Il ricordo è tutto cio che ci rimane, signori dell'ANPI non infoibate anche quello

«Al loro arrivo in Italia, i profughi istriani fiumani e dalmati furono bollati tutti col marchio di reazionari e fascisti, eppure erano italiani che chiedevano ad altri fratelli italiani un po’ di comprensione e di solidarietà per le loro sventure»

Il Professor Piero Tarticchio

Il Professor Piero Tarticchio

«La verità è sempre rivoluzionaria» Cit. Antonio Gramsci

Il ricordo è tutto cio che ci rimane, signori dell'ANPI non infoibate anche quello.

«La verità – diceva Gramsci – è sempre rivoluzionaria. Tenerla nascosta non è solo un inganno e una truffa, ma un inquinamento che avvelena e tarpa la vita di tutti, anche di chi la reprime e prima o poi ne paga il fio. La verità può essere soffocata in tanti modi: tacendola, alterandola, tentando di rimuoverla, isolandola dalla vita e dalla storia in cui s’inserisce».

Dopo 57 ani dall’esodo, rompendo il silenzio di Stato, il 30 marzo 2004, la verità ha prevalso sulla ragione e sulla ingiustizia e il parlamento italiano ha approvato, quasi all’unanimità, la legge che istituiva il Giorno del Ricordo.
Alcuni avvenimenti del XX secolo sono stati inquinati da false verità, da tentativi di rimozione, ma soprattutto sono stati insabbiati da silenzi compiacenti. I fatti non cessano di esistere solo perché sono stati ignorati o ancor peggio taciuti. L’esule non possiede un luogo tutto suo dove far ricrescere le proprie radici recise. L’anima diventa il solo rifugio dove custodire le proprie memorie. Per coloro che le hanno vissute, quelle esperienze dolorose rimangono per sempre impresse nell’anima e non esiste modo di cancellarle, tantomeno medicine in grado di guarirle. Più forte si fa la volontà di eliminarle, più riemergono prepotentemente.
Al loro arrivo in Italia, i profughi istriani fiumani e dalmati furono bollati tutti col marchio di reazionari e fascisti, eppure erano italiani che chiedevano ad altri fratelli italiani un po’ di comprensione e di solidarietà per le loro sventure. Ma in Patria trovarono solo un muro di gomma e il negazionismo imperante impedì loro di ricordare pubblicamente i loro martiri e le tragedie di migliaia di famiglie vittime di un esodo di proporzioni bibliche.
Buona parte dei vecchi morirono di crepacuore, sotto un cielo che non era il loro, proiettati in un mondo che non li capiva, derubati della speranza di un possibile ritorno, spesso accolti dalla Madre Patria come malfattori e parassiti, umiliati per avere a lungo taciuto la loro storia, ammassati come bestiame nei ghetti di 109 campi profughi, destinati a percorrere una valle di lacrime con il cuore a pezzi per aver dovuto abbandonare tutto: la terra, la casa, la roba e allontanarsi per sempre dai loro morti, abbandonati nei cimiteri d’oltreconfine o peggio scaraventati nelle voragini carsiche chiamate foibe.
Piero Tarticchio

Nella foto sotto: il padre di Piero Tarticchio a 17 anni, con la divisa di fanteria austroungarica, mandato a combatterie nel 1915 i russi - in Galizzia - nel battaglione del

Nella foto sotto: il padre di Piero Tarticchio a 17 anni, con la divisa di fanteria austroungarica, mandato a combatterie nel 1915 i russi - in Galizzia - nel battaglione del "demoghela" . Morto infroibato nel maggio del 1945.

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