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Tutti a Milano per i saldi! Ma come capire se si tratta di veri affari? Un breve vademecum...

A cominciare dalla mancata presenza sul cartellino, accanto all’articolo in vetrina, di tutti gli elementi obbligatori: il costo iniziale, la percentuale di sconto applicata e il prezzo finale. Lungo l’asse Forlanini, Corsica, XXII Marzo, è evidente come la maggior parte delle vetrine sia in linea con la normativa, ma è altrettanto lampante come alcuni negozianti espongano esclusivamente il prezzo finale, senza dare conto della percentuale di sconto e quindi del prezzo originario. E nonostante i controlli generali della Polizia Annonaria, non sembrano essere stati oggetto di multe. Tacito assenso? E se sì, come mai? A sentire i consumatori, gli inganni ci sono eccome, ma il singolo fa fatica a dimostrarli. «Spesso il prezzo in saldo - racconta Roberta, 23 anni, studentessa - non solo è identico al prezzo originario ma, paradossalmente, è più alto di quello di partenza. Avevo visto prima delle vacanze una canotta a 15 euro. Con il 50% effettuato dal negozio su tutta la merce pensavo di comprarla a 7,50, invece l’ho ritrovata a 16, già scontata. Esterrefatta, ho chiesto chiarimenti alla commessa che mi ha risposto “Impossibile, avrai visto un altro articolo e lo confondi”». In questo braccio di ferro tra negozianti e clienti, i primi sono imbufaliti e per più ragioni. «I ribassi dei negozi seri - dice Paola, titolare di un esercizio di abbigliamento - sono reali. Basta con le stoccate che i media danno a noi commercianti, accusandoci di aumentare i prezzi o di vendere a prezzo scontato solo i fondi di magazzino. Non è così. I clienti lo sanno. Comprano ciò che hanno visto a prezzo pieno e portano a casa la merce desiderata con un risparmio che va dal 10% fino al 70%, in alcuni casi. Quindi, per piacere, non parliamo di prese in giro». Molti contestano poi il periodo. «I saldi dovrebbero cominciare più tardi - protesta Paolo, titolare di un negozio di calzature in corso XXII Marzo - da febbraio in poi, com’era una volta, non a ridosso delle festività natalizie, quando la stagione invernale è nel suo culmine. Altrimenti, il lavoro di dicembre è bloccato, la gente aspetta i saldi e fino ad allora noi vendiamo pochissimo». A detta di molti negozianti, meglio i saldi due volte all’anno. E il pagamento in contanti. Alcuni, pressati dalle spese, negano ai clienti il diritto di pagare con la carta di credito o il bancomat, esigendo solo liquidi. Il negoziante convenzionato - lo sappiano i consumatori - è tenuto ad accettare la carta, anche per piccoli acquisti. E se il terminale non funzionasse, tempo permettendo, si potrebbe ritornare più volte per verificare quando ha ripreso a funzionare. Spesso è solo una scusa.

Elisa Giacalone

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