Verdetto sul "caso Polenghi": il fotoreporter di Segrate fu ucciso dall'esercito thailandese, ma manca il colpevole

Bangkok, 29 maggio 2013: il verdetto emesso dalla Corte penale sul “Caso Polenghi” ha messo finalmente nero su bianco che il fotoreporter segratese Fabio Polenghi, 48 anni, fu ucciso da un proiettile in dotazione all’esercito thailandese il 19 maggio 2010. La sentenza conferma la teoria fin da subito sostenuta dalla famiglia, con singolare tenacia dalla sorella Isa, per tutti questi anni e soddisfa solo a metà perché, pur restituendo in parte giustizia, non menziona in modo specifico nessun responsabile.

«Un verdetto positivo, ma non risolutivo – ha dichiarato a caldo la sorella Isa all’Ansa e nel collegamento serale in diretta con Rai news 24 – dopo aver ascoltato la lettura del verdetto insieme alla madre Laura e alla sorella maggiore Arianna. Questa sentenza non mi mette il cuore in pace – ha puntualizzato – perché non rimuove dall’incarico il responsabile della morte di mio fratello». I giudici della Corte penale di Bangkok hanno ricostruito con certezza la dinamica dell’accaduto: Polenghi fu trafitto alla schiena da un proiettile ad alta velocità di fucile M16 (in dotazione ai militari) mentre correva in direzione della Ratchaprasong Intersection seguendo la ritirata dei “rossi” nell’ultimo giorno di una protesta antigovernativa – gravata da un bilancio finale di 91 morti e 2mila feriti – che si protraeva da oltre due mesi nel centro di Bangkok.
Il verdetto di oggi costituisce sicuramente un importante passo in avanti dal punto di vista legale, ma per arrivare all’individuazione di un colpevole – in un Paese dove finora nessun militare è mai stato condannato – dovrà partire dalla famiglia l’iniziativa di intraprendere un nuovo processo. Isa, che da tre lunghi anni instancabilmente combatte la sua solitaria battaglia personale per la giustizia e per la libertà di espressione, è venuta in Thailandia già nove volte e presto dovrà decidere, insieme con gli altri familiari, quale strada percorrere. Per la madre Laura, tornata a Bangkok dalla morte del figlio solo oggi, la sentenza va considerata come una mezza vittoria e con amarezza insiste con queste parole: «Vorrei però sapere chi ha ucciso Fabio e soprattutto chi ha ordinato di sparare. Almeno per avere qualcuno con cui sfogarmi».
Fabio Polenghi ha vissuto molti anni a San Felice; gli amici di sempre hanno scelto di ricordarlo, in occasione della festa del quartiere, organizzando domenica 9 giugno alle ore 15:30 nella sala cinema un'esposizione fotografica dei suoi “migliori scatti” cui seguirà la proiezione del film-documentario “Linea Cubana” con un intervento conclusivo della sorella Isa. In sala saranno presenti anche la sorella Arianna e la mamma Laura.
Cristiana Pisani

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