Redecesio, il datacenter e la responsabilità politica: Lantieri e Segrate Libera chiudono la serie con l'atto finale
Il cantiere è aperto, le autorizzazioni ambientali non sono ancora completamente chiuse, i cittadini non sono mai stati convocati in assemblea. E la decisione era stata presa il 4 aprile 2024, alle 21, in una seduta ordinaria del Consiglio Comunale
Daniele Lantieri e Segrate Libera pubblicano il 19 aprile gli ultimi due interventi della serie dedicata agli undici anni di mandato Micheli. L'ottavo post chiude il cerchio sull'intera analisi. Il settimo ricostruisce la seduta del Consiglio Comunale del 4 aprile 2024 — la sera in cui tutto è stato deciso. «Non per caso è l'ultimo», scrive Lantieri sull'intervento conclusivo. «Per capirlo davvero bisognava prima costruire il contesto dei sette punti precedenti».
Partiamo da quello che è vero
Lantieri apre con una premessa che tiene a ribadire con chiarezza. «Il datacenter è stato autorizzato nel rispetto delle normative vigenti», scrive. «Il Permesso di Costruire Convenzionato n. 11/2024 è stato rilasciato seguendo l'iter previsto dalla legge. Nessuno ha violato la legge». Lo ripetono come un mantra Micheli e Di Chio, aggiunge, «ed è vero». Ma subito dopo pone la questione centrale: «Il rispetto formale delle norme non esaurisce la responsabilità politica di chi amministra. Le norme fissano il minimo accettabile. La politica dovrebbe fare di meglio».
I numeri che nessuno ha comunicato
Lantieri elenca con precisione tecnica quello che, scrive, «Micheli non ha mai detto ai cittadini di Redecesio». Il datacenter MIL1 produce 27 MW di calore continuo scaricati nell'atmosfera attorno al quartiere, perché l'operatore della rete di teleriscaldamento non è ancora stato trovato. I generatori diesel di emergenza da 132 MW richiedono serbatoi stimati tra 800.000 e 1.600.000 litri di gasolio fuori terra — «tra 80 e 160 volte la quantità di un distributore di benzina ordinario» — a circa cento metri dalle prime abitazioni e a 300-500 metri dalle scuole. La sottostazione elettrica da 90 MVA a 220.000 volt ha fasce di rispetto elettromagnetico che per legge non dovrebbero contenere abitazioni, scuole o luoghi di permanenza prolungata. Due procedure di verifica di ottemperanza al MASE erano ancora aperte ad aprile 2026, con richieste di integrazioni tecniche da parte di ARPA Lombardia su rumore e atmosfera. «Il cantiere è già aperto», scrive Lantieri. «Le autorizzazioni ambientali non sono ancora completamente chiuse».
Il triangolo del fuoco
Lantieri introduce una valutazione tecnica che definisce di sua competenza diretta come tecnico impiantistico. Un datacenter da 27 MW, scrive, «è una concentrazione simultanea di tutti e tre gli elementi del triangolo del fuoco». Il combustibile sono i serbatoi di gasolio fuori terra in container a cento metri dalle case. Il comburente è l'ossigeno dell'aria. L'innesco è triplicato: termico dai corridoi caldi e dai trasformatori a 70-90 gradi, elettrico dagli archi possibili su un impianto da 100 MVA a 220 kV, meccanico dagli scarichi diesel a 400-600 gradi. Per un distributore ordinario con 10.000-15.000 litri di gasolio interrato, ricorda, la normativa impone distanze minime dai fabbricati e sconsiglia la vicinanza a scuole. «Qui parliamo di 80-160 volte quella quantità, fuori terra invece che interrata». «Tutto formalmente in norma», scrive. «Ma è esattamente questa asimmetria regolatoria che avrebbe dovuto spingere l'amministrazione a fare domande scomode prima di firmare il Permesso di Costruire».
La sera del 4 aprile 2024
Il secondo intervento ricostruisce la seduta del Consiglio Comunale che ha dato il via libera all'intera operazione. Era il 4 aprile 2024, alle ore 21. Il punto 3 dell'ordine del giorno approvava in un unico pacchetto tre operazioni interconnesse: la cessione del Golfo Agricolo al Comune da parte di Europa 2000 S.r.l. con generazione di diritti edificatori perequativi, il trasferimento di quei diritti sull'area ex-CISE, e la proposta di rigenerazione urbana presentata da CyrusOne.
