Stupro a San Zenone, il fermato per la violenza alla stazione è un 25enne del Mali

La Procura di Lodi: «Indizi solidi, decisiva la collaborazione della comunità di accoglienza». I politici locali chiedono più sicurezza e un ripensamento sul sistema dei centri

La Procura di Lodi ha illustrato in conferenza stampa i dettagli dell’indagine sulla violenza sessuale ai danni di una 18enne, avvenuta nella notte tra il 30 e il 31 agosto scorso nel parcheggio ovest della stazione ferroviaria di San Zenone al Lambro. Nella serata di martedì 10 settembre i carabinieri, coordinati dalla Procura e supportati dai Ris di Parma, hanno fermato a Milano un 25enne originario del Mali, ritenuto il responsabile dell’aggressione.

L’indagine e il fermo

Secondo quanto spiegato dalla procuratrice Laura Pedio, l’uomo era ospite della comunità di accoglienza “Fratelli di San Francesco”, allestita nell’ex hotel Ambra di San Zenone. Qui, il giorno dei fatti, svolgeva mansioni di servizio per la struttura. Già il giorno successivo all’aggressione si era trasferito in un’altra comunità milanese. Il fermo è avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì e per domani è previsto l’interrogatorio di convalida.

La collaborazione della onlus

La procuratrice ha sottolineato la piena collaborazione dei responsabili della onlus: «Il direttore ci ha fatto entrare, ci ha fornito i filmati delle telecamere interne, ha permesso i prelievi genetici sugli ospiti e ha contribuito all’identificazione del sospettato». Una collaborazione definita «determinante» per la rapidità con cui sono stati raccolti elementi ritenuti «sufficienti a identificare il responsabile».

Le accuse e i precedenti

All’indiziato, in Italia da poco più di un anno con uno status di protezione sussidiaria, sono contestati i reati di violenza sessuale aggravata dalla minorata difesa – per le circostanze di tempo e luogo – e di lesioni personali per le conseguenze subite dalla giovane vittima. L’uomo, sposato e con figli, aveva già segnalazioni di polizia per lesioni e maltrattamenti. Finora si è avvalso della facoltà di non rispondere.

L’appello della Procura

Nel corso della conferenza stampa, la procuratrice Pedio ha lanciato anche un appello agli enti locali: «Chiedo agli amministratori di dotare le strade di telecamere in numero sufficiente e con manutenzione costante, strumenti preziosi per ricostruire i movimenti e le vie di fuga».

Le reazioni politiche

Il fermo ha acceso il dibattito politico. L’assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile, Franco Lucente, ha espresso preoccupazione: «Ringrazio la Procura e le Forze dell’Ordine per la rapidità delle indagini. Purtroppo, la notizia che molti temevano è stata confermata: l’uomo fermato frequentava il centro di accoglienza nell’ex hotel Ambra - ha affermato -. Già negli anni scorsi avevo sollevato perplessità sull’opportunità di ospitare una struttura del genere, viste le difficoltà di gestione e i rischi per la sicurezza dei cittadini. Un episodio di una gravità inaudita che impone un serio ripensamento sull’utilizzo di tali centri, troppo spesso ricettacoli di individui che non dimostrano volontà di integrarsi».

Sulla stessa linea Fabio Raimondo, deputato del territorio per Fratelli d’Italia, che ha parlato di «sdegno e profonda indignazione»: «Se sarà confermata la responsabilità dell’arrestato, ci troviamo davanti all’ennesimo caso di violenza inaudita da parte di un richiedente asilo. È inaccettabile che le nostre comunità vivano nella paura e che donne e ragazze non possano sentirsi sicure nemmeno tornando a casa. Il governo Meloni sta intervenendo con norme più severe, controlli più rigorosi e tolleranza zero verso chi approfitta dell’accoglienza per trasformarla in terreno di violenza. Lo Stato - ha concluso Raimondo - deve garantire giustizia immediata e ribadire che chi commette simili crimini non ha diritto di restare in Italia».