Milano-Serravalle, la lunga marcia dei ricorsi. Bruno Dapei: «Siamo indebitati di 280 milioni»

Per meglio approfondire la vicenda Serravalle, abbiamo interistato Bruno Dapei, presidente del Consiglio provinciale di Milano.
Dov'era l’(ex)opposizione?

All’epoca dell’acquisto del 15% delle azioni di Milano-Serravalle, società autostradale, da parte di ASAM, holding delle partecipazioni societarie della Provincia di Milano, Bruno Dapei era consigliere di minoranza in Provincia.

«Dicemmo subito tre cose - esordisce Dapei, oggi presidente del Consiglio provinciale -. Uno, il prezzo troppo alto dell’acquisto; due, contestammo lo “stratagemma” in procedura di ribasso e, tre, la non utilità dell’acquisto stesso. Feci ricorso al Consiglio di Stato; passati otto anni il ricorso ancora vive, è in qualche cassetto del CdS che non diede mai udienza. I ricorsi seguirono quattro direttrici d’opposizione: Corte dei Conti, tribunale civile, tribunale penale, tribunale amministrativo. Albertini, che aveva stretto un Patto di Sindacato con la Provincia, fece una denuncia alla Procura della Repubblica e presentò un esposto alla Corte dei Conti. Il giudice civile condannò la Provincia per violazione del Patto ed emise una multa. La Procura della Repubblica definì invece congrua la somma sborsata dalla Provincia. Il giudice amministrativo dichiarò che non vi era legittimità a ricorrere. Il Consiglio di Stato non si è mai espresso. La Corte dei Conti, lenta ma inesorabile, a fine aprile 2013 ha ipotizzato un danno erariale».

Scalati & scalatori

Dapei critica il cavallo di battaglia dell’ex Giunta, il tentativo di Marcellino Gavio di "scalare Serravalle": «Nel dicembre 2004, Comune e Provincia firmarono un Patto di Sindacato il quale dichiarava che non potessero vendere per poi andare in Borsa. “Gavio scalava”, sostiene il centrosinistra: ma nel Patto era escluso che il Comune vendesse la sua quota. Inoltre, nell’epoca in cui la Giunta di centrosinistra entrò in Provincia, fu tolta la parte che nello Statuto di Serravalle escludeva che il privato potesse salire oltre il 40%». Altra puntualizzazione di Dapei è «l’indebitamento di 280 milioni» che la Provincia avrebbe nei confronti di Banca Intesa e lo definisce un «mutuo estinguibile in 25 anni». Per il Centrosinistra - lo sostiene l’ex assessore Mezzi - «il valore iniziale del mutuo è diminuito in virtù dell’alienazione di quote azionarie di società autostradali non strategiche per l’ente provinciale» e la società avrebbe conosciuto «dal 2005 in poi» una «valorizzazione in termini di capitale, di investimenti e di dividendi».

Marco Maccari

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