Intervista a Cesare Cerea: «Ecco perché penso che Renzi sia la persona giusta per ricostruire il futuro del Paese»

La coraggiosa sfida di Matteo Renzi al rinnovamento è contagiosa e dilaga a macchia d’olio. Ogni giorno si moltiplicano le dichiarazioni a sostegno del sindaco «rottamatore», solo a Milano e provincia sono più di trenta i comitati al lavoro in vista delle primarie del centrosinistra previste a fine novembre.

A salire sul camper guidato da Renzi, all’inizio, tanti amministratori locali, tra i primi, il sindaco di Cernusco sul Naviglio, Eugenio Comincini, oggi coordinatore dei renziani milanesi, poi pedine più “importanti”, Alessandro Alfieri, vicesegretario regionale e il vicepresidente dell’assemblea democratica Ivan Scalfarotto. Adesioni anche a Palazzo Marino, quella del consigliere comunale Filippo Barberis e a Palazzo Isimbardi. Con Matteo Renzi, infatti, si è schierato anche Roberto Caputo, vice capogruppo provinciale del Pd che ha dichiarato: «Non è una scelta contro il segretario, ma contro una "nomenclatura troppo pesante". Una riflessione seria su come mi piacerebbe immaginare la politica futura del nostro paese mi ha portato alla scelta, anche se difficile, di stare con Matteo Renzi».
E la “rottamazione” ha trovato terreno fertile anche a Peschiera Borromeo dove, notizia fresca di pochi giorni fa, è nato un nuovo comitato pro Renzi, coordinato dal giovanissimo Luca Zambon – esiste già una pagina Facebook e un indirizzo mail a cui scrivere (peschieraborromeoxrenzi@gmail.com), tenuto a battesimo da Cesare Cerea, cittadino di Peschiera Borromeo con alle spalle un prestigioso curriculum politico: tra i tanti incarichi ricordiamo quello di vice sindaco di Peschiera nella passata giunta Tabacchi.
Lo abbiamo incontrato e gli abbiamo domandato cosa lo abbia convinto, “adesso”, a sostenere Matteo Renzi.

Una prima domanda, Lei oggi ricopre un ruolo politico esecutivo? «In questo momento no, ma faccio parte della Direzione del PD a Milano. Ho già dichiarato in più occasioni che non mi sarei più ricandidato, ho sempre avuto ben chiaro il limite temporale del mio far politica, per questo ho deciso di “tirarmi indietro” per far largo ai giovani, in perfetta sintonia con Renzi».

Che cosa significa per lei “far politica”? «Prima di tutto la politica nasce da una passione che si manifesta poi nel desiderio di rendere un servizio alla società. Secondo la mia visione “democratica”, la politica non si limita ai partiti, ma si allarga, entra in relazione, per esempio, con tutte le associazioni presenti sul territorio».

Oggi la politica “serve” ancora e che compito ha? «Certamente resta fondamentale; per questo credo si debba presto tornare a un governo politico e non tecnico. Monti ha avviato un progetto molto importante, ha avuto molti meriti, in primis quello di restituire credibilità all’Italia; anch’io ho apprezzato l’azione del suo governo, ma oggi il tema vero è “Il dopo Monti”. Il PD, a mio avviso, potrà vincere le elezioni e convincere gli italiani solo grazie all’idea “moderna” di sinistra di Renzi, che vuole allargare il consenso anche agli elettori delusi - ex leghisti, ex Pdl – oggi pronti a sostenerlo. La proposta di Renzi è l’unica che possa affidare di nuovo un ruolo alla politica. Il Pd ha attraversato un passaggio difficile, ma con queste “nuove primarie allargate" ha fatto un passo enorme in avanti. Ci sarà finalmente un confronto vero, come ha ben detto Matteo; queste primarie saranno un “referendum sul futuro” e la differenza la faranno i cittadini che andranno a votare. Ma se vincerà Renzi, la vittoria non sarà solo sua, vincerà Bersani e tutto il PD. Non credo si possa più coltivare “l’immobilità” secondo il vecchio schema del gruppo dirigente del PD, una classe politica che ha cominciato a governare vent’anni fa. La politica, oltre a riconquistare credibilità, deve fornire una prospettiva di futuro e Matteo, per me e per molti altri, dentro e fuori dal PD, è la persona giusta cui affidare questo progetto di ricostruzione del futuro dell’Italia. Infine invito tutti a fare una seria riflessione, a trovare il coraggio di mettere in discussione molte certezze, con il rischio di cambiare strada se un percorso è concluso».

Cristiana Pisani