Renzi al 51% ed effetto Civati: SkyTg24 infiamma i militanti all’XFactor Arena

Milano, X Factor Arena – È lo Sky factor: pieni poteri all’informazione. Un’ora e mezza di diretta, 98 sostenitori per candidato selezionati tra i militanti personali e le liste elettorali locali, domande disinibite e un costante pizzico satirico: e il rapporto geometrico tra Matteo l’istrione, Gianni il dottrinale e Pippo il perbenino va a scardinarsi. La formula di SkyTg24 dota il pubblico di tecnologie per non udenti, smentite in tempo reale dai cervelli di Tor Vergata e ondate di tweeter power a gridare dal basso. Per dire sì al protagonismo dei candidati, ma in funzione del servizio ai cittadini. Nella consapevolezza che lo spettatore, sotto elezioni, non guarda più il politico: tiene d’occhio il giornalista.

 

Il polso, la base
In quest’ottica Civati, con la sua dichiaratività al 53% nella risposta sulla legge patrimoniale, emerge come il più Sky-friendly; Renzi lo è già meno, e infatti stiletta senza pietà il conduttore Gianluca Semprini. Rilevazioni statistiche finali di SkyTg24, raccolte con sondaggi d’opinione, riconoscono al 51% la leadership di Renzi e un picco del 35% a Civati, scatto in avanti per il suo appeal nell’urna.
L’11% di Cuperlo informa, se non di una sconfitta, della neutralità degli spettatori. Kevin invece, 19 anni, milanese, crede in lui: «Il vero candidato, dopo 20 anni di populismo. Non uno tutto fumo e niente arrosto. Che PD è quello che dice no a CGIL e articolo 18?». Silvia e Rossana, capoliste per Civati nell’area di Pavia, ruggiscono per lui: «Siamo con Pippo dal 2009. È il volto più nuovo e preparato, aperto anche agli alleati di Sel. Cuperlo è il PD chiuso; Renzi non si è mai occupato del partito e, a livello locale, sta candidando l’apparato». Mistici, i renziani. Francesco, 36 anni, copywriter: «Renzi. Perché ha riformato la sinistra anche nella forma». Domenico, 43 anni, di Lodi: «Mi ha trascinato qui un amico! Voterò Matteo, è una faccia nuova». Nicola, 36 anni, di Pescia: «È lui che mi ha fatto appassionare alla politica. Sei mesi fa non praticavo: oggi sono segretario di circolo per il Pd».
A lui poniamo, all'uscita, l'inquieta domanda: che effetto ti fa, a pelle, scoprire Civati vera arma segreta del Pd? Vedi un tandem Matteo-Pippo, uno al governo, uno nel partito? «Renzi, tra i tre - risponde Nicola - è l'unico con esperienza amministrativa di spessore (prima Provincia, poi Comune di Firenze). E l'unico con discrete connessioni internazionali: USA, Germania, UK in primis. La staffetta Renzi-Civati può darsi sia nelle cose. A me basta che non sia data per scontata, né per dovuta: non necessariamente chi arriva secondo è il vice o il successore del primo».

Anatomia del linguaggio politico
A candidarsi sono tre linguaggi diversi, fatti non di parole ma di immagine, specchi nei quali riconoscersi. Concentriamoci sullo stile e le espressioni chiave, raccolte con precisione. Dall’inizio alla fine Cuperlo ha un linguaggio coerente, ricco di valutazioni storiche e pratico-critiche: dramma, crisi della domanda, milioni di persone, mezzo punto di Pil, battezzati dal pubblico, dominio proprietario, forza popolare, cultura politica, beni sociali, nessun’altra realtà nell’Occidente, concezione padronale, nuovo ciclo, da 30 anni, spesa pubblica, media UE, scrivanie convenzionate, doppi e tripli incarichi, salario uomo/donna, autorevolezza, credibilità, intervenire nel mercato del lavoro, somma zero, bene della collettività, qualità del rapporto, doppio turno, atto politico forte, valori & principi.
Il linguaggio di Renzi ha un piede sulla strada, uno al bar e la schiena in poltrona: bandierine, l’uno e l’altro, adesso serviamo il numero, sette vite come i gatti, il buon esempio, dare via il 3%, i burocrati e i tecnici, modo di concepire l’economia, uso la tecnica Civati, farsi perdonare, s’è persa la faccia, verificare sul sito, la bici me l’hanno fregata, prudenti, occhio, entusiasmare gli italiani, vuole la mia opinione?, mettere online, azzerare liste d’attesa, posizioni apicali, festa dell’uva, sagra del castrato, marchette, procedure, legalità, io l’esempio lo do, mi piace tirare i rigori, nel mio staff, chi vince vince, stavolta è quella buona, cambiare l’Italia.
Con Civati parla la cosa reale, lui, unico a fare humour: io lontano dai miei concorrenti, no ricatti, sono uno dei pochi politici che, liberalizzazione vera, concorrenza leale, attuare quel referendum, vinceremo, campagna collettiva, disincanto, porta a porta, fuori a calci nel sedere, devolvere alla Camera, faranno cartello, le Ereditarie, un punto di Pil, 16 miliardi, spese centrali dello Stato, sanità, chiedere scusa, fare qualcosa di più, la questione maschile, le tasse sul lavoro, Giannino e lo Zecchino d’oro, colpa dell’impianto, farò le magliette, la mozione Civaten, farsi vivi con gli elettori, totale uguaglianza, riflessione avanzata, con molta fermezza, smetterla di inseguire, rapporto intenso.

A caldo
Impressioni di fine diretta? Si indovina un PD under-30 a trazione Civati-Renzi. Voti? Civati rivelazione, reuccio dei twittomani, autoironico fino a sfregiarsi: «Mi cambio il nome: Civoti», fino a umiliarsi: «Non fatelo per me, fatelo per mia figlia». Renzi pugile, individua il vero nemico e lo attacca: no, non Berlusconi, il giornalista (classico stile vecchia politica). Cuperlo libro rosso, europeista, manualista socialista, è l’unico sputatamente democrat: viene dall’America. Ma anni ’60.

Marco Maccari

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