Referendum sulla giustizia: manifesti strappati e insulti sui social. L’unica risposta concreta a questo clima resta la partecipazione
Da Segrate a Pantigliate cresce il clima di intolleranza tra sostenitori del Sì e del No. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella invita ad abbassare i toni, ma la campagna referendaria si accende tra vandalismi e attacchi personali
A Segrate strappati i manifesti di AVS, a Pantigliate quelli della LEGA
La campagna per il referendum sulla riforma della giustizia si sta trasformando, in diversi comuni del Sud Est Milano, in un terreno di scontro sempre più acceso. Non solo confronto politico e dibattito pubblico, ma anche atti di vandalismo contro i manifesti elettorali e un clima di tensione che spesso sfocia in insulti e minacce sui social network. Da Segrate a Pantigliate, passando per Peschiera Borromeo, emergono episodi che raccontano un clima poco sereno tra i sostenitori delle opposte posizioni referendarie.
Manifesti strappati e spazi contestati
In queste settimane i cartelloni e i manifesti affissi negli spazi elettorali dedicati alla campagna referendaria sono diventati bersaglio di vandalismi e contestazioni. Un fenomeno che riguarda entrambe le parti in campo, tra sostenitori del Sì e del No, e che evidenzia un livello di tensione crescente.
A Segrate, a denunciare quanto accade è stato un attivista attraverso un commento pubblicato sulla pagina Facebook di 7giorni. «In compenso a Segrate i manifesti di Avs del NO - correttamente posizionati negli spazi assegnati da delibera di giunta - vengono strappati con metodo (in diverse frazioni…non un caso quindi). Pazienza si ripassa e si sono rimessi. Alla faccia di chi e’ poco incline al rispetto delle idee altrui».
Un episodio che mostra come il confronto politico, anziché restare sul piano delle idee, finisca talvolta per degenerare in atti di vandalismo che colpiscono la propaganda elettorale.
La denuncia a Pantigliate
Una situazione simile è stata segnalata anche a Pantigliate. In questo caso a denunciare l’accaduto è stato Luigi Cordella, consigliere comunale della Lega, che ha segnalato un episodio avvenuto in via Risorgimento.
«Condanno fermamente questo clima di odio e ostilità sul confronto democratico. Oggi scriverò al Sindaco di Pantigliate e alla Polizia Locale per denunciare l’accaduto. Chiederò all’amministratore di condannare tutti i gesti di censura e non confronto, abbiamo bisogno di un clima sereno per confronti referendari civili».
Il consigliere ha annunciato l’intenzione di segnalare formalmente l’episodio alle istituzioni locali, chiedendo una presa di posizione pubblica contro ogni forma di vandalismo e di censura del confronto democratico.
Il caso Peschiera Borromeo
Anche a Peschiera Borromeo il clima non appare più disteso. In questo caso è stato Fratelli d’Italia a segnalare un mancato rispetto degli spazi elettorali da parte di Alleanza Verdi e Sinistra, con manifesti affissi in aree destinate ad altre forze politiche.
Un episodio al quale i volontari della sezione peschierese di AVS hanno rimediato immediatamente riconoscendo l'errore, ma che dimostra come le tensioni legate alla campagna referendaria non riguardino un singolo territorio o una sola parte politica, ma siano diffuse e trasversali.
Lo scontro si sposta anche sui social
Se i manifesti strappati rappresentano il lato più visibile del problema, il clima si fa ancora più pesante sul web. Sui social network, infatti, il confronto politico spesso degenera in attacchi personali, body shaming, bullismo e minacce. A farne le spese anche Giulio Carnevale, vicedirettore di 7giorni e impegnato nel Comitato Sì Separa della Fondazione Luigi Einaudi, che ha annunciato di aver dato mandato al proprio legale per procedere con una querela.
Tre persone, a lui sconosciute, avrebbero infatti pubblicato commenti ritenuti diffamatori e minacciosi sotto alcuni suoi video a sostegno del Sì alla riforma.
Un clima che preoccupa
La campagna referendaria, per sua natura, divide l’opinione pubblica e genera confronto. Ma il voto popolare rappresenta uno strumento democratico attraverso il quale i cittadini sono chiamati a esprimersi liberamente su una scelta. Qualunque sarà l’esito del referendum, l’Italia continuerà il proprio cammino istituzionale. Ciò che rischia di lasciare un segno più profondo è invece il clima di intolleranza che si sta diffondendo tra alcuni sostenitori delle diverse posizioni.
Non a caso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato più volte le forze politiche e i cittadini alla responsabilità, invitando a mantenere un confronto civile. Un appello che suona oggi ancora più attuale: «invito ad abbassare i toni e riportare il dibattito sul referendum a un piano di civiltà».
L’unica risposta possibile: andare a votare
In un contesto segnato da tensioni e polemiche, l’unica risposta concreta a questo clima di scontro resta la partecipazione democratica. Recarsi alle urne e esprimere il proprio voto è infatti lo strumento più forte e più civile che i cittadini hanno a disposizione.
Il voto è un diritto di tutti, ma è anche un dovere verso il Paese. Partecipare significa difendere la democrazia, riaffermare il valore del confronto e dimostrare che le differenze di opinione possono essere risolte attraverso le regole della convivenza civile e delle istituzioni.
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