Sicurezza o cassa automatica? L’ipocrisia dei nuovi autovelox sulla Paullese, Rivoltana e Cassanese
Città Metropolitana di Milano annuncia nuovi controlli della velocità in nome degli obiettivi europei 2030, ma cantieri infiniti, buche e lampioni spenti (da anni) raccontano una storia diversa
Ricostruzione di fantasia. Immagine AI
Parliamoci chiaro: sulla Paullese, la sicurezza è una vera e propria chimera. Al tratto già attivo sulla ex S.S. 415, tra il km 8+318 e il km 7+051 in direzione Milano, si aggiunge ora una seconda sezione di controllo della velocità media tra il km 5+950 nel territorio di Mediglia e il km 4+828 a Peschiera Borromeo, sempre in direzione del capoluogo. Il limite resta fissato a 90 km/h. Ma prima di misurare la velocità media degli automobilisti su quel tratto, sarebbe il caso di guardare in faccia la realtà che chi la percorre ogni giorno conosce fin troppo bene: cantieri eterni e mal gestiti, malfunzionamenti cronici dell'illuminazione pubblica che lasciano interi tratti al buio, scarsa manutenzione del manto stradale e buche che sembrano crateri lunari. Come si può pretendere di prevenire gli incidenti quando è la strada stessa, con le sue asperità e la sua incuria, a rappresentare il primo, enorme fattore di rischio?
E la critica non si ferma qui. L'annuncio di futuri interventi sulla Rivoltana e sulla Cassanese suona come una presa in giro. Anche sulla Rivoltana, infatti, si registrano ampi tratti critici, con una viabilità logora e un'assenza di manutenzione ordinaria che nessun dispositivo IoT può mascherare.
Ci si riempie la bocca di termini tecnocratici rassicuranti: dispositivi IoT (acronimo di "Internet of Things", apparecchi cioè dotati di sensori e connessione in rete che trasmettono i dati in automatico) omologati ai sensi del Decreto MIT dell'11 giugno 2026, piattaforma proprietaria Titan® di Safety21, certificazione dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, raccolta dati in cloud. Dietro questa facciata di alta tecnologia si nasconde però una logica semplice e cinica: è molto più facile e redditizio installare telecamere per sanzionare i cittadini, piuttosto che investire risorse pubbliche per riparare l'illuminazione, chiudere i cantieri abbandonati e asfaltare come si deve strade dissestate.
La «capillare attività di informazione e sensibilizzazione» promessa dall'ente, con tanto di comunicazione geolocalizzata, rischia di essere letta dai cittadini per quello che è: l'anticipo di un nuovo, sistematico prelievo mascherato da educazione stradale.
La vera sicurezza non si fa con il cloud o con le notifiche delle multe che arrivano a casa. La vera sicurezza si fa con l'asfalto, con i lampioni che funzionano, con la segnaletica orizzontale visibile e con la manutenzione ordinaria. Finché la Città Metropolitana continuerà a trattare il sintomo, cioè la velocità, ignorando la malattia, cioè il degrado infrastrutturale, il Progetto Sicurezza Milano Metropolitana rischia di restare un'operazione di facciata, utile solo a riempire le casse dell'ente, mentre i cittadini continuano a rischiare sulle strade di ogni giorno.
Perché una strada davvero sicura non è soltanto quella dove si rischia
una multa superando il limite di velocità, ma soprattutto quella che
offre condizioni adeguate di percorrenza in ogni ora del giorno e in
ogni stagione.
Giulio Carnevale
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