Quarta serata del Festival di Sanremo: finale giovani proposte e omaggio alla musica d'autore

La quarta serata del festival di Sanremo si apre all’insegna della canzone d’autore. I big in gara affiancati da altri artisti mettono in scena quella che, tra le quattro serate, è stata sicuramente quella più emozionante. Una celebrazione dei grandi cantautori della musica italiana: Battiato, De Andrè, Paolo Conte, Edoardo Bennato, De Gregori, Modugno, Gaber, Ruggeri, Fossati e Dalla.

Ad aprire il festival è Marco Mengoni, vincitore della passata edizione che omaggia Sergio Endrigo con “Io che amo solo te”.

I primi tra i 14 big a salire sul palco dell’Ariston sono i “Perturbazione” che con l’affascinate e sensuale Violante Placido eseguono “La donna cannone” di Francesco De Gregori. A seguire Francesco Sarcina e Riccardo Scamarcio (nelle vesti di un abile batterista) fanno impazzire il pubblico con il brano di Zucchero “Diavolo in me”. È poi la volta di Frankie Hi Nrg e Fiorella Mannoia che cantano “Boogie” di Paolo Conte.

Dopo un simpatico sketch tra Luciana Littizzetto e il maestro Vessicchio prima, e il mago Silvan poi, è la volta di Noemi che canta “La costruzione di un amore” che Ivano Fossati compose nel 1978 per Mia Martini. Francesco Renga, invece, duetta con Kekko Silvestre dei Modà con “Un giorno credi” di Edoardo Bennato.

Tutti in piedi all’Ariston, in un clima di commozione, nel momento in cui Fazio annuncia la morte in un incidente stradale di Francesco Di Giacomo, voce solista del gruppo “Banco del Mutuo Soccorso”.

La serata continua con Arisa, che decide di dividere il palco con la banda indie rock danese dei WhoMadeWho con cui canta “cuccurucucù” di Franco Battiato. Ron sceglie, invece, il brano del suo grande amico Lucio Dalla “Cara” che decide di cantare da solo, immaginando e sognando che li, con lui, ci fosse anche Lucio. Raphael Gualazzi & Bloody Beetroots presentano, invece, con Tommy Lee “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno.

Ma il momento più toccante ce lo regala Gino Paoli che omaggia i suoi grandi compagni di vita della scuola genovese che ci hanno ormai lasciato: Bruno Lauzi, Umberto Bindi e Fabrizio De Andrè. A seguire, Cristiano De Andrè omaggia suo padre Fabrizio con “Verranno a chiederti il nostro amore”, una canzone che ricorda essere stata una dedica a sua madre: «Ricordo - ha detto - quando mio padre la scrisse e alle 5 di una mattina del 1972 svegliò mia madre e gliela dedicò».

La quarta serata del festival non finisce di emozionare il pubblico; Luca Zingaretti ricorda Peppino impastato, vittima della mafia con le parole proprio di quest’ultimo: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». A seguire, Enrico Brignano interpreta “Lulù”, un pezzo di repertorio di Aldo Fabrizi. Decimo big a salire sul palco è Renzo Rubino accompagnato da Simona Molinari con cui interpreta “Non arrossire di Giorgio Gaber”. Alternativa e originale è Antonella Ruggiero che canta “Una miniera” dei New Trolls con i “Digi ensemble Berlin” un gruppo di sei musicisti che al posto degli strumenti utilizzano smartphone tablet ottenendo il medesimo suono. Giusy Ferreri, introdotta dalla recitazione di Alessio Boni, canta "Il mare d’inverno" di Enrico Ruggeri insieme ad Alessando Haber; mentre Giuliano Palma e la sua orchestra interpretano "I say I’ sto ccà" di Pino Daniele. Segue l’esibizione di Sinigallia che, nonostante l’esclusione dal festival a causa della sua canzone non inedita, canta “Ho visto degli zingari felici di Claudio Lolli” accompagnato da Paola Turci e Marina Rea.

Ultimo ospite della serata, Paolo Nutini, lo straordinario talento scozzese di origini italiane, che apre la sua esibizione con “Caruso”, uno fantastico omaggio a Lucio Dalla. Canta poi “Candy” e “Scream”il brano tratto dal suo ultimo album in uscita “Caustic love”.

Il festival termina con la finale dei giovani che vede vittorioso Rocco Hunt con la canzone "Nu juorno buono", mentre Zibba con “Senza di te” porta a casa il premio della Critica Mia Martini - sezione Giovani. A quest'ultimo va anche il premio della sala stampa radio-tv-web “Lucio Dalla”, sempre relativamente alla Sezione Giovani. A Renzo Rubino, invece, viene assegnato il riconoscimento per il miglior arrangiamento per il brano “Per sempre e poi basta”, eliminato dalla fase finale.

