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Crans-Montana, il dramma senza fine. La psicologa di Melegnano Roberta Brivio al fianco delle famiglie

La presidente di SIPEM SoS Lombardia è in Svizzera alla guida di un team che offre supporto psicologico dopo la strage di Capodanno: «Genitori distrutti dall’attesa, si vive sospesi tra speranza e disperazione»

Nel riquadro la dott.ssa Brivio

Nel riquadro la dott.ssa Brivio

Il dolore, a Crans-Montana, non conosce tregua. A distanza di giorni dalla tragedia di Capodanno, il bilancio resta pesante e l’angoscia dei familiari cresce con il passare delle ore. A raccontare da vicino ciò che accade tra i centri di accoglienza e gli ospedali svizzeri è Roberta Brivio, psicologa di Melegnano e presidente di SIPEM (Società Italiana di Psicologia dell’Emergenza) SoS Lombardia, impegnata in prima linea nel supporto ai parenti delle vittime e ai sopravvissuti. Con sede a Melegnano, nel piazzale delle Associazioni, SIPEM SoS Lombardia è parte integrante della colonna mobile regionale del sistema di Protezione civile e da anni interviene nelle principali emergenze nazionali e internazionali.

«La situazione è drammatica. I genitori sono allo stremo, non hanno notizie dei figli e l’attesa diventa ogni ora più logorante», spiega la psicologa dalla località svizzera di Crans-Montana. Un’attesa fatta di silenzi, telefonate che non arrivano e speranze che si alternano al timore peggiore. «In pochi minuti si passa dalla fiducia alla disperazione. È un dolore che consuma», racconta.

L’intervento della squadra lombarda è scattato immediatamente dopo l’attivazione della Protezione Civile Lombarda, in raccordo con il Dipartimento nazionale. Brivio ha raggiunto la Svizzera nelle prime ore utili, coordinando un’équipe di psicologhe dell’emergenza formate per operare in contesti di lutto collettivo e trauma acuto, cioè le dott.sse Daniela Longoni, Anna Rosa Moro e Caterina Montalbano. «Il nostro compito è offrire sostegno emotivo, ascolto e contenimento, in un momento in cui tutto sembra crollare», sottolineano le professioniste.

Il lavoro non si è limitato ai luoghi dell’incidente. Dopo le prime giornate a Crans-Montana, l’équipe si è spostata anche a Zurigo, dove sono ricoverati diversi giovani feriti, provenienti da vari Paesi. Tra loro ci sono anche alcuni italiani. «Negli ospedali incontriamo famiglie provate, spesso lontane da casa, immerse in una sofferenza difficile persino da raccontare», aggiunge la presidente di SIPEM SoS Lombardia.

A rendere ancora più complesso il quadro è la presenza di dispersi anche a giorni di distanza dall’evento. «Ci sono genitori che vivono sospesi, senza risposte. In questi casi la nostra presenza non risolve il dolore, ma può aiutare a reggerlo», spiega Brivio. Un lavoro silenzioso, svolto fianco a fianco con sanitari, soccorritori e volontari, che stanno affrontando un’emergenza di proporzioni enormi.

L’invio delle squadre di supporto psicologico lombarde è stato confermato anche dall’assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa, che ha sottolineato l’importanza di garantire un’assistenza qualificata non solo ai feriti, ma anche ai familiari e ai sopravvissuti segnati da un trauma profondo.

In questi giorni l’associazione ha attivato anche il servizio Pronto Psy, un presidio psicologico volontario che consente di offrire un primo supporto strutturato a chi è stato colpito dalla tragedia. Per attivarlo è sufficiente telefonare al numero 379 189 8986 o inviare una mail a [email protected].

«Nel dolore più estremo possiamo garantire una presenza competente, rispettosa e umana - conclude Brivio -. Accompagnare le persone colpite da una tragedia fa parte del nostro mandato di psicologi dell’emergenza». Un impegno che continua, giorno dopo giorno, mentre a Crans-Montana il tempo sembra essersi fermato.