San Carlo Borromeo è, e sarà, la Festa grande per eccellenza della città

È stata la festa del popolo devoto al santo che dà il nome alla nostra città intera, come la vogliamo. E, dunque, di Peschiera Borromeo: per diretta eredità di storia e di fede dalla originaria famiglia dei conti Borromei. Quella che si è celebrata con un preciso cerimoniale, da quest’anno, è e sarà la Festa grande per eccellenza della città. Un punto di riferimento fondamentale per i residenti, ma anche per i vicini che vivono fuori dei confini comunali. 
In ogni caso, la Festa di San Carlo è e sarà l'occasione per una vacanza in tutti i sensi. Il sacro e il profano, eterna metafora della vita, si sono incontrati, si sono mescolati, si sono esaltati. Per alcuni giorni il tempo è parso come… si fermasse. Una sorta di time-out straordinario. Tutto è stato improntato a un modello che sarà consuetudine, tradizione. La Festa batte le sue scansioni, i suoi ritmi. Le strade, le piazze addobbate e ancora: le bancarelle nelle piazze, per le strade, le giostre, le batterie pirotecniche, i giochi di una volta. E poi i profumi di cioccolato, tanto cioccolato, di torrone, di mandorle, di zucchero filato. I dolcetti nel sacchetto, da consumarsi seduti, magari sulla panchina della piazza, o al tavolino del bar, con parenti e amici, a discorrere del più e del meno, della festa, finalmente, che fa uscire la gente dalle case, con i bambini, gli anziani…
Mi sarebbe piaciuta anche una processione, con tutto il popolo di Peschiera stretto fisicamente al suo Santo protettore, che solenne e austero avrebbe attraversato le strade. È, secondo me,  la processione uno dei momenti più significativi e toccanti di una Festa patronale. Un evento di elevata, fulgida spiritualità. Oggi come ieri, quand’ero ragazzo. O quasi. E, allora, l'appuntamento con la Festa patronale dovrà diventare la cartina al tornasole per verificare come e quanto è cambiato il modo di essere dei peschieresi, della città. Spesso sono segnali e riferimenti impercettibili, o poco rilevati, in quanto entrati, assorbiti dalla routine quotidiana, ma che segnano il divenire del tempo e delle cose. Il modo di vestire della festa, per esempio. I prodotti delle bancarelle fattesi veri e propri negozi, botteghine artigianali, montati anche su roulotte. Le giostrine, i vecchi giochi di legno e quelli fatti per strada, anche se il tempo atmosferico, l’ultimo giorno ce li ha impediti ma… tutti avremmo voluto riviverli e li rivivremo nella nostra tradizione alla prossima occasione. E poi i fuochi artificiali evolutisi in sofisticati e tecnologici giochi di colori, a tempo di musica. E… così via. Tutto nuovo! Bello!

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