Cà del Lambro: scatta il divieto di coltivazione sul terreno dei veleni

Il Comune di Mediglia ha emesso un’ordinanza che impone “il divieto di coltivazione di prodotti ad uso alimentare, sia umano che a animale, sull’area individuata come sito contaminato”

Bianchi: «Necessario assicurare un alto livello di protezione»

Il Comune di Mediglia vieta ogni forma di coltivazione sui terreni di Cà del Lambro, l’area di 45mila mq compresa tra il fiume Lambro, la roggia Piora e il confine con San Giuliano, individuata quale sito prioritario dal Piano regionale delle Bonifiche. 

Il sindaco, Paolo Bianchi, ha infatti emesso un’ordinanza che dispone “il divieto di coltivazione di prodotti ad uso alimentare, sia umano che animale, sull’area individuata come sito contaminato Cà del Lambro […]. Il divieto potrà essere rimosso con provvedimento comunale solo a seguito di informativa da parte dell'ATS Milano Città Metropolitana nella quale si esprima parere favorevole alla rimozione medesima”. Prosegue dunque l’impegno dell’Amministrazione relativamente al terreno dei veleni che, secondo le stime del Comune, celerebbe al suo interno 70mila tonnellate di rifiuti

Il provvedimento è stato assunto dall’Ente medigliese anche a seguito di una nota inviata in data 24/4/2018 dall’Azienda di Tutela della Salute (ATS) di Città Metropolitana, che proponeva un’azione a scopo cautelativo alla luce delle risultanze della analisi di laboratorio effettuate sui campioni di terreno prelevati. «Durante gli scavi - precisa Paolo Bianchi - sono state rinvenute, soprattutto nelle porzioni centrale e meridionale dell'area, ingenti quantità di rifiuti industriali di diverse tipologie, quali sacchi di plastica industriali, bidoni di plastica e ferro, rotoli di guaine di gomma, copertoni e materiale da demolizione vario. I rifiuti classificabili come pericolosi sono concentrati nella zona sud, che confina con il Comune di San Giuliano Milanese. Gli inquinanti che comportano la classificazione dei rifiuti come pericolosi (H14 ecotossici) sono piombo, rame e zinco, nonché cromo, cadmio e mercurio, a dimostrazione del fatto che i rifiuti presenti costituiscono causa di contaminazione dei terreni sottostanti o con i quali sono stati miscelati». 

Da qui, dunque, la necessità di assumere un provvedimento volto a garantire un alto livello di protezione, fino alla conclusione degli accertamenti da parte dell’ATS di Città Metropolitana. Ora si attendono le reazioni della proprietà dell’area, che avrà facoltà di presentare ricorso per chiedere la sospensiva dell’ordinanza.

Redazione Web

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