Il valore della parola è perso, se mancano i fatti

Parlare, parlare, parlare, una delle cose di cui dobbiamo avere consapevolezza è che quando comunichiamo un messaggio dobbiamo sempre tener presente che lo facciamo in un determinato contesto, che potrebbe anche essere una situazione esterna al soggetto con il quale si comunica, ma anche una dimensione culturale nella quale si inserisce il messaggio comunicato e lo indirizziamo a uno o più individui terzi, che a loro volta potrebbero avere un bagaglio culturale e interpretativo differente dal nostro. La naturale conseguenza è che il significato della comunicazione può subire alterazioni o interpretazioni; è comunque vero che, se il messaggio che vogliamo comunicare ha per noi una valenza importante, le occasioni per verificarne la corretta comprensione probabilmente non mancherebbero. Spesso, molto spesso si parla solo per parlare, si prendono impegni che non si portano a compimento e molto spesso non si comunicano neanche i motivi del perché un impegno preso non giunga a fine. In una società come la nostra, che fa della comunicazione un elemento primario di convivenza e socialità, il fatto di fermarsi al primo stadio della comunicazione è un errore imperdonabile. Non possiamo trascurare che in ogni attività, sia essa lavorativa, sociale o politica, il vero valore aggiunto lo danno le persone. Solo se sono chiari e condivisi gli obiettivi, se è definito il contesto, se si comunica, gli individui danno il meglio di sé; se si sa dove si vuole arrivare, se si sanno le possibili strade che si possono prendere, allora l’apporto sarà totale e proattivo, in caso contrario è più facile che o non si arrivi da nessuna parte o si arrivi male. Molto spesso alle parole manca la consequenzialità dei fatti, manca l’esempio che traduce in operatività il parlare. Platone diceva che il sapere nasce fra di noi attraverso il dialogo. Inoltre il linguaggio forma un contenuto mentre lo si dice e lo si comunica; ecco che la forma e il contenuto nascono insieme ai pensieri e ai sentimenti, creano il senso particolare dell’individuo, qualificano chi parla. L’uso della parola suscita il personale modo di vedere, di sentire e di vivere dell’individuo: avere un sentimento o un pensiero, attraverso la parola, equivale ad avere una relazione vissuta e condivisa con gli altri. E perché la relazione abbia luogo, i partecipanti devono essere presenti. Con persone diverse, la relazione è diversa; diversa è la relazione se gli interlocutori non s’incontrano, e così ne consegue che la partecipazione è debole. Vero è che la parola ha un potere quasi magico, può scaldare l'anima, può consolare o ferire, può essere pungente come una spina o dolce come una carezza ed è vero inoltre, che se non esistessero persone che delle parole ne fanno fin troppo uso non capiremo mai quanto valore può esserci nel silenzio.

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