Estate 2025, caos treni in Lombardia: pendolari esasperati e nessuna soluzione all’orizzonte

Un'analisi impietosa delle tratte più colpite, tra ritardi cronici, soppressioni e assenza di comunicazione. Le associazioni dei pendolari: «Regione e Trenord ignorano da anni i nostri allarmi»

Immagine (AI)

L’estate è arrivata, ma i disservizi ferroviari in Lombardia sembrano non andare mai in vacanza. Anzi, come sottolineano le principali associazioni di pendolari lombarde, il degrado del servizio è ormai diventato una costante, e in particolare il Sud della regione continua a subire le conseguenze più gravi.

Il documento congiunto firmato da otto comitati – tra cui MI.MO.AL-ODV, il Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi, il Comitato Pendolari sud Milano e Lodigiano, l’Associazione Pendolari Novesi e altri – è un atto d’accusa durissimo contro Trenord, ma anche contro Regione Lombardia, che viene accusata di immobilismo di fronte a una situazione che da anni presenta segnali inequivocabili di crisi.

I numeri della crisi: ritardi e soppressioni oltre ogni soglia accettabile

Il monitoraggio condotto tra il 16 giugno e il 6 luglio 2025 parla chiaro. Le percentuali di ritardi superiori ai 5 minuti e di soppressioni (totali o parziali) sono allarmanti su tutte le linee Trenord analizzate:

  • S1 + S12: 15,10% di ritardi, 8,40% di soppressioni
  • S13: 17,30% di ritardi, 8,40% di soppressioni
  • Bozzolo-Milano (linea MN): 35,42% di ritardi, 6,10% di soppressioni
  • Stradella-Pavia-Milano: 19,44% di ritardi, 3,15% di soppressioni
  • Alessandria/Novi Ligure-Milano: 21,00% di ritardi, 3,80% di soppressioni
  • Alessandria-Mortara-Milano: 17,88% di ritardi, 5,26% di soppressioni
  • Pavia-Mortara-Vercelli: 10,73% di ritardi, 4,13% di soppressioni

A colpire maggiormente sono le prestazioni della linea Bozzolo-Milano, con oltre un terzo dei treni in ritardo. La situazione, secondo i pendolari, è insostenibile: «I guasti sono da attribuire in parte a RFI, ma soprattutto a Trenord – si legge nel documento –. Convogli guasti, riduzione del numero di carrozze, climatizzatori fuori uso e bagni inutilizzabili sono ormai all’ordine del giorno».

Personale in sciopero e gestione fallimentare

Le proteste del personale e i frequenti scioperi sono un altro segnale di un’organizzazione interna logorata da anni di mancate soluzioni. I comitati parlano apertamente di una «conflittualità interna che non si vuole risolvere» e puntano il dito contro la mancanza di una reale volontà di affrontare i problemi di processo industriale e di logistica.

Comunicazione disastrosa e bonus cancellati

Altro tema dolente è la comunicazione verso l’utenza: «Se RFI mostra segnali di miglioramento, Trenord continua a fallire completamente – denunciano –. L’app è inaffidabile, il sito non funziona e le informazioni sono spesso assenti o fuorvianti». Il quadro si è ulteriormente aggravato dopo l’abolizione da parte di Regione Lombardia del bonus per gli abbonati, che premiava chi subiva disservizi frequenti. Una decisione, definita «legittima ma pessima», che ha causato un occultamento delle reali performance e reso ancora più difficile per i viaggiatori ottenere risarcimenti.

Secondo quanto riportato dalle associazioni, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti (ART) non aveva mai richiesto l’abolizione del bonus, che avrebbe potuto tranquillamente coesistere con altri meccanismi di indennizzo. È dunque una scelta politica, che ha penalizzato solo i viaggiatori.

Un confronto impietoso con il passato

A dieci anni da Expo 2015, il confronto tra passato e presente è amaro. Allora i convogli erano vecchi, ma il servizio era gestito meglio. Oggi, nonostante l’immissione di nuovi treni, si assiste a un crollo della qualità e della puntualità. «All’epoca – ricordano i pendolari – la gestione era più attenta, oggi si è perso il controllo, nonostante siano cambiati ben due amministratori delegati di Trenord».

Un appello alle istituzioni: basta silenzi

Il comunicato si chiude con un appello accorato: «Le istituzioni, i partiti, i giornalisti e i cittadini devono rendersi conto della gravità della situazione. Serve un esame di coscienza collettivo. Non è più accettabile assistere in silenzio a questo tracollo». Le associazioni dichiarano di avere prove archiviate dei disservizi e delle lacune comunicative, pronte a smentire qualsiasi eventuale replica difensiva da parte dell’impresa ferroviaria.

L’ennesima estate rovente, dunque, per migliaia di pendolari che ogni giorno devono affrontare non solo il caldo, ma anche ritardi, soppressioni, vagoni sovraffollati e una sensazione sempre più forte di abbandono da parte delle istituzioni.