Simoncelli: ora vai in paradiso e insegna agli angeli come si impenna

È ancora vivido il ricordo delle atroci sequenze televisive in cui il pilota di Moto Gp, Marco Simoncelli, stella nascente del motociclismo mondiale, perde il controllo della sua Honda (team Gresini), al secondo giro di quello stramaledetto Gran Premio di Malesia, e, dopo un rocambolesco incidente, rimane a terra esanime.

È ancora vivido il ricordo delle atroci sequenze televisive in cui il pilota di Moto Gp, Marco Simoncelli, stella nascente del motociclismo mondiale, perde il controllo della sua Honda (team Gresini), al secondo giro di quello stramaledetto Gran Premio di Malesia, e, dopo un rocambolesco incidente, rimane a terra esanime. Una serie di strazianti e funeste combinazioni, concatenate tra loro, che lacerano nel profondo il cuore di tutti, appassionati e non, che non risparmia i se e fa imprecare contro quella malasorte o destino avverso – altro non è – che ha chiuso definitivamente il gas all’acceleratore del campione di Coriano nella competizione più importante: la vita. Lo stesso destino che, generosamente, gli aveva donato l’istinto e il talento per riuscire ad ammaestrare i tanti cavalli imbizzarriti delle due ruote, che l’ha fatto trionfare più volte, conferendogli la laurea di campione del mondo nel 2008 in classe 250, che l’ha sostenuto fino a raggiungere l’èlite dei migliori, e che sul più bello l’ha beffato nella maniera più indegna. Mestizia e dolore permeano la vicenda. In quel medesimo giorno, sulle tribune assiepate di Sepang, anche Sara Falzolgher. Brillante e determinata 27enne, residente a San Donato Milanese, ma domiciliata a Shanghai, dove occupava la posizione di marketing manager Asian Pacific Ducati, fino proprio a qualche giorno fa, prima di essere promossa e trasferita nella sede di Borgo Panigale.

«Prima che si verificasse l’incidente il clima era fantastico, euforico, si respirava un gran entusiasmo – racconta –. Poi lo shock». Le immagini proiettate sui grandi schermi fissati nel circuito hanno restituito agli astanti la tragicità dell’impatto. Dopodiché il vuoto, seguito dalla notizia del decesso. Un nodo alla gola e platee ammutolite. «Un silenzio nel quale ognuno ha pensato a quanto ciò fosse tragico e assurdo – continua –. Fino a qualche istante prima lo si era visto sorridente sulla griglia di partenza con in mano l’insegna per pubblicizzare il suo nuovo web site, una frazione di secondo dopo…». Sara Falzolgher non l’ha mai conosciuto di persona, l’ha solo intravisto nel paddock. L’idea però che si era fatta di lui è pressoché simile a quella dall’intero mondo sportivo: grande campione in pista, quanto umile e semplice fuori. E Valentino Rossi? «Non ho avuto modo di parlagli a posteriori – spiega –. I miei colleghi mi hanno riferito che era molto scosso. Oltre alla conoscenza professionale vi era alla base un’amicizia vera, profonda». Incolmabile, perciò, il vuoto che ha lasciato, in tutti. Indelebile il suo ricordo. Alla memoria restano i suoi sorpassi al limite, da pilota di vecchio stampo, e il suo spontaneo sorriso. Addio campione. 

Maurizio Zanoni

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