Piantedosi: la stretta che cambia il Paese rispetto agli anni dei governi di centrosinistra dove i reati erano più alti del 18% e gli omicidi del 33%

Il Ministro dell’Interno rivendica in Senato i risultati del lavoro del Governo: nel 2025 criminalità in calo del 3,5%, rimpatri quadruplicati e sbarchi ridotti. Matteo Piantedosi: «Dal 2016 al 2022, 650mila persone irregolari in Italia. Gli stranieri commettono il 35% dei reati»

La sicurezza pubblica è tornata al centro del confronto politico durante il Question Time di ieri in Senato, dove il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha difeso con forza la linea del Governo sui dati della criminalità, sul controllo dell’immigrazione e sul rafforzamento delle forze dell’ordine. Nel suo intervento, il titolare del Viminale ha respinto l’idea di un’Italia fuori controllo, sostenendo che i numeri ufficiali mostrano un Paese più sicuro rispetto agli anni dei governi di centrosinistra.

Il calo dei reati e la svolta sulla sicurezza

Secondo Matteo Piantedosi, nell’ultimo anno la criminalità complessiva è diminuita del 3,5 per cento. In particolare risultano in calo le violenze sessuali del 7,5 per cento, i maltrattamenti in famiglia dell’8 per cento, le lesioni personali del 4 per cento, i furti del 6 per cento, le rapine del 4,5 per cento e le estorsioni del 5 per cento. Per il ministro questi dati dimostrano che la strategia del Governo, fondata su controlli più incisivi e una presenza costante dello Stato sul territorio, sta producendo risultati concreti.

Più agenti e più controlli nelle città

Un pilastro della politica sulla sicurezza è il rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine. Matteo Piantedosi ha ricordato che dall’inizio della legislatura sono state avviate oltre 39.000 assunzioni tra Polizia di Stato, Carabinieri e altri corpi, con ulteriori 30.000 ingressi previsti entro il 2027 per compensare i pensionamenti e aumentare la presenza operativa nelle città. Parallelamente sono stati intensificati i controlli nelle aree più sensibili, con oltre un milione di persone identificate, circa 2.000 arresti, 12.000 denunce e 9.000 allontanamenti dalle cosiddette zone rosse, un’attività che secondo il Viminale ha contribuito a ridurre il degrado urbano e la criminalità diffusa.

Il peso dell’immigrazione irregolare

Uno dei passaggi centrali del dibattito ha riguardato il rapporto tra immigrazione e sicurezza. Matteo Piantedosi ha spiegato che gli stranieri sono responsabili del 35 per cento dei reati complessivi, con incidenze ancora più elevate in alcune categorie. Il ministro ha collegato questo dato alle politiche dei governi di centrosinistra dal 2016 al 2022, periodo nel quale sarebbero arrivate in Italia circa 650.000 persone in condizione di irregolarità. In quegli anni, secondo la ricostruzione del Viminale, gli sbarchi e i morti in mare erano tripli rispetto ai livelli attuali, mentre il tasso di rimpatrio si fermava attorno al 2,5 per cento, lasciando sul territorio una vasta area di marginalità.

La stretta del Governo dal 2022

Nel confronto con quella fase, Matteo Piantedosi ha rivendicato una netta inversione di tendenza. Dal 2022 gli sbarchi sarebbero stati drasticamente ridotti, i rimpatri portati a circa il 10 per cento degli irregolari presenti e oltre 7.000 persone allontanate ogni anno dal territorio nazionale. Per il ministro si tratta di una misura decisiva per ridurre l’area dell’illegalità e quindi l’impatto dell’immigrazione irregolare sulla sicurezza dei cittadini.

Terrorismo e reti estremiste

Durante il Question Time Matteo Piantedosi ha affrontato anche il tema della minaccia terroristica. Il ministro ha richiamato l’attenzione sull’esistenza di reti che, dietro la copertura di attività benefiche, avrebbero raccolto e trasferito fondi verso strutture legate a Hamas. Una dinamica che, secondo il Viminale, dimostra come l’Italia resti un obiettivo sensibile per l’estremismo internazionale e renda indispensabile una vigilanza costante da parte di forze di polizia e servizi di intelligence.

Rimpatri e prevenzione dei soggetti pericolosi

Sempre sul fronte della sicurezza nazionale, Matteo Piantedosi ha ricordato che dall’inizio della legislatura sono stati disposti oltre 200 rimpatri di soggetti considerati pericolosi per l’ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato. Per il ministro questa attività preventiva è uno degli strumenti più efficaci per evitare il radicamento di reti estremiste e criminali sul territorio italiano.

Centri sociali e violenze di piazza

Un altro capitolo affrontato dal ministro riguarda le violenze legate a centri sociali e gruppi antagonisti. Matteo Piantedosi ha ricordato come alcune strutture storiche siano diventate negli anni veri e propri punti di riferimento dell’antagonismo violento, con legami operativi con movimenti responsabili di devastazioni e scontri di piazza. In occasione di recenti manifestazioni seguite agli sgomberi, diversi agenti delle forze dell’ordine sono rimasti feriti, un fatto che il ministro ha definito un attacco diretto allo Stato e alla legalità democratica.

Una strategia di sicurezza a tutto campo

Dall’immigrazione al terrorismo, dalla criminalità comune alle violenze di piazza, la linea del Viminale punta a una visione integrata della sicurezza. Per Matteo Piantedosi la riduzione dei reati, il calo degli sbarchi, l’aumento dei rimpatri e il potenziamento delle forze dell’ordine sono tasselli di una stessa strategia che mira a riportare lo Stato al centro e a garantire maggiore protezione ai cittadini rispetto a quanto avveniva negli anni dei governi di centrosinistra.