“Non vedo nulla di male nel sorteggio”, quando il ministro Bonafede indicava questa soluzione come una necessità
La stagione del Movimento 5 Stelle al Ministero della Giustizia, tra dichiarazioni pubbliche, crisi del Csm e una linea politica oggi completamente ribaltata per esigenze di contrapposizione in chiave anti governo
Nel dibattito sulla riforma della giustizia italiana, uno dei passaggi più significativi degli ultimi anni risale al 2019, periodo in cui Alfonso Bonafede, esponente del Movimento 5 Stelle, ricopriva l’incarico di ministro della Giustizia. Era la stagione dei governi guidati da Giuseppe Conte, un momento segnato da forti tensioni istituzionali e da una profonda crisi di credibilità del sistema giudiziario, esplosa dopo lo scandalo che aveva travolto il Consiglio superiore della magistratura.
In quel contesto, il Movimento 5 Stelle non difendeva l’esistente, ma parlava apertamente della necessità di intervenire in modo radicale sull’assetto della magistratura, mettendo in discussione meccanismi considerati ormai logori.
Il contesto politico e istituzionale
Tra il 2018 e il 2021 il Ministero della Giustizia si trovò a gestire una delle fasi più delicate per la magistratura italiana. Le correnti, le nomine e le dinamiche interne al Csm finirono al centro del dibattito pubblico, alimentando una crescente sfiducia da parte dei cittadini.
In quel clima, Alfonso Bonafede sostenne più volte la necessità di rompere gli equilibri consolidati, affermando che la giustizia aveva bisogno di riforme profonde e non di interventi cosmetici.
Le dichiarazioni sul sorteggio e sulla riforma del sistema
Tra le affermazioni più ricordate di quel periodo vi fu quella in cui l’allora ministro dichiarò: «Non vedo nulla di male nel sorteggio».
Una frase pronunciata per spiegare come, a suo giudizio, il sorteggio dei membri del Csm potesse rappresentare uno strumento utile per contrastare il peso delle correnti. Una posizione netta, che veniva motivata con l’esigenza di restituire autorevolezza all’organo di autogoverno della magistratura e di ridare fiducia ai cittadini.
La separazione delle carriere come tema non più intoccabile
In quella stessa stagione politica, anche la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri smetteva di essere un argomento tabù. Pur non traducendosi in una riforma costituzionale immediata, il tema veniva richiamato come parte di una riflessione più ampia sulla terzietà del giudice e sull’equilibrio tra accusa e giudizio.
L’idea di fondo era chiara: per ristabilire credibilità nel sistema, servivano scelte forti, anche impopolari, capaci di incidere realmente sull’organizzazione della giustizia.
Una posizione fondata sulla necessità, non sull’ideologia
Le parole di Bonafede venivano presentate come il frutto di una necessità politica e istituzionale. La crisi del Csm e la perdita di fiducia verso la magistratura imponevano, secondo il ministro, di intervenire senza timori reverenziali. In quella fase, il Movimento 5 Stelle rivendicava la propria identità riformatrice e anti-sistema, sostenendo che nulla dovesse essere escluso dal confronto, nemmeno la separazione delle carriere.
Il cambio di rotta e le sue conseguenze
Col passare degli anni, quella linea è stata completamente ribaltata. Le stesse ipotesi un tempo considerate strumenti possibili vengono oggi osteggiate con forza. Un cambiamento che non sembra derivare da un reale percorso di approfondimento sul tema, ma piuttosto da una scelta politica maturata all’opposizione.
Questo cambio di rotta non fa bene all’Italia, perché trasforma una riforma istituzionale in terreno di scontro permanente. Più che il frutto di una nuova riflessione, appare come l’espressione della frustrazione di non essere più al governo, in un copione ormai riconoscibile e riconducibile al pieno stile Conte, dove ogni iniziativa dell’esecutivo viene contrastata per principio. Non è coerenza politica, ma reazione; non è visione per il Paese, ma risentimento. E così la giustizia smette di essere una questione dello Stato per diventare un’arma di battaglia politica.
Giulio Carnevale
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