Melegnano, blitz della proprietà, la mobilitazione civica non salva gli alberi di via Papa Giovanni XXIII: abbattuti

Il "Laboratorio Un albero in più" ha individuato i colpevoli: sindaco, assessore e tecnici comunali

L'area privata interessata

L'area privata interessata

Pubblichiamo il comunicato stampa diffuso il giorno 1 agosto 2020 dal Laboratorio  un albero in più:

Lo scempio è avvenuto.
Ciò che non doveva accadere è accaduto. Le piante ultradecennali dell’ex villa Gandini di via Giardino sono state abbattute.  Giovedì, con un blitz in piena estate, l’impresa incaricata ha demolito il giardino sapientemente costruito con cura e passione per tanti anni. Il rilascio del permesso di costruire da parte del Comune ha consentito ai promotori immobiliari di abbattere un patrimonio arboreo di grande valore, un patrimonio che stava all’interno di una proprietà privata, ma i cui benefici andavano a vantaggio di tutti. Per evitare lo scempio abbiamo raccolto firme, lanciato appelli, il 2 giugno scorso abbiamo dato vita a un flash-mob, coinvolto la commissione consiliare, ci siamo mobilitati, ma non è servito. Non è servito neppure il parere contrario della commissione per il paesaggio, un organo tecnico-consultivo del Comune. Nonostante i pareri tecnici e la mobilitazione, i barbari hanno vinto.

Ma chi sono i responsabili di questo scempio?
La responsabilità primaria è del sindaco, che è anche assessore all’Edilizia privata – affermano i componenti del Laboratorio Un albero in più – che non ha voluto mettere in campo soluzioni alternative, meno impattanti, che come Laboratorio avevamo anche proposto nelle scorse settimane. La seconda grave responsabilità sta in capo all’assessora al verde, che non si è mai realmente opposta al taglio delle piante e che non ha saputo far valere le ragioni del regolamento del verde comunale. La terza grave responsabilità è dell’ufficio tecnico comunale, che ha colpevolmente sottovalutato la portata dell’intervento e le ricadute ambientali del progetto edilizio proposto. Infine, le responsabilità dell’operatore, che ha proposto un progetto totalmente insensibile al verde esistente, ma che ha guardato al solo interesse d’impresa. Più o meno come avveniva cinquant’anni fa.

Quale morale, allora?
Serve cambiare: atteggiamento culturale, cultura amministrativa, prassi operativa. Servono persone che sostengano le ragioni dell’ambiente tutti i giorni dell’anno, non solo il 21 novembre in occasione della festa dell’albero o quando si va nelle scuole a parlare di ambiente. Servono persone con una cultura ambientale reale e approfondita. Non servono i neofiti dell’ambiente. Servono amministratori competenti.

Come andremo avanti?
La nostra battaglia continua. Più arrabbiati, certo, ma anche più determinati. Lavoreremo per verificare che il permesso di costruire sia stato rilasciato nel rispetto rigoroso delle norme di legge e per modificare il regolamento del verde in senso più restrittivo dell’attuale. Ci daremo da fare per inserire nel regolamento il ruolo attivo dei cittadini. Perché i cittadini, in questa vicenda, con le loro firme e con le loro prese di posizione, hanno dimostrato di essere all’altezza delle sfide dei tempi, pensiamo all’emergenza climatica e ambientale, molto più dei nostri attuali amministratori.


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