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Angela “Rosi” De Ponti, una vita per la comunità di Peschiera Borromeo

L’Encomio Solenne consegnato dal sindaco Andrea Coden a una donna che ha fatto del servizio agli altri la propria missione

L'abbraccio dell'intera comunità a

L'abbraccio dell'intera comunità a "Rosi"

Peschiera Borromeo, 2 novembre 2025 – C’è stato un momento, durante la cerimonia del Basilisco d’Oro e delle Borse di Studio 2025, in cui il tempo si è fermato. È accaduto quando il sindaco Andrea Coden ha pronunciato il nome di Angela “Rosi” De Ponti, e il pubblico, sorpreso e commosso, si è alzato in piedi in un lungo applauso. Lei, 84 anni, era seduta tra i presenti, invitata con discrezione dai familiari più stretti, ignara del riconoscimento che l’attendeva.

Una sorpresa che racconta la sua riservatezza
La signora Rosi, per sua indole, è una donna schiva, lontana dai riflettori, che non ama mettersi in mostra. Per questo l’Amministrazione comunale, in accordo con la parrocchia e la famiglia, ha voluto che l’Encomio Solenne le fosse consegnato come una sorpresa, un gesto di riconoscenza autentico, lontano dalla retorica. Chi la conosce bene sa che, se avesse saputo del premio in anticipo, forse avrebbe trovato un modo per non esserci: non per disinteresse, ma per la sua profonda modestia.

Quando il sindaco ha pronunciato il suo nome, Rosi è rimasta immobile per un istante, poi ha sorriso, quasi incredula, mentre la sala si riempiva di applausi. Le persone accanto a lei si sono commosse, e il suo sguardo – tra stupore e imbarazzo – ha detto tutto. È salita sul palco accompagnata dai familiari, visibilmente emozionata, e con la semplicità che la contraddistingue ha stretto la mano al sindaco e al presidente del Consiglio comunale Moreno Mazzola, quasi a voler dire che non si sentiva degna di tanto.

«Io non ho fatto niente di più di quello che hanno fatto gli altri»
Con voce ferma ma commossa, ha pronunciato poche parole che sono rimaste nel cuore di tutti: «Io non ho fatto niente di più di quello che hanno fatto gli altri». In quella frase, detta con l’umiltà che la contraddistingue, c’era tutto: il suo modo di vivere il servizio, la discrezione, l’amore per gli altri, la consapevolezza che ogni gesto ha valore solo se condiviso.

E quando, poco dopo, qualcuno le ha chiesto perché avesse dedicato così tanto tempo della sua vita alla comunità, la risposta è stata di una semplicità disarmante: «Io l’ho fatto solo per i ragazzi». Una frase che ha fatto scendere un silenzio commosso nella sala, ricordando a tutti che il vero volontariato non nasce dal dovere, ma dall’amore.

Un’esistenza dedicata alla comunità
Nata a Truccazzano nel 1940, Rosi ha vissuto ad Albignano fino al matrimonio con Francesco Vailati, con cui ha condiviso l’impegno nel sociale e nella parrocchia. Da oltre sessant’anni è una presenza costante nella vita di Peschiera Borromeo: ha lavorato come cuoca per quarant’anni all’asilo di via Papa Giovanni XXIII, quello che in paese tutti conoscono come “l’asilo delle suore”, e ha trascorso intere estati nei campeggi parrocchiali, cucinando per bambini e ragazzi.

Negli anni è diventata una colonna dell’oratorio cittadino: catechista, animatrice, cuoca, volontaria, sempre pronta a servire e ad aiutare. Oggi, a 84 anni, continua a essere attivissima, la prima ad arrivare e l’ultima ad andare via. La si vede ancora muoversi tra la cucina, le aule del catechismo, la sacrestia e i locali dell’oratorio, con la stessa energia di sempre e la capacità di affrontare ogni compito con un sorriso.

La testimonianza di don Simone
Alla cerimonia era presente anche don Simone, parroco di Peschiera Borromeo, che ha voluto dedicarle parole di profonda stima: «Ogni volta che le chiediamo qualcosa, la sua risposta è sempre la stessa: “In qualche modo lo facciamo”. È questa la sua forza, la sua fede concreta. Rosi non dice mai di no, non perché non conosca la fatica, ma perché ha nel cuore l’amore per gli altri. È l’esempio più bello di come la fede si possa vivere nel quotidiano, nel servizio silenzioso».

Le parole di don Simone hanno trovato conferma negli sguardi dei tanti parrocchiani presenti: famiglie, bambini e ragazzi che negli anni hanno imparato a conoscerla, a fidarsi di lei, a vederla come un punto di riferimento costante, sempre pronta ad aiutare senza mai farlo pesare.

Un riconoscimento che onora una comunità intera
Il sindaco Andrea Coden, nel consegnarle la targa, ha ricordato il valore simbolico di questo encomio: «Angela De Ponti rappresenta una parte preziosa della nostra città, quella che lavora in silenzio, che costruisce e unisce. È un esempio di cittadinanza attiva e di amore vero per la comunità».

Il presidente del Consiglio comunale Moreno Mazzola ha aggiunto: «Persone come Rosi non si trovano spesso. Lei incarna il senso più profondo di appartenenza e di dedizione. Il suo impegno è la dimostrazione che la forza di una città non è fatta solo di opere pubbliche, ma delle persone che ogni giorno scelgono di donarsi».

Il valore dell’umiltà e la forza del servizio
Nel suo modo di fare, nelle sue parole e nei suoi gesti, Angela “Rosi” De Ponti racchiude il senso più profondo della comunità peschierese: l’idea che ognuno può contribuire, anche con poco, a rendere migliore la vita degli altri. Il suo riconoscimento, accolto con stupore e discrezione, è stato vissuto come un dono reciproco: della città verso di lei, e di lei verso la città.

A fine cerimonia, Rosi è stata circondata dall’affetto dei familiari, dei parrocchiani e di decine di ragazzi che nel tempo ha cresciuto e accompagnato. Le lacrime, i sorrisi e gli abbracci hanno reso evidente quanto profondo sia il legame tra lei e Peschiera Borromeo.

E mentre usciva, ancora con un po’ di imbarazzo per l’attenzione ricevuta, qualcuno ha commentato sottovoce: «Non le piace stare sotto i riflettori, ma se c’è qualcuno che li merita davvero, è lei».

Perché in una società che spesso celebra chi appare, Peschiera Borromeo ha scelto di onorare chi serve con discrezione. E Rosi, cosi la chiaman tutti, con il suo sorriso, la sua semplicità e la sua fede operosa, ne è il simbolo più limpido.

«Io l’ho fatto solo per i ragazzi», ha detto. E forse, proprio per questo, lo ha fatto per tutti.

Giulio Carnevale