Le toccanti parole della mamma di Andrea De Nando a Ortugno

Sig. Ortugno, mi riferisco al suo articolo pubblicato il giorno 11/02/2011 e non so esprimere i sentimenti che ho provato nel leggerlo: stupore, rabbia, dolore… Lo stesso giorno in cui lessi l’articolo, le chiesi di incontrarla, per vedere nei suoi occhi se avessi potuto scorgere un benché minimo sentimento di umanità nei confronti della tragedia che ha colpito la mia famiglia che, nello scritto, nonostante le manifestazioni di solidarietà, non ho scorto. Mi sono, invece, trovata di fronte una persona il cui scopo principale sembra essere quello di prendere spunto dalla drammatica vicenda che ha colpito la mia famiglia per fare polemica politica contro un Sindaco la cui “colpa” è stata quella di proclamare il lutto cittadino dando un segnale forte alla popolazione peschierese  affinché la vita di un povero ragazzo, spezzata a soli 15 anni, non passasse inosservata, e affinché alla famiglia giungesse un segno deciso di solidarietà umana, soprattutto perché il ricordo di questa tragedia costituisca un monito per evitare che si ripeta; e se le amministrazioni precedenti non sono state così attente al dolore di altre povere madri di vittime della strada, non è compito mio, né suo, giudicare in base a ciò che è stato fatto o meglio “non e’ stato fatto” in passato. Qualcuno, però, ha voluto, finalmente, darvi il giusto rilievo e tale scelta è tutto, fuorché criticabile, rispondendo a un moto spontaneo di umanità. Non mi interessano, comprenderà, altri profilli: io so solo che mio figlio usciva alle 18.30 da un oratorio, dopo aver trascorso qualche ora di sano divertimento con i suoi amici, dopo aver giocato a ping pong e bevuto una coca cola, ma a casa non è più tornato. E non solo: era talmente martoriato e lacerato che non ho potuto neppure avere la consolazione che qualche organo del suo giovane e sano corpo fosse espiantato per fare vivere o guarire qualche altra persona bisognosa. La politica, riferendomi alla decisione del Sindaco, non credo che abbia strumentalizzato la mia tragedia, ma  la politica deve piuttosto contribuire a esprimere valori condivisi in cui tutti noi crediamo fermamente e in cui ci riconosciamo. Leggo e riporto le sue testuali parole: “Alla guida di quella macchina, sabato sera, non c’era un balordo, un ubriaco, un pirata o un drogato, ma un semplice cittadino che con la sua famiglia…” e che a bordo avrebbe potuto esserci qualsiasi cittadino peschierese. In realtà, avrebbe potuto esserci chiunque - peschierese o no -  resta il fatto che, pur in assenza dei rilievi definitivi della Magistratura, l’assenza di tracce di frenata e la devastazione fisica di mio figlio a cui ho già fatto riferimento lasciano  intendere una condotta di guida con cui si mette coscientemente a repentaglio l’incolumità altrui. “Una famiglia che esce parimenti distrutta da quell’evento”, leggo ancora: spero di essere smentita, tuttavia ho ricevuto attestati di compassione e affetto da moltissime persone, ma non una parola  - neppure imbarazzata - di cordoglio e dispiacere per l’accaduto da chi quell’evento ha causato e che poteva avere conseguenze ancora più gravi, se non fosse stato per la prontezza di spirito dell’altro mio figlio, che è riuscito a spostarsi e a spostare all’ultimo momento il terzo amico, vedendo però morire il proprio gemello, massacrato sull’asfalto. Perché, leggendola, non trovo alcuna parola di comprensione per questi altri ragazzi, che porteranno per sempre negli occhi e nell’anima l’orrore di quella sera e che sono vivi per un caso? Ecco, veda, a pensare male si fa peccato ma spesso non si sbaglia: sono queste considerazioni, le troppe omissioni nel suo articolo che mi fanno temere, come ho detto all’inizio, che questa sia stata un’occasione per alimentare una polemica politica di cui non abbiamo bisogno, che mio figlio non avrebbe voluto: lui, che era uno sportivo, e credeva che anche nella vita dovessero sempre vincere i migliori. Se proprio se ne deve parlare, lo si faccia con la dovuta equidistanza, o meglio non se ne parli, in attesa che sia l’Autorità Giudiziaria a mettere un punto di verità su questa tragedia.

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