Dalla maratona di Chicago alla gara estrema in Egitto

Macina chilometri l’ironman Raffaele Brattoli

Prendendo parte alla celebre “Bank of America Chicago Maraton”, Raffaele Brattoli ha festeggiato la sua 60esima partecipazione alle manifestazioni maratonistiche.

Per nulla affaticato dai chilometri macinati accanto al lago Michigan, un decina di giorni dopo, lo sportivo ha deciso di recarsi in Egitto per prendere parte ad un altro tipo di competizione decisamente più dura e più massacrante. Stiamo parlando della “Sahara Race 2009”, la gara estrema organizzata dalla “Racing the Planet”. Una manifestazione questa, della durata di 6 giorni che solo pochi valorosi atleti possono permettersi di intraprendere, visto le insidie disseminate lungo il percorso e le difficoltà climatiche che costellano i 250 Km, che si frappongono tra la partenza e l’arrivo.
Cominciata il 25 ottobre dall’oasi di Farafra, la corsa in autosufficienza nel deserto del Sahara, si è sviluppata per i primi giorni su distanze tra i 38 e i 45 km, fino ad arrivare alla tappa più faticosa, quella da 87 Km non stop, poi prolungata a 95.
“La più lunga l’ho completata in 14 ore e mezzo – racconta l’ironman peschierese – potevo farla anche in meno tempo ma al 75esimo km ho incontrato un amico italiano in difficoltà e l’ho voluto aiutare tirandomelo dietro”.
“Queste gare ci uniscono molto, ci danno coraggio a vicenda”. 
Nonostante tutto, il giorno seguente è riuscito agevolmente a raggiungere l’arrivo, stabilito in prossimità delle piramidi egizie di Giza.
Seppur accompagnato dagli evidenti segni sul viso e sul fisico che l’estenuante corsa provoca, Raffaele Brattoli è riuscito a prevalere nella sua categoria (50-59 anni); una fascia molto combattuta stracolma di veterani ed ostici avversari provenienti da tutto il mondo.
Con uno scarto di circa un’ora e mezza sul blasonato atleta della Corea del Sud, Jung In Seung, l’ironman ha così trionfato conquistando il deserto africano.
Non da poco è stato anche il piazzamento sulla classifica generale, in baffo anche ai molti atleti più giovani di lui: 22esimo su circa 200 partecipanti.
“Per me è stato uno dei deserti più belli!”.
“Abbiamo attraversato il deserto bianco e sembrava di correre in una favola mentre al passaggio nella zona vulcanica, il cosiddetto deserto nero, mi è quasi parso di addentrarmi all’inferno”.
Ma nemmeno questo è riuscito a fermarlo in quella che più che una competizione assomiglia a una lotta per la sopravvivenza!
Continua così Ironman!

Maurizio Zanoni

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