San Siro, 70 ambientaliste scrivono alle consigliere di centrosinistra: «Indignate per il vostro Sì»
Sott’accusa il voto favorevole del 30 settembre in Consiglio comunale a Milano: dal rischio ambientale allo «scudo penale», tutte le obiezioni della lettera aperta firmata da comitati e attiviste
Una lettera che fa rumore
Settanta cittadine ambientaliste hanno inviato una lettera aperta alle consigliere comunali milanesi di Partito Democratico, Lista Sala e Riformisti con Sala che il 30 settembre hanno votato a favore della delibera sul nuovo stadio di San Siro. Nel testo, diffuso come comunicato e pubblicato anche su una petizione online, le firmatarie parlano di «delusione» e «indignazione» e promettono di «non lasciar cadere la questione San Siro». «Pensavamo che voi, in quanto donne della sinistra, condivideste l’anelito a una Milano ambientalista», scrivono.
I destinatari e il contesto politico
La missiva è indirizzata nominalmente a dodici consigliere dei gruppi di maggioranza che hanno consentito l’approvazione dell’atto. Le firmatarie contestano non solo il merito della scelta, ma anche il metodo con cui è stata portata in Aula: un’accusa che tocca la Giunta e la maggioranza per avere «accollato» la responsabilità al Consiglio e per aver compresso discussione ed emendamenti. «Non riusciamo a trovare scusanti per il vostro avallo a questa operazione», è il passaggio più netto.
Le contestazioni su ambiente, suolo e quartiere
Il cuore della critica riguarda gli impatti annunciati. Secondo le ambientaliste, l’abbattimento dell’attuale Meazza provocherebbe «danni pesantissimi per l’ambiente e per il quartiere»; il Parco dei Capitani verrebbe «distrutto» e l’area «cementificata», con ulteriore consumo di suolo e perdita di verde. Nel mirino anche la narrazione sull’idoneità dell’impianto: «Lo stadio Meazza, pur essendo dichiarato dal Cio idoneo per le Olimpiadi, sarebbe inadatto per eventi internazionali», un’affermazione definita «contraddittoria e assurda».
Biglietti più cari e finanza opaca
Sul piano economico, le firmatarie sostengono che la capienza del nuovo impianto non sarebbe superiore a quella attuale, mentre «al contrario» crescerebbero i prezzi dei biglietti e degli abbonamenti. Richiamano poi il tema dei rapporti tra club e Comune («i Club sono già indebitati») e l’assetto proprietario delle società, ritenuto «opaco» e con collegamenti a «finanziarie con sedi in paradisi fiscali».
Legalità, antimafia e «scudo penale»
La lettera cita le preoccupazioni espresse da figure note dell’antimafia civica, Nando Dalla Chiesa e David Gentili, sul rischio di infiltrazioni nei cantieri. Punto sensibile è anche la clausola di «scudo penale» per la società referente delle squadre, giudicata «assolutamente irricevibile da parte di un ente pubblico». Infine, viene contestata la previsione di abbattere e rifare a “scomputo oneri” il sottopasso Patroclo, già realizzato con denaro pubblico.
Il nodo democratico e la questione di genere
Non solo contenuti: il testo denuncia un metodo «maschilista» nell’iter della delibera, «impedendo un ampio confronto con la cittadinanza» e respingendo l’ipotesi di referendum. La decisione, presa «in poche ore», avrebbe «costretto» il Consiglio a votare senza discussione. Da qui l’interrogativo politico e simbolico: «Dove sono finite l’autonomia e l’indipendenza femminile e femminista delle donne di sinistra?». «Avete dimostrato che sono solo parole vuote», affondano le firmatarie.
Chi firma e cosa chiede il fronte verde
Tra le settanta sottoscrittrici figurano attiviste, professioniste, ex amministratrici e rappresentanti di comitati cittadini che da anni lavorano su acqua pubblica, verde urbano, tutela del suolo e qualità dell’abitare. La richiesta implicita è chiara: riaprire il confronto pubblico sul futuro di San Siro, sciogliere i nodi ambientali, sociali e di legalità, e rivedere un impianto contrattuale percepito come sbilanciato a favore dei privati. «Non riusciamo capire cosa vi abbia indotto a votare Sì», è la frase che riassume il j’accuse.
Cosa succede adesso
La mobilitazione proseguirà anche sul terreno civico: la lettera è stata diffusa come comunicato stampa e viene rilanciata attraverso una raccolta di firme online per allargare il fronte dell’opposizione al progetto così com’è concepito. Nel frattempo, le consigliere chiamate in causa sono attese a una risposta politica nel merito delle obiezioni poste, che toccano ambiente, finanza, legalità e partecipazione democratica.
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