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Inchiesta sul Centro Commerciale di San Felice: perchè tutti i negozi stanno chiudendo?

Se fino a qualche anno fa nessuno si lamentava, oggi la crisi tocca da vicino anche quartieri residenziali, oasi di benessere, come San Felice. Sempre di più, infatti, nel centro commerciale le serrate di negozi, prima il panificio, poi la pizzeria-kebab, ora in forse un negozio di abbigliamento. Ma sarà colpa solo della crisi?

Questa è la domanda che abbiamo rivolto alle “istituzioni storiche”. La conclusione cui siamo giunti è che la crisi sia solo uno dei motivi – forse nemmeno il principale – per cui negli ultimi anni il lavoro dei negozianti di San Felice è decisamente calato. Qualcuno, purtroppo, dopo tanti sacrifici è stato costretto a tirare giù definitivamente la saracinesca, altri resistono, tirano la cinghia, riducono gli spazi occupati o si spostano. Maurizio, piccolo imprenditore nato e cresciuto a San Felice, titolare della "Just in Time", la scorsa estate ha trasferito, dopo 17 anni, la sua attività sotto il tunnel, uno spazio un po’ meno visibile, ma più vantaggioso economicamente.
A Cristina, titolare da 25 anni del negozio di scarpe “Ciliegie”, abbiamo chiesto di indicarci, in ordine di importanza, i motivi del calo del suo lavoro: «La difficoltà nel trovare posteggio, lo dicono le mie clienti, – ci ha risposto prontamente – i problemi sono iniziati nel periodo dei lavori per la riqualificazione del centro commerciale due estati fa. Prima i disagi dovuti al cantiere, poi la pista ciclabile realizzata solo su questo lato ha penalizzato, in termini di facilità di posteggio, tutte le attività, come la mia, che si affacciano su questo versante». D’accordo, in linea di massima, anche gli altri esercenti del lato Billa, il Bar caffetteria di Nino e Gae, la farmacia, il vinaio e l’edicola.
E al secondo posto? La Brebemi. «I molti clienti che venivano da fuori, per esempio da Segrate centro, dopo un po’ di volte si sono scoraggiati, una vera circumnavigazione per raggiungere il quartiere con le code sulla Rivoltana».
Al terzo posto? Il trasferimento di importanti aziende come Microsoft e 3M. «Manca il giro di tutte quelle impiegate che, nella pausa pranzo – continua Cristina – facevano il giretto nel centro commerciale, avevo clienti fedeli da anni, per questo avevo deciso di tenere aperto fino alle due durante la settimana». Anche Laura, titolare da 40 anni del primo centro estetico di San Felice, si lamenta di aver perso il giro delle impiegate nella pausa pranzo. E anche i bar, ristoranti, pizzerie sono della stessa opinione.
All’ultimo posto? Gli affitti, di certo non bassi. Riassumendo: crisi, carenza dei posteggi, cantiere Brebemi, trasferimento di aziende importanti, affitti alti, questi i colpevoli dei mancati incassi. Una boccata d’ossigeno si spera arrivi presto. Nuove aziende sono in procinto di trasferirsi all’interno del Segreen Business Park e, se si arriverà a firmare l’accordo con il condominio centrale di San Felice, gli impiegati potranno accedere, tramite un cancello aperto dalle 10 alle 16, al centro commerciale.
Cristiana Pisani 
 
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