I lavoratori del San Raffaele in presidio nell'atrio degli uffici dell'amministratore delegato Bedin

Spille e volantini con scritto “Ho 244 ottimi motivi". Sul volantino poi si legge: «Ci siamo ripresi la dignità: ora rivendichiamo i diritti. Nessuno di noi è un esubero e questo è il momento di farlo capire a tutti. Nei 120 giorni in cui potrebbero partire le lettere di licenziamento, rifiutiamo il lavoro straordinario per dimostrare all’Amministrazione che, senza la nostra collaborazione, questa struttura non è in grado di offrire un servizio di eccellenza.

Lo straordinario è una tua scelta e nessuno può obbligarti. E abbiamo tutti 244 ottimi motivi per non farlo».
Questa la posizione presentata e sostenuta all’assemblea dei lavoratori del San Raffaele lo scorso 6 febbraio, dopo che il referendum ha detto no all’accordo che si sarebbe dovuto siglare tra RSU e proprietà a Roma il 31 gennaio. Con loro anche i dipendenti del Laboraf che, pur non rientrando in questa procedura di licenziamento collettivo, sotto il profilo degli accordi contrattuali sono assimilabili ai lavoratori del comparto. Fronte compatto, unito più che mai, oggi, per manifestare contro la proprietà che ha rifiutato la proposta del Ministero di un rinvio, chiudendo così la porta a ogni possibile riapertura della trattativa.
Dall’aula San Luca, l’assemblea si è spostata in corteo diretta agli uffici dell’amministratore delegato Nicola Bedin, così si legge nel comunicato stampa - dal titolo provocatorio “Ospedale San Raffaele: nessun voto per questa politica?” - rilasciato in modo congiunto delle due RSU, Ospedale San Raffaele e Diagnostica & Ricerca San Raffaele. Lo riportiamo integralmente: «Dopo l’esito del referendum che ha bocciato l’accordo che tagliava gli stipendi e non garantiva dai licenziamenti, l’Amministrazione ha bloccato le trattative, decurtato i nostri salari e minacciato di far partire le lettere di licenziamento. Oggi, mercoledì 6 febbraio, circa 600 lavoratori durante l’assemblea si sono recati nell’atrio dell’ufficio dell’amministratore delegato, Nicola Bedin, e, in presidio, hanno chiesto un confronto con i candidati alla Presidenza della Regione Lombardia. I lavoratori e le lavoratrici hanno atteso invano fino alle dodici. Nessun candidato ha ritenuto, in piena campagna elettorale, di doversi confrontare con il grave problema dei 244 licenziamenti e della disdetta di quaranta anni di contrattazione all’Ospedale San Raffaele. Non volendo trarre conclusioni immediate, restiamo in attesa di poter colloquiare con chi si candida a governare la Regione Lombardia, il cui bilancio è destinato per l’80% alla sanità e il San Raffaele è tra i maggiori destinatari del finanziamento regionale».
Intanto all’esterno, sulla spianata, continua il presidio permanente, all’ombra della cupola e della statua simbolo della gestione di Don Verzè, dai primi di novembre, giorno e notte, a turno per dimostrare che «i lavoratori e le lavoratrici del San Raffaele non si piegano al ricatto».
Cristiana Pisani

Assemblea post referendum alcuni delegati sindacali (a dx Daniela Rottoli coordinatrice RSU appena eletta) 

Il testo del volantino appeso sulla porta dell'ufficio dell'amministratore delegato Nicola Bedin 

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