Le liste civiche, un valore aggiunto a una politica che spesso delude

 I partiti politici che sembravano essere stati puliti dalla ventata moralizzatrice e anche etica del fenomeno Mani Pulite sono ancora centro di gestione del potere personale, come dimostrano le cronache degli ultimi giorni. Ciò che emerge inequivocabilmente dagli eventi è la crisi ciclica della politica italiana, e, come conseguenza naturale,si parla di liste civiche per le prossime tornate elettorali amministrative. Questo scenario ha chiaramente il benestare di chi pensa a un nuovo protagonismo della società civile e il disappunto di chi teme la solita ventata qualunquista, di stampo personalistico, destinata a dileguarsi nel tempo senza lasciare traccia.
Il disappunto proviene innanzitutto dai partiti che si vedono sottratti di un ambito decisionale politico. Su “Società & Ambiente”, un periodico locale, un articolo evidenziava la presentazione di una lista civica che era valutata e giudicata, negativamente, solo tenendo conto della precedente esperienza all’interno di organi istituzionali delle persone ad essa aderenti, come se la capacità progettuale fosse inversamente proporzionale all’esperienza politica individuale e collettiva.
La discussione dovrebbe avvenire tra i programmi, tra l’idea di sviluppo di una città e non solo guardando la carta d’identità istituzionale dei promotori delle liste civiche. La politica, o per meglio dire i partiti politici, che dovrebbero raccogliere le nuove prospettive di sviluppo della società (giovani, ambiente, anziani, sanità …) e portarle a sintesi fornendo delle linee guida di attuazione programmatica non sono in grado, oggi, ma probabilmente neanche ieri, di svolgere interamente questo compito. Quindi è fisiologico, comprensibile e perfino auspicabile, che la società autonomamente e spontaneamente provi a supplire i partiti politici o, quanto meno, a stimolare la politica organizzata. Questo concetto è valido se e solo se le liste civiche non nascono a seguito della semplice protesta o di una pura volontà tesa a difendere un particolare interesse, ma siano disposte a praticare una politica concreta, fatta di progetti e contenuti.
Se le liste nascono con questo presupposto vuol dire che concentrano la loro azione politica su alcuni aspetti localistici attorno ai quali creare le condizioni di un miglioramento della comunità nella quale intendono operare. Innanzitutto, per non apparire come movimenti di protesta fine a se stessa o come difensori di piccoli interessi di quartiere e territoriali, dovrebbero inquadrare la loro azione in una politica per gli interessi più generali della comunità.
Sarebbe decisivo collocare al centro dell’azione di un movimento spontaneo e civile la difesa della qualità della spesa pubblica e la tenuta virtuosa dei bilanci delle pubbliche amministrazioni, l’interesse della cittadinanza, il miglioramento della qualità della vita pensando a servizi fruibili. Non ultimo, quei movimenti dovrebbero proporre un modello civile nel senso più autentico della parola, indispensabile per la quotidiana vivibilità dei cittadini. I partiti dovrebbero apprezzare l’impegno dei cittadini che si organizzano e sappiano raccogliere il consenso del numero crescente delle persone che non si sentono rappresentati dalle forze politiche, perché aumentano il grado di partecipazione alle scelte politiche/amministrative e possono permettere ai partiti di uscire dall’ambito delle segreterie per avere un confronto sicuramente più ampio ed esaustivo sulle questioni locali; probabilmente, se progetti di questo tipo riusciranno a realizzarsi, gli stessi partiti, stimolati e incalzati, potranno rinnovarsi e riguadagnare la fiducia dei cittadini.

“Un pessimista vede la difficoltà in ogni opportunità, un ottimista vede l’opportunità in ogni difficoltà” – Winston Churchill

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