Milano, fumogeni e polizia: la rabbia degli studenti contro l’alternanza scuola-lavoro

La manifestazione organizzata dagli studenti contro la riforma della Buona Scuola ha visto anche il lancio di uova e fumogeni contro Zara, McDonald’s e il circolo PD

Gli studenti si oppongono allo sfruttamento e alzano sempre di più la voce

Diminuire le ore di studio per preparare panini da McDonald’s, fare il commesso per Zara, pulire i bagni di un cinema, fare volantinaggio per ore…ovviamente lavorando gratis. Ecco cosa si nascondeva dietro la famosa alternanza scuola-lavoro: semplice e limpido sfruttamento, una parola che i millenials (coloro nati tra gli anni ‘90 e i 2000) hanno imparato a conoscere troppo spesso. 

Per Valeria Fedeli, ministro dell’Istruzione, l’alternanza è stata definita «Una fase del percorso formativo – ha dichiarato il 19 settembre - grazie alla quale si acquisiscono competenze nuove, che difficilmente maturerebbero nel solo ambito scolastico». Gli studenti hanno però intuito l’inganno che si cela alle spalle di questo ipocrita gesto di apertura ai reali bisogni dei giovani, e ora stanno iniziando ad alzare la voce, con un susseguirsi di cortei. 

A Milano per l’appunto, è andata in scena il 13 ottobre una grande manifestazione di protesta contro la riforma de “La Buona Scuola”. In duemila sono scesi in piazza, ma alcuni di loro, vestiti di nero, si sono distaccati dal corteo lungo il tragitto, dando sfogo alla propria rabbia in modo incontrollato. A farne le spese è stato il McDonald’s di piazza XXIV maggio, colpito da fumogeni, uova e pomodori, contornati da scritte offensive sulle vetrine. Non è stato un obiettivo casuale, visto che la nota catena rientra nel progetto scuola-lavoro, ed è sempre per questo che al negozio Zara di via Torino è toccata la medesima sorte. Anche la Camera di Commercio di via Meravigli è stata presa di mira, così come il circolo del PD Aldo Aniasi in corso Garibaldi, tutte azioni che hanno condotto all’intervento delle Forze dell’Ordine.

Che cos’è l’alternanza scuola lavoro:
La riforma della Buona Scuola apportata dalla legge 107/2015 ha reso obbligatoria la cosiddetta “alternanza scuola lavoro”, introdotta inizialmente dalla legge n.53/2003, che consiste in una nuova metodologia didattica in cui gli studenti che frequentano le scuole secondarie di secondo grado, istituti professionali o istituti tecnici o licei, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, potranno svolgere una parte del proprio percorso formativo presso un’Impresa o un Ente oltre ad un periodo di formazione teorica in classe. La durata di ore da svolgere varia a seconda della tipologia di scuola: 200 ore per i licei, 400 per gli istituti tecnici e 400 per gli istituti professionali. 

È davvero utile? Ecco alcuni dati
Il noto sito Skuola.net ha recentemente stilato un primo bilancio sull’alternanza intervistando circa 4.500 studenti di terzo e quarto anno, e sono emersi dati interessanti. 
Si tratta di un’esperienza realmente formativa? Al 14% di quelli che sono andati in azienda, è stato chiesto di svolgere compiti di contorno (fare le fotocopie, portare i caffè, fare le pulizie) mentre il 12% ha raccontano di non aver fatto proprio nulla. Al 43% di loro le cose sono state solo spiegate. Inoltre per 1 ragazzo su 3 le attività non avevano nulla a che fare con gli studi svolti o con le inclinazioni personali. Il 16% dei partecipanti all’alternanza non è stato seguito da un tutor, e il 28% ha avuto modo di incontrarlo solo per qualche ora. 

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