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Sparatoria al boschetto dello spaccio. Sicurezza ignorata, cittadini lasciati soli: quando la politica perde il senso della realtà

Il flash mob alla stazione M3 di San Donato Milanese criticato e deriso, mentre il territorio lanciava un grido d’allarme rimasto inascoltato.

Erano una quarantina. Non di più. Uomini e donne comuni, pendolari, residenti, cittadini stanchi di convivere ogni giorno con paura, degrado e insicurezza. Sabato 24 gennaio si sono ritrovati davanti alla stazione della metropolitana M3 di San Donato Milanese, al confine con via Impastato e con l’area più fragile del bosco di Rogoredo. Un flash mob ordinato, composto, senza bandiere né simboli di partito. Un’iniziativa nata dal basso per chiedere attenzione, presenza, ascolto.

Eppure, anziché raccogliere quel disagio, una parte della politica cittadina ha scelto un’altra strada: quella della polemica sterile, del sospetto ideologico, della critica preventiva. Una sinistra incapace di leggere la realtà ha preferito fermarsi alla superficie, trasformando anche un appello civile in uno scontro politico.

Le critiche si sono concentrate sul fatto che tra i presenti vi fossero alcuni esponenti del centrodestra cittadino. Tanto è bastato per bollare l’iniziativa come strumentale, incoerente, addirittura ipocrita. Secondo i detrattori, se la sicurezza manca in quell’area la responsabilità sarebbe esclusivamente del Governo nazionale, oggi guidato dal centrodestra. Una lettura comoda, ma profondamente miope.

Chi ha partecipato a quel flash mob non era lì per puntare il dito contro qualcuno. Lo dimostrano gli interventi dei cittadini, le parole pronunciate, il tono della manifestazione. Nessun attacco, nessuna rivendicazione politica, nessuna richiesta di consenso. Solo una domanda semplice e drammatica: non lasciateci soli. Non lasciate questo territorio in balìa di degrado, spaccio e paura.

Ai promotori poco importava se, chiedendo maggiore attenzione da parte di Prefettura, Questura e istituzioni, qualcuno avrebbe potuto leggere in controluce una critica anche al Governo. L’obiettivo non era difendere una parte, ma difendere una comunità. Lanciare un grido d’allarme a una San Donato Milanese troppo spesso dormiente, che ha preferito non partecipare, voltarsi dall’altra parte, minimizzare.

Poi, appena pochi giorni dopo, è accaduto l’irreparabile. Una tragedia immane. Un morto tra i pusher. Un agente di polizia la cui vita è cambiata per sempre. Un territorio che si ritrova ancora una volta al centro della cronaca nera nazionale.
E allora viene spontaneo chiedersi se quel flash mob, così criticato e quasi schernito, non avesse invece colto nel segno. Se quelle quaranta persone non avessero visto prima ciò che altri hanno scelto di ignorare.

Non sempre chi fa politica lo fa per interesse di partito. Esiste ancora una politica interessata che  è indirizzata a mettersi al servizio dei cittadini, raccoglierne le paure, le fragilità, le richieste. È una politica scomoda, perché non porta applausi immediati né rendite elettorali. Ma è l’unica che ha senso.

A San Donato Milanese, questa capacità di ascolto, la sinistra non ha saputo dimostrarla. Ha preferito il riflesso ideologico alla comprensione del disagio reale. E mentre si discuteva di coerenza politica, la realtà correva più veloce. Fino a travolgere tutti.
Giulio Carnevale