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Paullese: 2000 anni di storia. Origini e vicende della prima strada che ha attraversato il nostro territorio, quando viaggiare era facile e veloce…

Siccome però non sono un cronista, ben volentieri lascio ai giornalisti della Redazione di riferire delle problematiche e dei disagi che purtroppo essa provoca a migliaia di automobilisti - me compreso - per i lavori in corso. In questa sede, io ho buon gioco a trattare delle vicende antiche di tale arteria: una volta tanto, fare lo storico conviene! Ebbene, è arcinoto che gli antichi Romani sono strati formidabili costruttori di strade. Da Mediolanum, capitale imperiale d’Occidente dal 286 al 402 dopo Cristo, si irradiavano varie arterie stradali: una di queste era appunto la Paullese. Su una distanza di 50 miglia, congiungeva Milano con Cremona, città sulla quale convergevano altre importanti vie di comunicazione. Essa iniziava presso l’odierno Corso Vittorio Emanuele e usciva dalle mura fatte costruire dall’Imperatore Massimiano a Porta Argentea, nell’attuale piazza San Babila, quindi procedeva dritta in direzione Sud-Est, incontrando il primo cippo miliare all’angolo tra le vie Anfossi e Anzani, dove nel secolo XVI, ma anche prima, c’era una cascina denominata Pilastrello di Porta Tosa.
Pilastrello è un toponimo (nome di luogo) rivelatore della presenza di strade romane; San Martino Olearo, frazione di Mediglia, si chiama così per la presenza, sul posto, dell’ottavo miliare, presso cui in epoca posteriore nacque un villaggio (“in loco octavo”) con una chiesa intitolata al santo protettore delle genti franche, forse fondata proprio dalle medesime. Sul luogo dei miliari, sovente, spuntavano delle taverne, dei punti di ristoro per i viandanti. Generalmente di granito e a forma di bassa colonna, i miliari o pilastrelli funzionavano in origine alla stregua di insegne stradali, indicando con numerazione progressiva la distanza dal punto di partenza; a volte recavano delle iscrizioni in onore degli imperatori che avevano fatto costruire la strada. Inoltre, dall’epoca cristiana in poi, i pilastrelli vennero usati per elevare chiesette dedicate alla Vergine del Pilastrello o a qualche altro Santo, l’immagine dei quali era stata dipinta o scolpita sulla superficie curva, affinché proteggessero i viaggiatori nel loro periglioso cammino.
Sul nostro territorio abbiamo una chiara testimonianza letterale della presenza dei pilastrelli, oltre all’origine del toponimo San Martino Olearo: alle Quattro Strade di Paullo, dove si incrociano la Cerca e la vecchia Paullese, esiste un campo del Pilastrello; un’altra località detta Pilastrello compare su una carta topografica del 1600, sul tracciato dell’antica Mediolanum-Cremona, tra la Bettola di Peschiera Borromeo e Mercugnano di Mediglia.
Un ulteriore indizio dell’antichità della Paullese era già stato messo in evidenza alcuni decenni orsono sulla “Storia di Milano” della fondazione Treccani: “L’attuale strada per Paullo, che esce di città e tocca Linate, ha un percorso molto capriccioso, nel quale risulta un tratto rettilineo dal km 7,5 al km 10, dalla località cascina Canzo alla località Bettola. Questo tronco ha però un prolungamento verso Sud-Est, nelle campagne, prolungamento formato da vari elementi, disposti su una linea retta lunga più di 5 km, che mette al villaggio di Tribiano”. E, guarda caso!, proprio in Tribiano, nel 1995, sono stati scoperti i resti di una villa romana, che sorgeva esattamente ai bordi della via consolare. Osservando una qualsiasi carta geografica del Sud-Est milanese, è facile individuare il percorso antico della strada da Bettola in poi, là dove solo in apparenza è sparito: a segnalarlo ci sono in particolare il tragitto della roggia Serbellona e poi i confini dei campi, che determinano una linea perfettamente diritta, quantomeno fino a Tribiano. La precisione è tale che, a distanza di due millenni, ancora stupisce la bravura messa in atto dagli antichi agrimensori e tecnici romani per realizzare l’opera (gli ingegneri e urbanisti moderni dovrebbero imparare qualcosa, da loro!).
Del tracciato iniziale della strada, indico adesso l’itinerario fino all’Adda, scandito dalla successione, a ogni miglio, dei vari miliari: Pilastrello di Porta Tosa, cascine Mancatutto, Taliedo, Bagutto, Canzo di Peschiera Borromeo; Nord della cascina Monasterolo; Bettola, Nord-Ovest di San Martino Olearo; a qualche passo dal cimitero omonimo, con chiesa e osteria; 10a lapide: Nord-Ovest di Tribiano; Tribiano-centro, tra Villambrera e Paullo, a Nord  di Muzzano, tra Casolate e Mignete di Zelo Buon Persico, poco prima del guado dell’Adda. Oltre il fiume, la strada proseguiva in direzione di Roncadello e Dovera, mettendo capo infine a Cremona. Forse, intorno all’anno Mille, il suo tracciato originario si confonde, vari spezzoni vengono abbandonati, pressoché sconquassati, logorati dall’uso, perché in zone troppo acquitrinose. Si individuano e realizzano itinerari alternativi: prende corpo la cosiddetta Paullese vecchia (quella transitante da Milano all’osteria del Bagutto, Linate, Bettola, Bettolino di Mediglia, Pantigliate, Paullo e Crema), da non confondere con la Paullese nuova. La quale, ex Strada statale, di recente è stata presa in carico dalla Provincia, e quindi è divenuta provinciale: venne realizzata dopo la costruzione nel 1964 della pista dell’aeroporto Forlanini, arteria che ha un percorso ancora diverso, tangenziale rispetto ai centri abitati intermedi (nel 1959 i Comuni locali insistenti sull’asse della vecchia strada avevano proposto un tunnel sotto la pista aeroportuale, per mantenere inalterato il collegamento con Milano). Ai giorni nostri, la nuova Paullese è in fase di allargamento e potenziamento, tra Pantigliate e Vaianello scorrerà in trincea. L’augurio è che i lavori finiscano nel più breve tempo possibile, e che viaggiare su di essa torni facile e comodo come 2000 anni fa.

 

Sergio Leondi

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