San Giuliano: lettera aperta degli ultimi undici lavoratori di Genia

I dipendenti rimasti dell’ex municipalizzata si avvicinano inesorabilmente al licenziamento, quando il 31 marzo l’azienda (fallita) chiuderà definitivamente i battenti

«Anche una sola persona licenziata, non ricollocata, è un fallimento della politica»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta degli ultimi undici dipendenti di Genia, l’ex società multiservizi del Comune di San Giuliano, che presto si troveranno senza lavoro.

«Cala il sipario su Genia Spa, società pubblica fallita interamente partecipata dal Comune di San Giuliano Milanese.
Con il 31 di marzo si conclude l’esercizio provvisorio, penultimo capitolo di questa grande “commedia” che ha tenuto testa con le proprie vicissitudini le pagine locali dei principali quotidiani; di fatto il penultimo atto prevede che undici dipendenti, ancora legati alla società, vengano traghettati verso il collettivo licenziamento.
In passato si è narrato di Genia con colorate allegorie legate alla favola di Cappuccetto Rosso ma, a differenza di tutte le favole di cui si acuisce una morale, la favola di Genia non prevede un lieto fine né per gli undici lavoratori né tantomeno per il patrimonio pubblico della città.
La favola nel tempo si è arricchita di episodi e personaggi nuovi, legati ai due palazzi, che forse sarebbe interessante narrare ma in questo momento si preferisce il silenzio: quello assordante degli agnelli sacrificali.
Gli effetti del fallimento sono ancora molto silenti e nascosti sotto le ceneri ma non tarderanno a farsi sentire sotto la pressione dei creditori, contemplando la vendita attraverso “aste pubbliche” dei gioielli più o meno scintillanti dei cittadini sangiulianesi: dai campi sportivi ai centri di aggregazione, dalle scuole agli asili, dal Cinema Ariston agli immobili di edilizia residenziale pubblica chiudendo così l’ultimo capitolo della “commedia”.
Come dipendenti questo “fallimento” ci colpisce sicuramente più da vicino ma, come una macchia di petrolio in un mare pulito, tutta la collettività risulterà inquinata da tutto ciò, a danno delle persone più deboli come bambini e anziani.
Non abbiamo certamente la pretesa di giudicare e non puntiamo il dito contro nessuno, ma abbiamo imparato ad essere pragmatici guardando i fatti totalmente inesistenti di questi ultimi anni; sicuramente si sarebbe dovuto e potuto fare di più per il bene della collettività, ma così non è stato.
Rimane una grande amarezza tra i sentimenti che affiorano tra gli undici lavoratori; non perdono giorno a chiedersi con quale criterio siano intervenute le scelte sulle figure professionali che hanno seguito le cessioni dei vari rami d’azienda avvenute.
Ci si chiede, inoltre, perché le stesse persone, a differenza di altre, abbiano accettato, senza colpo ferire, prima la liquidazione e la cassa integrazione a rotazione, poi il licenziamento e la riassunzione a part time, per circa tre anni, ed infine il licenziamento oramai prossimo.
Cinicamente si pensa abbiano mantenuto le persone maggiormente indicate a seguire le procedure della liquidazione e del fallimento, realizzando però una sorta di “usa e getta della professionalità” e della dignità umana di queste persone, annoverando questo tra le grandi “ingiustizie” di questa commedia.
Una visione d’insieme dell’intera vicenda può anche accarezzare l’idea che 100 lavoratori ricollocati su 110 siano un ottimo risultato creando però una visione distorta, dal nostro punto di vista, anche una sola persona licenziata, non ricollocata, deve suonare come un fallimento della politica locale… non ci stancheremo mai di ricordarlo: TUTTI O NESSUNO, altrimenti è solo il nulla che avanza.
Convinti esista una linea molto sottile tra orgoglio e dignità umana; l’orgoglio e la professionalità sono state da tempo calpestate; rimane, per gli undici agnelli sacrificali, una forte volontà di salvare la dignità lavorativa di padri e madri di famiglia».  

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