Lantieri sottolinea un elemento che considera decisivo: «Al momento del voto del 4 aprile, la valutazione ambientale sui 132 MW di generatori diesel non era ancora iniziata. Il Consiglio ha approvato l'accordo urbanistico prima che la valutazione ambientale più critica fosse avviata. Il carro è andato davanti ai buoi».
Segnala inoltre un dettaglio sulla narrazione pubblica: il soggetto che ha ceduto il Golfo Agricolo al Comune — Europa 2000 S.r.l., la holding di 2C Sviluppo Immobiliare — è lo stesso che aveva acquistato sia il Golfo che l'area ex-CISE e che ha poi venduto quest'ultima a CyrusOne. «Non c'è nulla di illegale», precisa Lantieri. «Ma la narrazione pubblica — "battaglia contro gli speculatori", "vittoria per i segratesi" — omette che il soggetto che ha ceduto il Golfo è lo stesso che ha venduto il sito del datacenter. Non è un atto di generosità disinteressata. È un'operazione commerciale coerente con gli interessi di tutte le parti».
La seduta era trasmessa in diretta su YouTube. «La democrazia formale era rispettata», scrive Lantieri. «Ma quanti residenti di Redecesio erano a conoscenza di quella seduta? Quanti avevano compreso il significato tecnico del punto 3 con i suoi tre sotto-punti?»
Le responsabilità precise
Lantieri identifica responsabilità specifiche per entrambi i protagonisti politici. Micheli ha aderito al Patto dei Sindaci impegnandosi a ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2030, ha presentato Segrate come modello di città sostenibile a Glasgow e a Parigi, e ha firmato il Permesso di Costruire per un impianto che produce annualmente oltre 1.000 tonnellate di CO2 nelle sole prove dei generatori, «senza mai pubblicare un rapporto di monitoraggio sulle emissioni comunali». Di Chio ha negoziato e costruito l'accordo urbanistico con CyrusOne in qualità di assessore al territorio — «lo stesso accordo che oggi rivendica come conquista nella sua campagna elettorale» — e ha liquidato le preoccupazioni dei residenti con la frase: «Dobbiamo spiegare bene le scelte perché il nuovo spesso fa paura». Risposta di Lantieri: «No. Il nuovo non fa paura. Fare paura è sapere che a 100 metri da casa tua arriveranno 1.600.000 litri di gasolio fuori terra e non averlo saputo prima che il cantiere aprisse».
Quello che mancava e non tornerà
Lantieri elenca con precisione quello che l'amministrazione aveva il tempo di fare e non ha fatto: convocare un'assemblea pubblica a Redecesio prima di firmare il Permesso di Costruire, commissionare una misura fonometrica ante-operam nel quartiere, verificare che il teleriscaldamento fosse un impegno contrattuale prima di comunicarlo come certezza, spiegare ai cittadini di Redecesio cosa significa avere un impianto di quella scala a cento metri da casa con numeri reali. «Non l'hanno fatto. E adesso il cantiere è aperto».
La parola finale agli elettori
Lantieri chiude la serie con una precisazione e una domanda. La precisazione: «Non sono contrario ai datacenter. I datacenter sono infrastrutture necessarie. Sono contrario a questo datacenter, in questo posto, con questa gestione della comunicazione verso i cittadini, da parte di questa amministrazione che si è presentata per undici anni come paladina dell'ambiente e della partecipazione». La domanda è rivolta direttamente agli elettori di Redecesio: «Chi ha governato questa città per undici anni merita di continuare a governarla attraverso il proprio delfino? O è il momento che Segrate — tutta Segrate, non solo i quartieri che stavano già bene — abbia un'amministrazione che metta i cittadini al centro delle decisioni prima che vengano prese, non dopo?»
«Io ho fatto il mio lavoro: portare i dati», chiude Lantieri. «Il vostro lavoro lo fate il 24 e 25 maggio».
La newsletter Segrate Libera di Daniele Lantieri è consultabile su Substack. La redazione di 7giorni continuerà a seguire la serie in vista delle elezioni comunali.
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