San Bovio: progresso e tradizione al servizio della Comunità

 

palazzorossoL’Associazione Residenti San Bovio sta per presentare e distribuire una pubblicazione tesa a far meglio conoscere quel territorio, le opportunità e i servizi offerti a livello di circoscrizione e comunale; a mo’ di premessa, il sottoscritto è stato cortesemente invitato a scrivere alcune note di storia locale. Siccome il libretto in questione, a causa della tiratura necessariamente limitata, sarà diffuso solo o soprattutto fra i “sanboviesi”, pensando di fare cosa gradita ai lettori di 7giorni, riprendo qui il testo da me curato, ne approfitto anzi per aggiungere qualche riga in più. La pubblicazione si intitola “San Bovio. Progresso e tradizione al servizio della Comunità”, simboleggiate in copertina - almeno così io interpreto e ritengo - dalla Chiesa e da uno scorcio della nuovissima sede della Microsoft. Variando le parole, innovazione e memoria, facce inscindibili della stessa medaglia, a San Bovio interagiscono in maniera davvero armoniosa. 

chiesasanbovio

L’antico, la storia passata, bene si coniuga con il presente che viaggia veloce verso il futuro: dal rosso mattone del vecchio castello - quello di Longhignana che annuncia l’abitato -, ai chiari intonaci della chiesetta di mezzo, passando per le architetture rurali delle annose care cascine e per quelle moderne delle residenze civili diffuse sul territorio, con un balzo si arriva ai luminosi cristalli della citata azienda, leader dell’informatica, dentro ai quali si specchia la natura circostante con le sue innumerevoli sfumature cromatiche, mutando le stagioni. In questa rapida carrellata sulla storia della Circoscrizione, proprio dal Gambarone in fase di recupero mi piace partire: non solo perché è il “monumento” più antico che si conosca in zona, ma perché assume un significato simbolico che deve diventare sempre di più un patrimonio culturale condiviso, quello della tutela dell’ambiente, in funzione dell’uomo.

Incredibile ma vero, il fontanile Gambarone (così denominato per via dei gamberi che regalava) c’era già nel remotissimo 1011, quindi giusto un anno fa ha festeggiato il suo primo millennio! A realizzarlo furono i Padri dei Padri, i quali seppero sfruttare le polle di acqua sorgiva provenienti dal sottosuolo, a beneficio dell’agricoltura. Attività primaria che nel circondario seguita a essere esercitata con profitto, nonostante le difficoltà in cui si dibattono gli agricoltori; a tal proposito, colgo l’occasione per lanciare un nuovo appello, stavolta in difesa del verde agricolo e delle cascine.Guarda caso, l’avveniristico “Headquarter Basilisco” - così si chiama il recente complesso - porta anche nel nome un legame ancestrale con le radici comuni: basilisco è il mitico drago buono che nella notte dei tempi popolava lo stagno di Peschiera e i dintorni, non ultimo il fontanile Gambarone incuneato fra il suddetto quartier generale e le contigue piramidi a gradoni di via Trieste.

microsoft Per il solo fatto di esserci, l’agricoltura preserva il paesaggio dalla cementificazione, perciò, a questo punto, occorrerebbe mettere un freno a eventuali prossime espansioni edilizie, se non si vuol correre il rischio di compromettere il delicato equilibrio raggiunto; così come bisogna recuperare le cascine esistenti - là dove sono dismesse -, anziché demolirle per costruire altri palazzi (di San Bovio fanno parte a pieno titolo le cascine Carolina e Pestazza, più quelle a Sud della Chiesa: concentrato di sapienza e di ricordi, da tenersi strette).

Lodevole dimostrazione di restauro conservativo è quella praticata sulle vetuste mura del Castello di Longhignana: già frequentato nel Trecento dal Signore di Milano Bernabò Visconti, finì ai monaci Umiliati, indi alla famiglia Borromeo. San Carlo, da giovane, vi imparò l’arte di governare i beni profani, prima di occuparsi delle anime della Diocesi ambrosiana: prosaicamente, commerciava vitelli e maiali, controllava che i raccolti dei vigneti circostanti producessero i vini migliori; memore di ciò, da Roma, onnipotente Segretario di Stato dello zio Papa Pio IV, pretendeva che gli spedissero l’eccellente “rosso di Longhignana”! Cugino di Carlo Borromeo e suo successore sulla Cattedra arcivescovile di Milano, fu Federico Borromeo, creatore della Parrocchia di San Bovio, il 25 aprile 1602; dopo aver incontrato il Console e i capifamiglia del villaggio, che lo supplicavano di renderli indipendenti da Mezzate, finalmente decretò il distacco e la trasformazione della Cappella di San Bovio in Parrocchiale autonoma; dieci anni fa, ricorrendo il quarto centenario dell’evento, è stato edito un libro, a firma mia, che ripercorre quegli avvenimenti e più in generale la storia del territorio, libro - reperibile nelle biblioteche - al quale rimando per gli opportuni approfondimenti. Tra i fatti degni di nota di quelle epoche lontane: il simpatico passaggio di Renzo Tramaglino, eroe del “Promessi Sposi”, lungo le contrade nostrane, la sua sosta all’osteria di Longhignana per consumare stracchino stagionato: prova che il sommo Manzoni conosceva a menadito i luoghi, e - perché no? - le tavole imbandite di San Bovio e vicinanze!

longhignanaPer i secoli successivi e fino a ieri l’altro, non c’è molto da raccontare, giacché la vita locale è trascorsa lenta, immutabile, giocata dalla cascina alla chiesa e ritorno, avendo per protagonisti pochissimi abitanti, quasi tutti contadini (nell’arco di 4 secoli, si è passati soltanto da 150 a 400 persone). Insomma: non si registra nulla di eclatante fino agli anni Settanta del Novecento: dopodiché è il boom. In men che non si dica nascono i quartieri di San Bovio 1 e 2, e in seguito tutto il resto; la popolazione si caratterizza per un’età media piuttosto giovane, di estrazione e cultura medio-alte. Lo sviluppo residenziale è stato innescato dall’insediamento di molti ex milanesi, in fuga dalla megalopoli alla campagna, desiderosi di lasciarsi alle spalle lo smog e lo stress metropolitani, per trovare casa in un territorio ancora incontaminato, che garantisse standard abitativi di qualità. Da quel momento San Bovio ha agito da calamita anche rispetto a Comuni a noi più vicini, pescando perfino nel bacino peschierese e a più largo raggio in altre parti d’Italia e non solo. Alcuni lamentano che a San Bovio la vita comunitaria sia insufficiente. Come storico e osservatore attento delle dinamiche sociali, a me sembra sia vero il contrario, specie se opero i dovuti confronti con realtà limitrofe: io vedo molto voglia di partecipazione, di poter contare e decidere, e più ancora ammiro tante persone generose che dedicano il proprio tempo prezioso “al servizio della Comunità”: come fa l’Associazione Residenti San Bovio, nel segno del progresso e della tradizione.

Prof. Sergio Leondi

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