Ad aprire il festival è Marco Mengoni, vincitore della passata edizione che omaggia Sergio Endrigo con “Io che amo solo te”.

I primi tra i 14 big a salire sul palco dell’Ariston sono i “Perturbazione” che con l’affascinate e sensuale Violante Placido eseguono “La donna cannone” di Francesco De Gregori. A seguire Francesco Sarcina e Riccardo Scamarcio (nelle vesti di un abile batterista) fanno impazzire il pubblico con il brano di Zucchero “Diavolo in me”. È poi la volta di Frankie Hi Nrg e Fiorella Mannoia che cantano “Boogie” di Paolo Conte.

Dopo un simpatico sketch tra Luciana Littizzetto e il maestro Vessicchio prima, e il mago Silvan poi,  è la volta di Noemi che canta “La costruzione di un amore” che Ivano Fossati compose nel 1978 per Mia Martini. Francesco Renga, invece, duetta con Kekko Silvestre dei Modà con “Un giorno credi” di Edoardo Bennato.

Tutti in piedi all’Ariston, in un clima di commozione, nel momento in cui Fazio annuncia la morte in un incidente stradale di Francesco Di Giacomo, voce solista del gruppo “Banco del Mutuo Soccorso”.

La serata continua con Arisa, che decide di dividere il palco con la banda indie rock danese dei WhoMadeWho con cui canta “cuccurucucù” di Franco Battiato. Ron sceglie, invece, il brano del suo grande amico Lucio Dalla “Cara” che decide di cantare da solo, immaginando e sognando che li, con lui, ci fosse anche Lucio. Raphael Gualazzi & Bloody Beetroots presentano, invece, con Tommy Lee “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno.

Ma il momento più  toccante ce lo regala Gino Paoli che omaggia i suoi grandi compagni di vita della scuola genovese che ci hanno ormai lasciato: Bruno Lauzi, Umberto Bindi e Fabrizio De Andrè. A seguire, Cristiano De Andrè omaggia suo padre Fabrizio con “Verranno a chiederti il nostro amore”, una canzone che ricorda essere stata una dedica a sua madre: «Ricordo - ha detto - quando mio padre la scrisse e alle 5 di una mattina del 1972 svegliò mia madre e gliela dedicò».

La quarta serata del festival non finisce di emozionare il pubblico; Luca Zingaretti ricorda Peppino impastato, vittima della mafia con le parole proprio di quest’ultimo: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore». A seguire, Enrico Brignano interpreta “Lulù”, un pezzo di repertorio di Aldo Fabrizi. Decimo big a salire sul palco è Renzo Rubino accompagnato da Simona Molinari con cui interpreta “Non arrossire di Giorgio Gaber”. Alternativa e originale è Antonella Ruggiero che canta “Una miniera” dei New Trolls con i “Digi ensemble Berlin” un gruppo di sei musicisti che al posto degli strumenti utilizzano smartphone tablet ottenendo il medesimo suono.  Giusy Ferreri, introdotta dalla recitazione di Alessio Boni, canta "Il mare d’inverno" di Enrico Ruggeri insieme ad Alessando Haber; mentre Giuliano Palma e la sua orchestra interpretano "I say I’ sto ccà" di Pino Daniele. Segue l’esibizione di Sinigallia che, nonostante l’esclusione dal festival a causa della sua canzone non inedita, canta “Ho visto degli zingari felici di Claudio Lolli” accompagnato da Paola Turci e Marina Rea.

Ultimo ospite della serata, Paolo Nutini, lo straordinario talento scozzese di origini italiane, che apre la sua esibizione con “Caruso”, uno fantastico omaggio a Lucio Dalla. Canta poi “Candy” e “Scream”il brano tratto dal suo ultimo album in uscita “Caustic love”.

Il festival termina con la finale dei giovani che vede vittorioso Rocco Hunt con la canzone "Nu juorno buono", mentre Zibba con “Senza di te” porta a casa il premio della Critica Mia Martini - sezione Giovani. A quest'ultimo va anche il premio della sala stampa radio-tv-web “Lucio Dalla”, sempre relativamente alla Sezione Giovani. A Renzo Rubino, invece, viene assegnato il riconoscimento per il miglior arrangiamento per il brano “Per sempre e poi basta”, eliminato dalla fase finale.

Giancarlo Capriglia

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