Malinverno e Tabacchi prosciolti per il PS4 di Linate

Reato estinto per avvenuta prescrizione, i querelanti: «Un’occasione persa, sarebbe stata una sentenza storica»

“Non doversi procedere nei confronti degli imputati in relazione al reato loro ascritto perché lo stesso è estinto per intervenuta prescrizione”, questa la sentenza depositata il 22 aprile 2010 presso la V sezione penale di Milano, dal Giudice dottoressa Beatrice Secchi. Termina, con un nulla di fatto la causa intentata per truffa dai 93 soci della ex cooperativa edilizia Lambro, riguardante l’area cosiddetta PS/4 di Linate. Il processo vedeva fra gli imputati gli ex Sindaci di Peschiera Borromeo Marco Malinverno e Francesco Tabacchi, oltre ai vertici del C.I.M.E.P. - Consorzio Intercomunale Milanese per l’Edilizia Popolare di Milano e due funzionari del Comune di Peschiera Borromeo. Secondo il decreto di citazione diretta della Procura della Repubblica, agli imputati veniva contestato di aver indotto i soci della cooperativa in errore in merito alla corretta quantificazione e imputazione delle somme dagli stessi dovute al C.I.M.E.P. Nel testo si legge: “In particolare computando fra i costi di acquisizione dell’area di mq 12.750 di cui al Lotto PS/4 sita in Peschiera Borromeo Frazione Linate le somme in realtà dovute all’Istituto Milanese Martinit e Stelline a titolo di risarcimento del danno da accessione invertita e non come indennità in conseguenza all’originario decreto di espropriazione pubblica emesso dalla provincia di Milano n.1543…”. L’Avvocato Carlo Di Nicolò, che rappresenta i querelanti, non si limita a commentare la decisione del Giudice, ma vuole porre l’attenzione su una frase della sentenza: “dal complesso degli atti al fascicolo del dibattimento, non risulta evidente, ex art. 129 c.p.p. [...] che il fatto non sussista, gli imputati non lo abbiano commesso o che il fatto non costituisca reato”. Secondo, l’Avvocato Di Nicolò per il Tribunale di Milano gli imputati – in base agli atti – non apparivano innocenti, ma non si è potuto addivenire a una condanna perché l’Ufficio del Pubblico Ministero ha esercitato in ritardo l’azione penale. «La sensazione che si ricava dalla lettura della sentenza – dichiara l’Avvocato Di Nicolò – è, dunque, che gli imputati abbiano evitato in extremis la condanna (il problema della prescrizione è stato sollevato d’ufficio dal Giudice alla fine del processo, un attimo prima della requisitoria del PM) per un errore di procedura della Procura. Ricordo che nel processo appena concluso agli imputati era contestato il reato di truffa tentata, aggravata ai sensi dell’art. 61 n. 9 cod. pen. dalla qualità di pubblici ufficiali, per aver tentato di addebitare ai miei assistiti, assegnatari di alloggi di edilizia economica e popolare realizzati da una cooperativa ai sensi della legge 167/62, - continua il legale - un conguaglio non dovuto per la concessione del diritto di superficie su aree del lotto PS/4  in Peschiera Borromeo. La prescrizione  è sempre rinunciabile da parte degli imputati (che potrebbero avere interesse ad ottenere una assoluzione con formula piena, dimostrando così a futura memoria la loro innocenza), ma nessuno degli imputati del processo del PS/4 “Malinverno + Altri” (così era contraddistinto presso la Cancelleria della V  Corte penale del Tribunale di Milano) vi ha rinunciato, - conclude il difensore dei 93 assegnatari -, preferendo   la via di fuga più sicura rispetto all’alea del giudizio del Tribunale. Che infatti in sentenza ha dato atto di non avere elementi per assolverli». L’ex Sindaco di Peschiera Borromeo, Francesco Tabacchi interpellato sulla sentenza del tribunale ha dichiarato che: «personalmente avrei preferito rinunciare alla prescrizione, perché sono convinto della mia innocenza, ma mi sono uniformato alle decisione collegiale dei nostri difensori, che hanno preferito chiudere in quel modo il processo, per rispettare la volontà di tutte le persone imputate, processo che sarebbe stato lungo e costoso per tutti. La Corte dei Conti ci aveva già assolto,- sottolinea Francesco Tabacchi - in quanto non avevamo causato nessun danno alle finanze del Comune, e il giudizio in primo grado avrebbe confermato la nostra innocenza.». Secondo l’ex sindaco Marco Malinverno invece il processo non doveva neanche iniziare: «Tutto quello che l’Amministrazione ha fatto è stato unicamente per tutelare gli interessi dei soci della Cooperativa Lambro. Non abbiamo fatto nulla di male. Oltretutto abbiamo cercato di risolvere un problema lasciato dalle Giunte precedenti, per intenderci quelle di Malerba, De Micheli e Lo Valvo. Per il processo di San Bovio (Quadrifoglio 4 ndr) aspetto con ansia l’appello, anche se i termini sembrerebbero prescrivere il reato. Tutti gli atti amministrativi a me contestati erano conformi alle norme vigenti; sono stato messo sotto accusa per la credibilità che il PM ha concesso ad un personaggio che non ha mai fornito nessuna prova documentata dei fatti ascritti; – continua Malinverno - voglio andare fino in fondo perché so di essere innocente». Questa conclusione del processo, durato in dibattimento circa due anni, con durissime schermaglie processuali che hanno visto la parte civile opposta a una schiera di avvocati degli imputati, rappresenta, per i clienti dell’Avvocato Di  Nicolò, una delusione, perché erano, e sono tutt’ora, fermamente convinti della penale responsabilità degli imputati, tanto che stanno considerando la possibilità di esercitare l’azione per i danni in sede civile. Nel frattempo tramite il loro legale avvertono: «Non esiteremo un minuto a denunciare il funzionario che dovesse firmare una nuova richiesta di pagamento, chiedendoci, nuovamente, somme oggettivamente non dovute, come ebbe a statuire il Tar Lombardia con la sentenza n. 776/2004, mai appellata e passata in giudicato anni or sono. Ci preme precisare che con la sentenza di non luogo a procedere per prescrizione è, purtroppo, sfumata la possibilità di addivenire a una pronuncia storica e senza precedenti, che avrebbe potuto rappresentare un importantissimo precedente in questo tipo di fattispecie, con un elevato effetto moralizzatore sulla prassi di politici e funzionari pubblici».
La fine di un incubo per alcuni e l’inizio di un calvario per altri.
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Giulio Carnevale