Il Progetto "Un Pozzo per Andrea" arriva nel nord dell'Etiopia

Elisabetta Cipollone, Raffaele Brattoli e i volontari Vis, hanno inaugurato nel Tigrai il loro ottavo pozzo di acqua potabile, dedicandolo a Claudio Bonaiti

L'inaugurazione di un pozzo

L'inaugurazione di un pozzo Elisabetta Cipollone

Arrivano a otto i pozzi costruiti in Etiopia grazie al progetto "Un pozzo per Andrea"

«Il tuo amore per gli altri sgorgherà sempre da questo pozzo». È questa la frase dedicata a Claudio Bonaiti, grande atleta scomparso a soli 42 anni, lasciando la moglie e la figlia di otto anni. Ora la dedica è posta sul pozzo costruito in Etiopia grazie al progetto “Un pozzo per Andrea”. All’inaugurazione dell’importante fonte d’acqua potabile, erano presenti Elisabetta Cipollone e Raffaele Brattoli. Elisabetta è la fondatrice dell’associazione dedicata al figlio Andrea De Nando, tragicamente deceduto nel 2011 in un incidente stradale, mentre Raffaele Brattoli è il famoso maratoneta di Peschiera Borromeo da sempre impegnato nel sociale e nell’Associazione Charity in The World. «Oltre ad essere un mio grande amico – spiega Raffaele Brattoli – Claudio era anche un benefattore, nel corso della sua vita ha infatti aiutato moltissimi bambini diversamente abili, per questo motivo abbiamo deciso di dedicargli questo progetto». Questa nuova fonte d’acqua dedicata a Claudio nella regione del Tigrai, a nord dell’Etiopia, è l'ottavo pozzo costruito nello stato africano grazie ai fondi raccolti dall’associazione “Un pozzo per Andrea”, nata per realizzare il sogno di Andrea De Nando, ovvero portare l’acqua in Africa, nei paesi più poveri come l’Etiopia, come testimonia la madre: «Rimango sempre sconvolta – spiega Elisabetta -  da questa estrema povertà, ho bisogno di tempo per riprendermi quando torno a casa». Il progetto“Un pozzo per Andrea”, collabora con i volontari Vis (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo) e Charity in the World, da sempre presenti sul territorio. Elisabetta e Raffaele, aiutati dai volontari e dai preti salesiani, non hanno solo costruito un pozzo che approvvigionerà d’acqua le popolazioni della zona del Tigrai in modo maggiormente pratico, ma hanno portato soprattutto speranza. Al contrario dell’Etiopia del Sud, la zona dove si sono recati di recente, è geologicamente rocciosa, e praticare l’agricoltura è pressoché impossibile. Trovare acqua è difficoltoso, e le donne sono costrette a camminare per molto tempo prima di raggiungere un fiume, le cui acque tutto sono meno che potabili. Poter offrire dell’acqua dai valori perfetti (Come testimoniato dalle analisi effettuate dall’Adcs laboratory-Water Quality Testing Format) all’interno del villaggio, significa rendere la vita delle persone meno estenuante e ridimensionare il rischio di infezioni che si potrebbero riscontrare con acque impure. «Nel 2011 – racconta Elisabetta Cipollone – stavamo inaugurando il primo pozzo, dedicato ad Andrea, nel sud dell’Etiopia, e ricordo che molti volontari vennero chiamati proprio nel Tigrai dove si verificherò una siccità gravissima, per questo mi è rimasta molto impressa e ora abbiamo cercato di portare aiuto anche a nord. La zona inoltre, è a soli 37 chilometri dal confine Eritreo, stato che versa in una situazione terribile, che porta molti profughi a rifugiarsi proprio nel Tigrai, cercando di fuggire dalla dittatura. L’acqua quindi diventa un bene ancora più prezioso». Per tutti i motivi sopra elencati, il gesto di Elisabetta e Raffaele è stato ovviamente molto apprezzato, e l’accoglienza nel Tigrai è stata incredibile, tra mille sorrisi, abbracci e commozione. Non manca inoltre la certezza che il loro lascito si trovi in mani sicure: «L’acqua – spiega Elisabetta - è considerata talmente un bene inestimabile, che il pozzo verrà aperto solo tre ore la mattina e tre il pomeriggio, per non prosciugare la falda acquifera. Le famiglie che ne usufruiranno, pagheranno una cifra simbolica di 5dir al mese, ovvero 20 centesimi di euro. Il totale della cifra raccolta per poter attingere l’acqua, andrà a costituire una cassa comune, che servirà per la manutenzione del pozzo». Un’efficiente organizzazione che ha colpito anche Raffaele Brattoli: «Sono persone dall’incredibile dignità, puliti, ordinati e che sanno organizzarsi perfettamente. Inoltre, constatare che l’operato degli occidentali – conclude- sta funzionando, portando lo sviluppo territoriale, riempie di felicità e speranza per il futuro di questi luoghi meravigliosi». L’Associazione “Un pozzo per Andrea” però non si ferma qui. L’intenzione è quella di costruire altri pozzi, e il progetto per il nono è già pronto e partirà a dicembre, sempre nel Tigrai, in attesa dei permessi. Il viaggio di Elisabetta, Raffaele e dei volontari è durato otto giorni, eppure il loro lascito è enorme, perché avere l’acqua è un diritto intangibile. Il loro gesto dimostra anche come ognuno di noi possa fare la propria parte per aiutare il prossimo, impegnandosi nel sociale portando sorrisi in ogni parte del mondo. Per chi fosse interessato a partecipare con un contributo alla causa “Un pozzo per Andrea” può effettuare una donazione online sul sito: www.volint.it o tramite la Banca Popolare Etica: VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo IBAN IT70F0501803200000000520000 o  tramite Conto Corrente Postale: VIS - Volontariato Internazionale per lo Sviluppo: ccp 88182001.



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