Peschiera Borromeo, saluta don Antonio Mastri, parroco di Bettola per 19 anni

Un breve ritratto di un sacerdote con una marcia in più

Don Antonio

Don Antonio Tshimbulu - Repubblica Democratica del Congo - agosto 2005 - le manifestazioni di gioia dopo l’accensione per la prima volta delle luci nell’ospedale in costruzione

Lunedì 31 luglio la Parrocchia Sacra Famiglia e la città di Peschiera Borromeo  hanno salutato don Antonio Mastri, classe 1932, parroco di Bettola e Mirazzano per 19 anni.
Le esequie, molto partecipate, si sono svolte proprio in quella nuova chiesa con annesso oratorio che a Bettola mancavano da decenni e che con tenacia Don Antonio aveva voluto e portato a compimento.
É stato uno dei lettori più fedeli del nostro giornale, sin dall’inizio, dal 2002. Fedele e severo. Leggeva i giornali di notte; quando riusciva smaltiva la pila di pubblicazioni che aveva sulla scrivania e non mancava di segnalare anche a noi sviste o interpretazioni  che non condivideva. Non gli sfuggiva nulla, una volta segnalò l’indirizzo sbagliato di una cartoleria in una pubblicità.
“Non è semplice mandare avanti un giornale, è una grande responsabilità – diceva” e ha sempre contribuito, con il suo stile diretto, a segnalarci quando la rotta si sbilanciava. Il confronto era prevalentemente notturno, quando capitava di incontrarci per collaborare a qualche necessità della parrocchia e le chiacchierate si protraevano fino alle ore piccole senza che cedesse alla stanchezza. Già questo piccolo dettaglio, per chi non lo conosceva bene, la dice lunga sul suo impegno: dormiva pochissimo; c’era sempre da fare qualcosa per la parrocchia (sia sul piano pratico che pastorale) oppure per qualche persona sfortunata o addirittura per qualche popolazione bisognosa sparsa per il modo; il riposo per se’ veniva sempre per ultimo.
L’avvento di internet e delle email aveva moltiplicato questo suo essere missionario, scriveva mail lunghissime (abbandonando il vecchio fax) ai missionari e ai volontari in ogni parte del mondo e le rileggeva più volte per sincerarsi che le frasi non lasciassero spazio ad interpretazioni e le risposte dai cantieri che seguiva e sosteneva fossero, come se le aspettava, precise.
E viaggiava. Nonostante la malattia che lo accompagnava da tempo sconsigliasse soggiorni in paesi dalle condizioni sanitarie precarie, non si fermava mai davanti ai no dei medici.
Sapeva ridere, sdrammatizzare, faceva gruppo con persone di ogni età. Aveva un modo di porsi diretto, non amava girare intorno alle cose e se muoveva un rimprovero difficilmente ci si poteva giustificare. Si, perché ogni osservazione era assolutamente coerente con la sua visione dell’essere cristiano.
Quando, anche per  le scelte personali di vita ci si scontrava e l’allontanamento ne era la conseguenza, ciò comportava dolore anche in lui. Ma tutto era legato alla coerenza e  non cedeva, giustamente, di un millimetro. Non tagliava i ponti, però, mai. Ed era gioia vera per lui  rivedere qualcuno che si era allontanato; l’interessarsi a cosa avesse fatto nel periodo di lontananza si concludeva sempre con un: “la mia porta è sempre aperta, ti aspetto!”
Questo è solo un piccolo e parziale ritratto, pensiamo che ogni persona che l’abbia conosciuto possa agevolmente scrivere qualche pagina al riguardo, perché con ognuno non era una conoscenza superficiale, ma un’approfondita relazione.
É morto a fine luglio; di solito era il periodo in cui ci si preparava a partire per un nuovo viaggio missionario. Speriamo, caro don Antonio, che questa sia l’ennesima partenza per un viaggio che ti porti verso quella gioia interiore che ti traspariva sul volto nei paesi del Terzo Mondo; quella segreta ricompensa ai tuoi sforzi che ti dava il veder venir su mattone dopo mattone una struttura che avrebbe portato la gioia e condizioni di vita meno grame per quei fratelli.
Buon viaggio.

don Antonio Mastri  durante una spedizione in Africa

don Antonio Mastri durante una spedizione in Africa