Quando la morte di giovani ragazzi sulle strade non smuove le coscienze civiche e l'educazione al volante dei cittadini

Gent.le redazione, sono esattamente due anni che Andrea De Nando è stato strappato alla sua esistenza e al suo futuro. La tragedia ha lasciato uno struggente vuoto fisico e di disperazione in molte vite. Si pensa comunemente che l’uomo impari più dagli errori e dalle esperienze negative che da quelle positive; è stato così anche questa volta?

Si pensa comunemente che l’uomo impari più dagli errori e dalle esperienze negative che da quelle positive; è stato così anche questa volta?
Il ricordo di questo bellissimo ragazzo strappato alla vita da un’auto, sulle strisce pedonali di Peschiera Borromeo, ha smosso le nostre coscienze?
Non parlo delle giusta e doverosa vicinanza alla famiglia, che chiede giustizia per l’assassinio, dell’appoggio alla sacrosanta battaglia della signora Cipollone, la mamma di Andrea, per introdurre il reato d’omicidio stradale nel nostro ordinamento giuridico; no, non parlo solo di questo. Parlo della nostra coscienza, la coscienza stradale che abbiamo collettivamente maturato a seguito di questo terribile evento. Cosa è cambiato nelle nostre abitudini d’automobilisti?
Nulla, cari concittadini, oltre le lacrime e le condoglianze, meno di zero.
Si parla polemizzando, a torto o ragione, dell’introduzione del limite di 30 km/h all’interno delle nostre città. Noi, nella frazione di Mezzate, abbiamo già tutte le strade interne con tale limite. Siamo avanti ma solo di nome, purtroppo non di fatto. Cosa intendo dire? Semplicemente mi domando: chi rispetta questo limite?
In questi giorni che deambulo lentamente per il quartiere con una stampella (reduce da una artroscopia al menisco) e porto a spasso la cagnolina mi capita spesso d’osservare il comportamento dei miei concittadini. Ci fermiamo ordinatamente all’inizio delle strisce pedonali (poste davanti a quei dossi molto rialzati, visibilissimi) e aspettiamo con scrupolo d’attraversare. Sono ben visibile, e non nascondo nè la stampella nè lo posso fare con la mia corporatura, discretamente imponente. Le vetture mi sfrecciano davanti, senza quasi rallentare: sobbalzano sul dosso giovani signore, mamme col bambino sul seggiolino posteriore, signori anziani, giovanotti, tutti accomunati dal fatto di... vedermi perfettamente, ma non avere alcuna intenzione di rallentare, figuriamoci fermarsi per farci attraversare. Non porto con me un misuratore di velocità ma ho abbastanza esperienza automobilistica per capire che essa è, mediamente, assai più alta dei trenta km all’ora prescritti.
La frustrazione nasce dal constatare che manchiamo totalmente sia d’educazione (e coscienza) civica che stradale. Pensiamo solo a noi stessi e a quello che stiamo facendo, a dove stiamo andando: tutto il resto, quello che ci circonda, se diventa un noioso impedimento, lo dobbiamo con qualsiasi mezzo rimuovere.
Dietro questa mancanza di sensibilità ed educazione si nasconde, ad ogni metro, il pericolo mortale. Un ragazzino che attraversa di corsa la strada rincorrendo la palla, un qualsiasi animale che sfugge al controllo del padrone sono solo alcuni dei tanti casi che ci potrebbero capitare ma che ci rifiutiamo di considerare se non come remotissime possibilità.
Credo che la battaglia della mamma di Andrea sia giusta e condivisibile: non è più tollerabile che le pene per comportamenti scorretti al limite del delittuoso (e anche oltre) vengano sanzionati con sanzioni risibili e raramente applicate. Però questo non basta, come non basta la vigilanza delle forze di Polizia e le campagne di pubblica sensibilizzazione. Bisognerebbe che tutti noi, automobilisti, pedoni, ciclisti, scooteristi, ci fermassimo sempre un istante prima di scendere in strada, riflettendo sul valore incommensurabile della vita umana; è necessario educare i nostri i figli alla prudenza e all’attenzione, attraverso il nostro esempio e i nostri comportamenti virtuosi. Ma tutto questo, guardando alla realtà che ci circonda, mi sembra, se non una chimera, un obiettivo purtroppo assai remoto.
Pons Roberto, Peschiera Borromeo

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