La mamma di Andrea de Nando, nel dramma di Altea, rivive il suo dolore e denuncia: «Altea è morta ammazzata e nessuno pagherà»

Sono la mamma di Andrea De Nando, morto ammazzato circa due anni fa da una vettura che procedeva a folle velocità in pieno centro urbano. Mi perdoni per questa ennesima esternazione, ma proprio non riesco, non ce la faccio, non posso tacere di fronte a questo ennesimo delitto, di fronte a questa giovanissima vita spezzata che aveva tutto il futuro nelle sue mani e occhi meravigliosi per guardare un mondo che le ha voltato le spalle.

Sto parlando di Altea, ennesima vittima della strada ed ennesima vittima della scelleratezza alla guida altrui.
Altea è morta, ma chi ha ammazzato veramente Altea?
Davvero possiamo attribuire tutte le colpe a quell'individuo che incurante se n'é infischiato altamente delle regole del codice della strada e si è permesso il lusso di guidare il suo Suv assassino con un tasso alcolemico tre volte superiore al consentito? Facciamoci delle domande e che lo Stato e le istituzioni ci diano delle risposte!
Altea è morta e chi ha reciso la sua giovane vita è tornato a casa sua, come chi ha ammazzato Andrea e mille altri Andrea... ogni due ore una persona perde la vita sull'asfalto. Ogni due ore.
Mi chiedo e, credetemi, mi sento stupida nel chiedermelo, se quella benedetta legge sull'omicidio stradale fosse stata approvata e applicata, se davvero fosse stato chiaro a tutti che non ci si può permettere di mettersi alla guida non rispettando le regole, né tantomeno si può guidare in stato psicofisico alterato e che se lo fai e facendolo ammazzi o rendi invalida una o più persone c'è la galera, sicura come sicura è la morte che hai provocato, e che in galera ci vai e ci resti da un minimo di 8 anni fino a un massimo di 18 anni e che con la tua patente puoi farci i coriandoli per carnevale.  Bene, mi chiedo, se tutto ciò fosse stato, forse (anzi, molto probabilmente) Altea oggi sarebbe ancora viva... come mio figlio, come altri 5.000 esseri umani, e altre 20.000 persone potrebbero continuare la loro vita senza essere rese disabili gravi per sempre.
Conosco già l'epilogo di questa tragedia: un processo sommario, un patteggiamento quasi sempre accettato, una pena irrisoria che con i vari riti premiali si riduce quasi sempre al nulla. E perchè a noi non è concesso nessuno sconto e nessun patteggiamento? Avrei dato volentieri la mia vita in cambio di quella di mio figlio, avrei respirato io volentieri per l'ultima volta pur di lasciare respirare lui per tutti gli anni meravigliosi che avrebbe avuto diritto di vivere.
E le nostre vite? E le vite dei figli rimasti, le giovani vite degli amici di quella giovane che ho sentito straziarsi in televisione ricordando Altea? Quando si renderanno conto che a fronte di un omicidio nulla o quasi nulla sarà pagato? Cosa gli racconteremo a quel punto? Gli diremo: "Bene ragazzi, alla fine per la legge italiana la vita di una persona vale un tot di mesi, sì, un tot di mesi! L'omicida ha patteggiato la pena poi, sai, siccome era incensurato ha anche diritto alla condizionale..."
Diritti, diritti, diritti, sempre e solo diritti. Dei colpevoli però.
E noi quali diritti abbiamo? Credo neppure il diritto di dire la nostra opinione in aula... Nulla. Abbiamo solo il diritto di soffrire e di morire di una morte lenta, però, la morte di una sopravvivenza a un dolore che fa paura solo ad essere nominato: la morte di un figlio.
E allora ditemi: se alla fine chi ha ucciso i nostri figli non farà mai un giorno di reclusione, quanto varrà la loro vita in termini penali? Zero. Varrà zero, come i giorni di galera che chi li ha uccisi farà.
Se non c'è una giusta punizione, ci sarà mai una deterrenza per chi interrompe la vita altrui? Guardate la foto di quella ragazza, di tutte le vite spezzate sull'asfalto. Perchè chi ha reciso il loro futuro per totale non rispetto delle regole deve continuare la propria vita indisturbato? Perchè? Perchè la giustizia tentenna in caso di incidenti stradali che alla fine sono omicidi veri e propri?
Allora che sia data una pena certa, immediata, effettiva, e che sia approvato anche con decreto d'urgenza la legge sull'omicidio stradale, perchè solo così potremo nuovamente guardare negli occhi chi è rimasto e dirgli: "Forse tutto il sangue versato sulle nostre strade non è stato vano, forse da qui si può ripartire per dare un valore al bene piu' prezioso che esista… la vita".
Ciao Altea,
spero tu sia ora in un luogo dove non esiste sofferenza.
Elisabetta Cipollone, Peschiera Borromeo

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