Scoperto l’autore del tesoro di Canzo: fu lo scultore Carlo Beretta

Il privilegio, perché di questo si tratta, per il momento spetta solo a coloro che per ragioni di fede frequentano l’edificio sacro che lo custodisce, e a pochissimi altri: la speranza è che dopo ciò che stiamo per scrivere, qualche altra persona vorrà riempirsi l’anima e gli occhi di tanta bellezza. Stiamo parlando del complesso “plastico” che funge sia da altare che da statuaria “icona”, con corollari diversi: è quello appunto della chiesetta di Canzo, proprietà privata della famiglia Prada, la stessa che gestisce il rinomato e vicino albergo “La Viscontina” sulla strada per l’Idroscalo.Già in passato io avevo accennato a questo eccezionale modellato, riportando l’opinione della celebre storica dell’arte Maria Luisa Gatti Perer, la quale ipotizzava, per una serie di somiglianze, che l’autore potesse essere Giuseppe Perego, artefice della Madonnina sul Duomo di Milano, inaugurata nel 1774.vergine con il Bambino Studi successivi formularono un nome diverso, di un quasi contemporaneo del Perego, senza arrivare però a una conclusione certa. Ora, per una serie di circostanze, il sottoscritto può finalmente concludere che tale nome è senz’altro esatto, e ne porterà la prova. Ma procediamo con ordine. All’inizio della via IV Novembre c’è dunque la chiesetta in questione. Sorge proprio di fronte alla antica Trattoria di Canzo, che probabilmente sta lì da due millenni, costruita dai Romani sul luogo dove si innalzava una delle classiche pietre miliari che sulle arterie stradali principali segnavano le distanze (la nostra strada era quella che in linea retta congiungeva Milano con Cremona, la primissima Paullese). Da fuori, la chiesetta non è che dica molto: una minuscola costruzione quadrangolare, con il tetto “a capanna”, restaurata e riaperta al culto per il Natale 1983 a cura dei proprietari; le carte da me consultate certificano che risale alla metà del secolo XVII: forse in precedenza c’era sul posto un’immagine religiosa.Varcata la soglia del fabbricato, la sorpresa è enorme: sul fondo risplende l’altare in questione, un manufatto che per la sua maestosità riempie l’intera abside, di un fascino che mozza il respiro. È un classico altare barocco, dalle linee sinuose, ridondanti: ma tutto in terracotta (non se ne conoscono, di simili). Nel paliotto, la parte inferiore, altorilievo del Cristo morto sorretto da angeli, di una delicatezza struggente. Sopra, il piano della “mensa” e il tabernacolo sempre del medesimo materiale, coronato in vetta da una stupenda figura della Vergine col Bambino in braccio, la mano protesa in avanti a porgere un fiore, con ai lati altri due angeli e, staccati, due busti reliquiari. Il gruppo scultoreo della Madonna Incoronata o delle Vittorie, com’è chiamata, è un capolavoro della cui presenza qui sul territorio dobbiamo andare orgogliosi. Onore allora ai Signori Prada, che tale magnificenza hanno saputo conservare nel tempo e rendere ancora oggi di “pubblico dominio” e uso (la chiesetta è aperta ogni giorno festivo per la Messa alle ore 9: di solito officia il Parroco di Zeloforamagno)! Dietro all’altare, sulla parete, tre altorilievi rotondi pure in terracotta: al centro il profilo di San Carlo Borromeo, dal 2010 patrono di Peschiera; ai lati, nei sovrapporta per la mini-sacristia retrostante, due finissimi ritratti femminili frontali, molto simili fra loro (Sant’Anna e Santa Fosca? Anche nel contiguo Palazzo Prada che si affaccia sulla via troviamo tracce dello stesso scultore: in un mezzanino di scala, sulla parete un grande ovale con le calde tonalità della terracotta incornicia un’altra straordinaria Madonna con il Bambino).Veniamo adesso alla paternità delle opere suddette: per ragioni stilistiche, Giovanni Battista Sannazzaro, nostro Sovrintendente ai Beni Architettonici, con Sabina Gavazzi supponeva negli studi sopra richiamati che l’autore fosse da identificare in Carlo Beretta detto il “Berettone” (per la stazza?), attivo nei cantieri del Duomo di Milano durante la prima metà del Settecento (se ne ignorano sia la data di nascita che quella della morte, avvenuta probabilmente verso il 1765).san carlo Il bozzetto o disegno preparatorio si conserva tuttora nell’Archivio Storico Diocesano, con alcuni allegati: al “compadrone Carlo Beretta”, che chiede di poter costruire l’altare, il Vicario Generale il 12 luglio 1758 dà l’autorizzazione a farlo, dopo aver ottenuto nella stessa giornata l’approvazione del disegno da parte del Visitatore Regionale, il 10 il parere favorevole del Vicario Foraneo; il 20 luglio Beretta ha la facoltà di farlo benedire. Inoltre, ecco la novità da me scoperta, le carte catastali che ho consultato all’Archivio di Stato indicano proprio in Carlo Beretta del fu Bernardo in alcuni casi il proprietario effettivo di beni coincidenti e/o confinanti con il complesso immobiliare dove sorgono sia la chiesetta che il Palazzo, in altri casi l’affittuario o livellario del Conte Ottaviano Crodara Visconti, che sempre lì ha delle proprietà. Ne consegue, con evidenza lapalissiana, che lo scultore Carlo Beretta realizzò per la propria abitazione di Canzo, per la chiesetta dipendente, tutto quanto abbiamo sopra elencato. E dopo oltre 250 anni, possiamo ancora ammirarlo! Il mio è un caldo invito alla visita. Ancora una volta di più, questo territorio del Sud-Est Milano ci riserba graditissime sorprese.

Prof. Sergio Leondi

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