“Storia di Mediglia”: anticipazioni del libro che viene presentato il 13 marzo

Qui su “7giorni” anticipo alcune tematiche, dato che è impossibile riassumere, seppur brevemente, il contenuto di un’opera che mi ha visto impegnato almeno per due anni. Per valutare la complessità del lavoro, basti dire che Mediglia è uno dei Comuni più vasti della Provincia, ha una popolazione di oltre 12 mila abitanti, distribuiti in sette centri abitati maggiori (Mediglia, Bustighera, Triginto, San Martino Olearo, Bettolino, Mombretto, Robbiano), più un’infinità di agglomerati minori. Nel Comune ho contato ben 39 cascine, vi sono 5 parrocchie e chiese parrocchiali, nel corso dei secoli vi sono state una quindicina di chiesette e oratori. Di ciascuna realtà ho ricostruito la storia.
Anziché qualificarsi come una storia minore, per virtù intrinseche dei luoghi, essa ha tutte le caratteristiche di una storia con la S maiuscola. Perché Mediglia ha partecipato dei grandi avvenimenti che hanno segnato le tappe del divenire umano e sociale, perché Mediglia non è stata una modesta appendice periferica della metropoli milanese: anzi in molti casi ha giocato un ruolo da protagonista. Così è per esempio per la “costruzione” del paesaggio agricolo, che rappresenta tuttora la principale risorsa economica e ambientale del Comune: la coltivazione dei campi, secondo criteri di efficienza produttiva di eccellenza, è progredita nel tempo, tanto che, ai primi del Novecento, ha raggiunto standard qualitativi e quantitativi invidiati nel mondo.
Mediglia può vantare una storia importante: scoprire quale, potrà essere una piacevole sorpresa per molti suoi cittadini, in particolare per quanti sono venuti da fuori ad abitare qui, che finora ignoravano in buona misura le “ricchezze” e valenze di questo territorio.
Sul piano della rappresentazione fisica spiccano la cosiddetta “Torretta” al centro del capoluogo Mediglia (un ex castello), già proprietà delle famiglie nobili Piola e Visconti (gli stessi che sono stati Signori e Duchi di Milano), costruzione restituita all’antico splendore dai coniugi Albuzza e Magni; la vicina Villa Manzoni-Danioni, anch’essa appartenuta ai Visconti: maestoso edificio di cui si auspica un recupero a fini pubblici; la Ghiacciaia o “Conserva” antistante la Villa rappresenta un vero monumento alla civiltà contadina: come spiega il nome, serviva a conservare il ghiaccio raccolto d’inverno.
Mediglia esibisce inoltre come suoi preziosi fiori all’occhiello il Mulino di Robbiano dei Signori Vigo, quasi un’icona per il Comune, e gli impianti molitori del Molinazzo al confine con Balbiano di Colturano, meno conosciuti ma altrettanto straordinari, forse unici in Italia. Vi sono inoltre i tesori d’arte custoditi nelle chiese di Triginto, Mediglia, Bustighera, San Martino Olearo. Ammiriamo magnifiche cascine, dalle pregiate strutture architettoniche: fra tutte, segnalo quelle “castellate” di Canova, Melegnanello, Villa Zurli, Vaianello. Vere e proprie attrattive “turistiche”, a mio giudizio, sono in particolare sul piano ambientale la grandiosa cascata formata dall’Addetta dinnanzi alla cascina Bosco, e il ponte-canale gettato sul medesimo corso d’acqua poco più a Sud. La quale Addetta, lo ricordo, ha un’origine naturale, è cioè un vero fiume, non un semplice canale scolmatore; esattamente come il Lambro, artefice della ricchezza e ubertosità dell’intera zona, e non solo.
Il libro accompagna il lettore in una lunga “passeggiata storico-culturale”, dalla notte dei tempi, quando queste plaghe erano popolate dai primi rari gruppi umani, alle epoche celtiche e romane, quelle successive dominate dai Longobardi e dai Franchi venuti dal Nord, su su fino al Medioevo e dintorni: allorché compaiono in veste di proprietari latifondisti gli Ordini monastici, monache e monaci, specialmente benedettini. La mitra o copricapo vescovile, simbolo religioso per antonomasia che campeggia sul gonfalone del Comune, rende omaggio al loro operato qui da noi, durato fin sulle soglie dell’età contemporanea. Per quanto riguarda l’assetto proprietario, ai religiosi, e poi agli enti morali come il Pio Albergo Trivulzio (la celebre “Baggina”), si affiancarono i nobili: a Mediglia sono “stati di casa”, oltre agli anzidetti Piola e Visconti, i Serbelloni, Belgioioso, D’Adda, tanto per citare i più famosi. Ai ceti ecclesiastici e aristocratici subentrarono in seguito quelli borghesi, con i quali siamo arrivati all’attualità.
Oggi Mediglia si presenta come un Comune in pieno sviluppo; come scrive nella presentazione Carla Andena, il sindaco, c’è una «realtà ricca e composita, dove le antiche tradizioni agricole convivono con concezioni residenziali e industriali modernissime, in un contrasto affascinante e suggestivo».
Questa “Storia di Mediglia” è la 28ª opera storiografica autonoma che realizzo, accomunata agli altri miei libri da un ideale filo rosso: l’amore profondo per questa buona terra e per la brava gente che dalla notte dei tempi tale terra ospita e nutre. Di tutto ciò, e di qualcos’altro ancora, avrò modo di discutere maggiormente il 13 marzo. A presto!

Sergio Leondi

Domenica 13 marzo, alle ore 15.30 presso il Salone del Cinema-Teatro parrocchiale di Mediglia, in via Roma 56, presentazione del libro di Sergio Leondi “Storia di Mediglia”. Il volume, di 408 pagine con 380 illustrazioni, sarà donato a tutte le famiglie di Mediglia e a chi sarà presente in quella occasione.

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