L’ultima telefonata disperata di Erika Strambi: la donna che prima di morire ha chiesto aiuto ma non sapeva dove si trovava
Aveva 53 anni e lavorava da Luxottica. Dopo una serata tra amici si è persa con l’auto e ha fatto una chiamata angosciante. Poi il ritrovamento della macchina e del corpo, con ancora tanti dubbi aperti
Erika Ferini Strambi, 53 anni, lavorava nel settore Risorse Umane di Luxottica. La notte tra il 5 e il 6 luglio 2025, verso le 4 del mattino, compose il numero 028585, la centrale radiotaxi di Milano, chiedendo aiuto: «Ho avuto un incidente, mi aiuti. Non so dove sono, vedo del verde attorno a me». Confusa e in stato di choc, non riuscì a indicare la sua posizione esatta né ricordare da dove fosse partita poco prima.
Dieci giorni dopo — il 16 luglio 2025 — un agricoltore trovò la Mini Cooper nera di Erika in un fosso lungo la provinciale 182, tra Pantigliate e Peschiera Borromeo. Le ruote anteriori erano immerse nel fossato, le chiavi erano ancora inserite nel quadro. A circa duecento metri di distanza fu rinvenuto il corpo della donna, accanto agli slip sfilati e alle stampelle che utilizzava fin dalla nascita.
L’autopsia evidenziò fratture alle costole compatibili con un incidente, ma non letali. Non furono infatti trovati segni evidenti di aggressione o tracce biologiche sospette nell’abitacolo della vettura.
La notte prima della scomparsa, Erika aveva partecipato a una serata karaoke in un ristorante di Segrate. Intorno all’una di notte salutò gli amici e lasciò il locale da sola. Secondo il sistema di lettura targhe, la sua Mini Cooper transitò a Peschiera Borromeo, diretta in una zona lontana dalla sua abitazione in piazzale Cuoco a Milano.
Per giorni familiari e amici avevano lanciato appelli sui social. La scomparsa fu denunciata dal padre Aldo, dando il via alle ricerche dei carabinieri, coordinate dal pm Francesco De Tommasi.
Gli inquirenti ritengono verosimile che Erika abbia perso il controllo dell’auto, finendo nel fosso. Uscita dalla vettura, avrebbe iniziato a camminare tra i campi, ferita, disorientata e affaticata. Potrebbe aver perso la borsa e il cellulare, poi rintracciati vicino al corpo solo dopo lo sfalcio dell’area da parte della Protezione Civile.
La scena trovata — auto con sedile nella stessa posizione personalizzata, nessuna traccia di depistaggio o di presenza di terzi — rafforza l’ipotesi che l’incidente sia stato in solitaria.
Malgrado questa sia l’ipotesi attualmente più accreditata, restano aperte diverse domande: perché si trovava così lontano dalla sua abitazione? Possibile che avesse appuntamento con qualcuno? E perché gli slip erano piegati e posati accanto al corpo? Il telefono, sebbene ancora funzionante, non ha finora svelato particolari rilevanti, ma potrebbe contenere elementi chiave sulle ultime ore di vita di Erika.
In conclusione, l’ultima chiamata della donna — «Ho avuto un incidente, mi sono persa» — potrebbe rappresentare il punto centrale di un giallo ancora da risolvere. Una morte che potrebbe essere frutto di un tragico errore, ma che resta circondata da elementi inquietanti e interrogativi senza risposta.
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Redazione 



















