La rivolta di Pieve Emanuele: la voce degli immigrati

Gli immigrati commentano la loro situazione di profughi a Pieve Emanuele


Gli immigrati erano circa duecento e riempivano la piazza antistante il Residence. Alcuni avevano al collo cartelli, scritti in inglese e in italiano, oppure indossavano magliette attraverso cui facevano appello alle autorità nazionali, altri parlavano coi giornalisti, altri ancora stavano in gruppo, in attesa di essere ascoltati dai reporter.
«Abbiamo solo bisogno di aiuto – hanno dichiarato gli immigrati – amiamo l’Italia, ma non abbiamo i documenti per muoverci liberamente». Infatti, i profughi sono bloccati all’interno del Residence, perché privi di documenti di riconoscimento e di denaro contante. Inoltre, non hanno nemmeno la possibilità di lavorare e sono costretti a rimanere inattivi tutto il giorno. Qualcuno fa appello addirittura al Presidente del Consiglio, con un cartello che dice «Berlusconi abbiamo bisogno di documenti». Al termine della mattinata di proteste, una delegazione di stranieri è stata condotta alla Prefettura, per cominciare a studiare seri provvedimenti sulla faccenda.

Susanna Tosti

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