Patti: nel Pdl locale la convivenza non è facile

Andare d’amore e d’accordo a volte può non essere facile. Soprattutto quando di mezzo c’è la politica.

Andare d’amore e d’accordo a volte può non essere facile. Soprattutto quando di mezzo c’è la politica. Nell’affascinante arte del governo sono infatti soventi i dissapori che si possono venire a creare, specialmente all’interno di uno stesso partito. Lo hanno provato sulla loro pelle i componenti del Popolo della Libertà, sezione di San Giuliano Milanese, che a quanto pare transitano da tempo in una situazione astiosa. A rivelarne i retroscena è il consigliere comunale Emanuele Patti, stimato esponente politico nel sangiulianese per la sua semplicità, che, sostenuto dal capogruppo Maurizio Broccanello, ha vuotato il sacco dopo l’ennesima scorrettezza. «Il comportamento iniquo nei miei confronti e in quelli di Alfio Catania da parte dei coordinatori Pdl, Corrado Biondino e Maria Grazia Ravara, non è in discussione – polemizza Patti –. Il diverso trattamento riservatoci per la consegna delle tessere (facendo riferimento all’iscrizione al partito dell’anno 2012) ne è la prova». Mentre a tutti gli altri colleghi le tessere a loro imputabili, ossia quelle sottoscritte grazie al loro personale apporto, sono state consegnate brevi manu, ai due membri del Consiglio comunale è stata imposta una modalità differente. Modalità che Patti non ha digerito. Così il suo stomaco non ha più retto vomitando fuori anche gli altri bocconi amari ingurgitati fino a quel momento. «Tempo addietro Daniele Castelgrande (Pdl) si rivolse al popolo di Facebook chiedendo le dimissioni del capogruppo consigliare – protesta –.  Nessuna smentita o presa di distanza da queste insinuazioni è però giunta dal coordinamento locale. Oltraggi che sarebbero stati da rigettare al mittente e invece… nulla». Altra questione importante sarebbe quella relativa alle “uscite mediatiche” di Biondino e Ravara. In pratica, i coordinatori vengono accusati di rivelare ai giornali le decisioni, spesso ancora non delineate, che i consiglieri del loro stesso colore politico prenderanno su questo o quell’argomento, a loro insaputa, senza che si configuri né prima né mai un confronto tra le parti. La crepa è chiaramente ben delineata. Benché la tensione sembri farsi sempre più alta, la soluzione potrebbe essere dietro l’angolo. Il congresso cittadino sarebbe infatti l’occasione giusta per aggiustare tutto e in maniera indolore: decreterebbe la fine del doppio incarico – insolito – al coordinamento, che peraltro prima veniva nominato sotto forma di assegnazione diretta anziché elezione democratica come avviene adesso, e permetterebbe di voltare finalmente pagina forse con un rinnovo – per alcuni sperato – ai vertici. Nel frattempo Emanuele Patti assicura vigorosamente di non mirare alla frattura tra le parti, anzi, vorrebbe ricompattarle e avviare un processo per instaurare il rispetto e il dialogo che finora sono venuti a mancare, seppur abbia sentito il bisogno di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Maurizio Zanoni

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