Disoccupazione: senza crescita si torna all’emergenza

Due Papi al posto di uno e un Presidente invece di due, è facile intuire che il 2013 sarà ricordato come un anno lontano dalla media. Ci sono però delle costanti che ci perseguitano, anzi si sono accentuate: riforma della legge elettorale, disoccupazione, sprechi della politica, abuso dei soldi pubblici, pubblica amministrazione che non paga i suoi debiti, scarsi investimenti nell’infrastruttura. Ad alcune di esse - è cronaca di questi giorni - si sta cercando di dare una soluzione: giusta, sbagliata, non adeguata; sarà il risultato finale, conseguenza anche del passaggio parlamentare, che ci darà una risposta in merito.

Al di là dell’enfasi attuale sulla riforma elettorale, io credo che la disoccupazione sia il principale problema dell’Italia. Milioni di disoccupati, di precari e sottoccupati, di persone che hanno smesso di cercare lavoro. Poco meno di 10 milioni di persone non riescono ad avere un lavoro, non dico soddisfacente, ma semplicemente che gli permetta di vivere decentemente. Il governo dice che per uscire da questa situazione occorre abbassare le tasse sul lavoro, in modo da rendere più competitive le imprese e quindi aumentare l’occupazione. Nessuno sino ad oggi è stato in grado di dare un segnale di discontinuità con il passato. La crescita, di conseguenza, rimane una chimera. Nel 2013, così come negli anni passati, non si sono avuti nuovi posti di lavoro ma un aumento della disoccupazione, specialmente quella giovanile, e un dibattito sulle regole contrattuali. E qui sorge spontanea una domanda: davvero pensiamo che il freno all’occupazione sia l’articolo 18, la giungla dei contratti, la troppa burocrazia? L’economia non si rilancia togliendo tutele, come vorrebbe qualcuno e nemmeno con il contratto unico. Le condizioni per tornare a crescere non si creano solo semplificando, eliminando l’eccessiva burocrazia, ma investendo. Occorre utilizzare i risparmi derivanti dalla spending review per ridurre il cuneo fiscale. Il governo Letta ha svolto un ruolo di garanzia e tutela mantenendo il Paese lontano dal precipizio ma bisogna accelerare il cammino nella direzione opposta, quella della ripresa. L’Italia non ha più bisogno di un governo di emergenza ma di un governo di crescita, perché senza la seconda si tornerà rapidamente alla prima.
“Erano in tre e si doveva eseguire un lavoro; il più forte decise che avrebbe diretto le varie fasi dell'esecuzione, il più furbo disse che avrebbe controllato il buon esito dell'operazione e al più debole non rimase altro che iniziare” - Carl William Brown

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