Il problema dei trasporti attraverso gli occhi degli studenti

La città è alle porte, eppure papà e mamme la considerano troppo spesso pericolosa, oltre che scomoda da raggiungere. Ne è un esempio la testimonianza di D., che frequenta la terza media. La ragazza l’anno prossimo vorrebbe studiare e seguire corsi per diventare fisioterapista, ma la sua scelta è molto dibattuta. Giada e Simona, quattordicenni, studiano a Milano e hanno potuto prendere questa decisione grazie alla disponibilità di un genitore che può accompagnarle in auto, altrimenti dovrebbero prendere due pullman e la metropolitana e ci metterebbero troppo tempo. La signora O. afferma che alcune famiglie hanno scelto di pagare un mezzo privato per accompagnare i figli alla stazione più vicina perché possano frequentare un liceo milanese, altrimenti non saprebbero come fare. Significative le parole di Francesco, studente: «Dovevo raggiungere Settala e ho aspettato a San Donato un pullman per tre quarti d’ora, ma questa situazione è estendibile a molti comuni dell’hinterland, non solo del Sud-Est». Marco Carboncini, professore alla scuola secondaria di primo grado Antonio Gramsci di Settala, interessato a questo tipo di problematiche, sottolinea come a risentire della mancanza di adeguati trasporti siano soprattutto i diciassettenni, che reclamano la loro autonomia.

Alessandra Moscheri

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