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Mafie al Nord, a Melegnano il racconto di ottant’anni di affari e radicamento

Dalla presentazione del libro di Mario Portanova, Giampiero Rossi e Franco Stefanoni emerge il quadro di una presenza criminale stabile, capace di intrecciare economia, politica, territorio e società civile

«La mafia al Nord non esiste». È una frase che per anni ha accompagnato il dibattito pubblico lombardo, spesso usata per minimizzare o negare una realtà che invece le inchieste giudiziarie, il lavoro giornalistico e le testimonianze degli amministratori locali raccontano in modo molto diverso. A Melegnano, presso la scuola sociale di via Marconi, martedì 5 maggio 2026, si è tenuta la presentazione del libro "Mafia a Milano e in Lombardia. Ottant’anni di affari e delitti ", organizzata dalla sezione locale di Alleanza Verdi Sinistra. L'incontro ha offerto un quadro netto: le mafie non solo sono presenti, ma sono radicate, organizzate e inserite in settori economici e sociali del territorio.

Il libro e la serata
A presentare il volume sono stati Mario Portanova, giornalista de Il Fatto Quotidiano.it, e Giampiero Rossi, giornalista del Corriere della Sera. Il libro, scritto insieme a Franco Stefanoni e con l’introduzione di Nando Dalla Chiesa, ricostruisce una lunga storia di affari, delitti, relazioni e silenzi.
Secondo Mario Portanova, il punto di partenza è storico: «La presenza di organizzazioni mafiose è accertata da almeno ottant’anni, cioè almeno dagli anni Cinquanta». Il giornalista ha ricordato l’arrivo a Milano di esponenti di Cosa nostra e i primi insediamenti nel Varesotto, sottolineando come oggi si parli di una presenza arrivata alla seconda, terza o quarta generazione.

Non una mafia, ma tutte le mafie
Il passaggio più netto è arrivato da Giampiero Rossi, che ha spiegato: «No, non c’è la mafia al Nord, ci sono tutte le mafie». Il riferimento è alla presenza di organizzazioni siciliane, calabresi, campane e pugliesi, spesso capaci di collaborare tra loro.
Rossi ha richiamato anche l’inchiesta Hydra, descrivendola come la fotografia di un sistema in cui le mafie fanno affari insieme, mettendo in comune capitali, reti e risorse. Il giornalista ha aggiunto: «Sparano meno e fanno più affari». Una frase che sintetizza bene il cambiamento: meno violenza visibile, più penetrazione economica.

La “Santissima Alleanza” degli affari
Mario Portanova ha chiarito il concetto di “Santissima Alleanza”: «Siamo abituati a sentir parlare di guerre di mafia, ma le guerre di mafia sono interne alle mafie». In Lombardia, invece, il terreno comune sarebbe quello degli affari: droga, locali, imprese, movimento terra, petrolio, appalti e attività commerciali.
Il giornalista ha spiegato che le organizzazioni criminali, quando il business è molto grande, trovano più conveniente collaborare che combattersi. Da qui l’idea di una Lombardia come territorio di convergenza, dove gruppi diversi possono muoversi senza pestarsi i piedi.

La testimonianza di Rino Pruiti
Alla serata era presente anche Rino Pruiti, sindaco di Buccinasco, comune spesso definito la “Platì del Nord”. Il primo cittadino ha raccontato il lavoro svolto sul territorio: «Abbiamo fatto una cosa rivoluzionaria perché abbiamo cominciato a fare il nostro dovere».
Pruiti ha spiegato che il compito di un amministratore pubblico è non voltarsi dall’altra parte. Ha ricordato minacce, intimidazioni, auto incendiate e il peso dei beni confiscati. A Buccinasco, ha detto, il tema non è teorico ma quotidiano: le mafie cercano di entrare negli appalti, nei locali, nelle attività economiche, spesso attraverso prestanome.
Il sindaco ha poi denunciato la solitudine degli amministratori: «Non può essere lasciato tutto sulle spalle degli amministratori». Una frase che apre il tema della responsabilità politica, nazionale e regionale.

Politica, negazionismo e assuefazione
Uno dei punti centrali dell’incontro è stato il rapporto tra mafia e politica. Giampiero Rossi ha parlato di priorità mancate: crisi economiche, guerre ed emergenze occupano l’agenda pubblica, ma la lotta ai contropoteri criminali raramente entra tra i primi temi delle campagne elettorali.
Giorgia Venturini, giornalista di Fanpage e moderatrice della serata, ha richiamato la necessità di costruire «una cultura politica in qualsiasi settore e in tutti i territori della Lombardia». Un passaggio importante, perché il contrasto alle mafie non può essere delegato solo a magistrati e forze dell’ordine.

Le curve, gli affari e la società civile
Molto forte anche il capitolo dedicato alle curve ultras milanesi. Giampiero Rossi ha descritto un ambiente in cui violenza, traffici, estremismo politico e interessi economici si intrecciano. Non più soltanto tifo organizzato, ma reti di potere e affari.
Mario Portanova ha aggiunto che la violenza mafiosa in Lombardia esiste, anche se spesso non produce titoli clamorosi: usura, estorsioni, minacce, pestaggi, intimidazioni e silenzi. Il punto, ha spiegato, è che molte vittime non denunciano, perché si sentono sole.

Un problema collettivo
Dalla serata emerge una conclusione chiara: la mafia in Lombardia non è un’emergenza improvvisa, ma una presenza storica e radicata. Vive dove trova denaro, occasioni di business, complicità, indifferenza e debolezza istituzionale.
Il messaggio più forte è che il contrasto non può essere individuale. Servono amministratori sostenuti, cittadini consapevoli, imprese responsabili, controlli efficaci e una politica che consideri la lotta alle mafie una vera priorità. Perché il negazionismo, come è stato ricordato durante l’incontro, non è neutrale: indebolisce gli anticorpi democratici e lascia spazio a chi trasforma il territorio in un terreno di conquista.
Elisa Barchetta