Scontri a Milano, due ragazze fermate sono militanti del centro sociale Lambretta: Rampazzo (FdI) chiede a Sala di revocare subito la sede
Dopo gli scontri al corteo in stazione Centrale, due studentesse arrestate e poi liberate con obbligo di firma. Rampazzo attacca: «Imputati di reati violenti in un immobile comunale sono una ferita per la legge»
Luca Rampazzo (FdI), Consigliere Municipo 3
Le accuse dopo il corteo
Le tensioni esplose durante il corteo alla stazione Centrale hanno riportato al centro del dibattito politico il destino del centro sociale Lambretta. In prima fila contro la polizia c’erano due studentesse di 20 e 21 anni, finite in arresto con l’accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Difese dall’avvocato Mirko Mazzali, hanno negato di aver colpito gli agenti con calci e pugni, ma per il giudice ci sono elementi sufficienti a imporre l’obbligo di firma quotidiano. Per il 26 ottobre è fissata la prossima udienza, mentre i militanti promettono che la mobilitazione continuerà.
La sede regalata dal Comune
Il nodo politico riguarda l’assegnazione al Lambretta dello stabile di via Rizzoli, 380 metri quadrati concessi nel novembre 2023 dal Comune all’associazione Mutuo Soccorso Milano per 18 anni, con un canone di poco più di mille euro al mese. Una scelta che ha sollevato molte polemiche, perché il centro sociale ha alle spalle oltre un decennio di occupazioni abusive, scontri di piazza e contestazioni. Nonostante le promesse di attività sociali e culturali per il quartiere, sulle facciate dell’edificio è comparsa la scritta “Lambretta” e i programmi diffusi sui social hanno avuto un chiaro taglio politico e ideologico.
Gli episodi contestati
A marzo 2024 gli attivisti erano in testa ai presidi anti-Lega in via Padova, sfociati in scontri con la polizia. Il 6 settembre scorso, durante il corteo per il Leoncavallo, da via Majno a corso Monforte sono volati petardi contro gli agenti. Non mancano i fatti di cronaca nera: a giugno una donna salvadoregna ha denunciato di essere stata violentata dal compagno all’interno della nuova sede del Lambretta. Tutto questo, sottolinea Rampazzo, dimostra che lo spazio di via Rizzoli non è un presidio di solidarietà e legalità ma un luogo che continua a produrre tensioni e degrado.
Rampazzo (FdI): «Una ferita per la legge»
Luca Rampazzo, consigliere di Fratelli d’Italia al Municipio 3, ha affermato sui social: «Ringrazio Libero che ha ripreso la nostra battaglia di civiltà in Municipio per la chiusura del Lambretta. Ricordo che ci sono stati svariati arresti di loro militanti, e probabilmente altri ne seguiranno, per gli scontri di lunedì. Il che non sarebbe specialmente grave, la presunzione di innocenza vale anche per loro, se fossero presunti innocenti in un immobile privato affittato a prezzo di mercato. Ma imputati di reati violenti in un immobile comunale, ottenuto tramite una associazione di comodo e senza che qualcuno abbia ancora dimostrato di aver adempiuto ai doveri connessi, tipo la bonifica dell’amianto, sono una ferita per il rispetto della legge. E per quanto il rispetto della legge sia di moda a sinistra solo quando indagano gli avversari, direi che sta diventando sempre più difficile difendere la situazione. Vedremo giovedì in consiglio se qualcuno si prenderà la briga di ammettere che lasciarli dentro sia stato un errore politico».
Una scelta politica contestata
Rampazzo sottolinea che l’amministrazione Sala ha sbagliato a concedere legittimità al Lambretta: «Non si può premiare chi usa la violenza contro le forze dell’ordine», è la sua accusa. Per il consigliere di Fratelli d’Italia, l’unica strada rimasta è quella di revocare immediatamente la concessione e sfrattare il centro sociale da via Rizzoli, restituendo i locali a un’associazione che rispetti davvero la legge e il quartiere.
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