non si arrendeva mai

Una vita in trincea per l'ambiente, tra battaglie vinte e sconfitte dignitose. Se n'è andato il consigliere comunale che non aveva paura di dire la sua, neanche con chi stava dalla sua parte

Carlo Monguzzi

Carlo Monguzzi

Carlo Monguzzi non è potuto andare alla cerimonia di marzo, quando finalmente a San Siro hanno intitolato a Pino Pinelli quella strada che lui stesso aveva chiesto con tanta tenacia. Era ricoverato all'Istituto dei Tumori, alle prese con un mesotelioma da amianto scoperto da pochi mesi. E lì, dopo un ultimo periodo in hospice, si è spento. Aveva 74 anni, e ne avrebbe compiuti 75 a settembre.

Milano perde uno dei suoi personaggi più scomodi, nel senso migliore del termine. Monguzzi è stato per anni il «dissidente» del centrosinistra: uno di quelli che restano anche quando non sono d'accordo, ma non smettono di dirlo. In aula vantava il cento per cento delle presenze, e ogni seduta era l'occasione giusta per alzare la mano e dire quello che pensava, con garbo ma senza sconti.

Ingegnere, insegnante, poi politico

Nato a Milano, laureato in Ingegneria chimica al Politecnico, ha insegnato a lungo matematica al Besta. Due mondi apparentemente lontani, ma Monguzzi li ha tenuti insieme per tutta la vita: la precisione del tecnico e la passione civile del militante. Negli anni Settanta si è unito al Movimento studentesco, negli anni Ottanta è stato tra i fondatori di Legambiente, di cui è stato presidente in Lombardia. Ha co-fondato anche Mondo Gatto ed è co-autore dei libri «Illusione nucleare» e «Ambientalismo sostenibile».

La politica istituzionale arriva nel 1990. L'impegno in consiglio regionale comincia con i Verdi Arcobaleno, una lista ispirata da ex Dp e radicali agli albori dell'ambientalismo politico nazionale. È il momento in cui un movimento fatto di piazze e dossier comincia a portare le sue idee dentro le istituzioni.

Assessore e pioniere della raccolta differenziata

Nel 1993-94 Monguzzi è stato assessore regionale all'ambiente: ha promosso la prima legge sulla raccolta differenziata e il primo piano «aria». Non è poco. Quando oggi separiamo vetro, carta e plastica, c'è anche il suo nome scritto in piccolo su quella storia. Continuò poi a battersi contro il traffico illecito dei rifiuti, contro l'abbattimento degli alberi, contro la caccia, contro la cementificazione del territorio e il consumo di suolo e per la totale trasparenza e onestà nella gestione della cosa pubblica.

Rieletto in consiglio regionale nel 1995, nel 2000 e nel 2005, ha tenuto duro sulle stesse battaglie per quattro legislature. Non perché non avesse fantasia, ma perché quei problemi erano ancora lì.

Da Pisapia a Sala, sempre a Palazzo Marino

Nel 2009 lascia i Verdi ed entra nel Partito Democratico, che nel 2011 lo candida in Consiglio comunale a Milano. Raccoglie oltre tremila preferenze e risulta terzo. Nel 2016 viene rieletto sempre per il Pd, mentre nel 2021 si candida nella lista di Europa Verde, pur senza aderire al partito, risultando primo degli eletti.

Con Giuliano Pisapia va bene. Con Beppe Sala, invece, il rapporto è molto più complicato. Monguzzi è in maggioranza, ma non si sente obbligato a stare in silenzio. Celebre il suo invito costante «al caro Beppe» per cambiare rotta velocemente su tante questioni: ambiente, mobilità, urbanistica. Monguzzi era convinto che si rischiasse di «regalare Milano alla destra».

Non è un modo di dire. In aula lo ripeteva spesso, con quella calma un po' professorale che aveva, e che rendeva le sue bordate ancora più efficaci di uno sfogo gridato.

La rottura su San Siro

La rottura definitiva arriva nell'autunno 2025, con la delibera sulla cessione dello stadio di San Siro a Inter e Milan. Prima l'addio alla maggioranza, ribattezzata «maggioranza del cemento», poi le dimissioni da presidente della commissione Ambiente e Mobilità.

Contro la cessione e la possibile demolizione dello stadio si era battuto fino all'ultimo. Una battaglia persa, ma simbolica della sua idea di città. In prima linea anche sul fronte delle inchieste urbanistiche, aveva chiesto al Comune di fare ammenda sulle «prassi» contestate dalla Procura e si era opposto con decisione alla cosiddetta «Salva Milano». Nell'ottobre 2025 aveva protestato esponendo la bandiera palestinese durante la seduta del consiglio comunale in cui venne discussa la mozione per interrompere il gemellaggio tra Milano e Tel Aviv. Fino all'ultimo, presente. Sempre schierato, mai neutro.

«Se ne è andato un lottatore»

Il sindaco Sala ha voluto ricordarlo subito, con parole che dicono molto del rapporto che avevano. «Se ne è andato Carlo Monguzzi, se ne è andato un lottatore», ha commentato Beppe Sala, che ha ammesso come «spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico e il nostro affetto reciproco non è mai venuto a mancare». Sala, che aveva celebrato il matrimonio di Monguzzi, ha ricordato che «era l'unico che in aula consiliare si rivolgeva a me non con Sindaco ma con Beppe».

«Perdiamo un grande uomo, un ecologista autentico e un punto di riferimento per intere generazioni», ha dichiarato Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde: «Monguzzi ha dedicato la sua vita alla difesa della Terra, dei diritti e delle future generazioni, lottando fino all'ultimo per migliorare la qualità della vita nella sua città, Milano, sempre dalla parte dei cittadini e mai degli interessi particolari. È stato un intellettuale scomodo e libero, capace di dire ciò che pensava senza filtri.»

«Un uomo perbene e un grande compagno», ha scritto Pierfrancesco Majorino, già assessore a Milano e capogruppo del Pd in Regione: «C'era sempre, non smetteva mai di lottare. Ironico, tosto, determinato. Non faceva passi indietro e ne faceva molti avanti.»

Anche il consigliere di Forza Italia Alessandro De Chirico ha voluto lasciare un ricordo: «Un comunista che merita rispetto, anche perché sai sempre da che parte sta.» Una frase che, in bocca a un avversario, vale più di tante medaglie.

Una città che cambia, lui che resisteva

Monguzzi aveva un modo tutto suo di stare in politica. Non alzava la voce, non cercava lo scontro per il gusto dello scontro. Ma non mollava. Presente in piazza come in aula, dalle commemorazioni per Piazza Fontana ai Fridays for Future, fino alle proteste più recenti, non ha mai smesso di esporsi, anche quando le battaglie sembravano perse in partenza.

L'ultimo post su Instagram è dedicato all'anarchico Pino Pinelli. Una delle sue ultime battaglie in Comune: dedicargli una strada, l'ex via Micene nella «sua» San Siro, che si chiama via Pinelli da poco, grazie al suo ordine del giorno che la giunta milanese ha recepito. Non è potuto esserci, alla cerimonia. Ma quella strada c'è, e porta il suo nome dentro.

Milano perde un pezzo di storia. Uno di quelli che non si comprano e non si ammansiscono.