Sparatoria al Comando di Polizia Locale di San Donato: spuntano nuovi interrogativi

Un consulente di parte mette in luce alcune “incongruenze” che contrasterebbero con la pista dell’omicidio-suicidio seguita dagli inquirenti, che tuttavia rigettano i nuovi elementi. Checchi: «Sono solo ipotesi»

Nel riquadro in alto: Massimo Iussa (a sx) e Massimo Schipa

Nel riquadro in alto: Massimo Iussa (a sx) e Massimo Schipa

Gina Falbo: «Riproporremo l’istituzione di una commissione d’indagine»

Dopo sette mesi, le indagini relative alla tragica sparatoria avvenuta all’interno del Comando di Polizia Locale di San Donato sono tutt’altro che chiuse e, anzi, tornano sotto la luce dei riflettori. 

Era il 29 giugno del 2017 quando negli spogliatoi del Comando di via Cesare Battisti furono ritrovati i corpi senza vita del vicecomandante 49enne Massimo Iussa e dell’agente Massimo Schipa, 52 anni. Le indagini svolte dai carabinieri di San Donato, coordinati dal pm Maria Vittoria Mazza, avevano tracciato il quadro dell’omicidio-suicidio per mano di Massimo Schipa che, dopo aver freddato il suo superiore, aveva rivolto l’arma di ordinanza contro se stesso. 

A riportare in auge l’accaduto nei giorni scorsi è stato il professor Alberto Brandone, Chimico-balistico forense dell’Università di Pavia, incaricato dai legali che assistono i famigliari dell’agente Massimo Schipa, il quale ha depositato una perizia che contrasta in alcuni punti con le indagini degli inquirenti. Nella sua relazione, infatti, il perito ha messo in evidenza alcune “incongruenze” rispetto alla ricostruzione dei fatti operata dagli investigatori che, nello specifico, sono tre. Secondo la prima, le rigature presenti sui bossoli rinvenuti sulla scena del delitto non corrisponderebbero a quelle presenti sulla canna della pistola usata da Schipa per sparare. Elemento, questo, che farebbe pensare all’uso di un’arma diversa. La seconda rileva invece il mancato ritrovamento della pistola d’ordinanza del vicecomandante Massimo Iussa. La terza istanza, infine, mette in evidenza come il foro d’ingresso del colpo con cui Schipa si sarebbe suicidato dopo aver colpito mortalmente il collega, sia stato trovato nella regione parietale sinistra, sebbene l’agente fosse destrorso. 

Tutte queste ipotesi, pur già confutate dagli inquirenti, hanno ad ogni modo aperto una serie di nuovi interrogativi, che sono rapidamente rimbalzati tra le aule della politica locale. In particolare Gina Falbo, esponente d’opposizione, è tornata a chiedere a gran voce l’istituzione di una commissione d’inchiesta consigliare, proposta già avanzata lo scorso novembre ma rigettata dal sindaco, Andrea Checchi. «Il primo cittadino aveva respinto la nostra proposta sostenendo di non voler intralciare il lavoro della magistratura – commenta la capogruppo di Insieme per San Donato -. Riteniamo però che sia necessario fare chiarezza su ciò che è realmente accaduto al Comando di Polizia Locale. Per questo a breve riproporremo l’istituzione della commissione». 

Dal canto proprio, il sindaco smorza gli allarmismi e getta acqua sul fuoco, sostenendo che i nuovi interrogativi emersi siano da considerarsi solo ipotesi tracciate dai legali di parte e di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sullo stato delle indagini. Checchi nutre dubbi anche riguardo il presunto clima di mobbing cui Schipa sarebbe stato sottoposto, denunciato dalle organizzazioni sindacali e dai famigliari dell’agente. «Non mi risultano vessazioni – sostiene il primo cittadino – per lo meno da quando sono in carica, non ho mai avuto sospetti a riguardo. Ad ogni modo sarà la magistratura a chiarire anche questo aspetto».

Redazione Web

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