Dov'è il “principio di perequità” col quale si è infarcito ogni Dispositivo di legge? Noi trattati come dei codici Ateco, distrutti dal Covid 19

In una toccante lettera, un negoziante di San Donato Milanese spiega il dramma delle attività come la sua, che non ricevono nessun aiuto dal Governo nonostante rimanendo aperti, non incassino abbastanza per coprire una piccola parte delle spese vive

Il triste destino di una piccola azienda famigliare fra area rossa e coronavirus

Egregio direttore,
La mia famiglia si sostiene e vive di una piccola attività commerciale al dettaglio a conduzione esclusivamente familiare e quindi apparteniamo a una delle categorie di lavoratori che in questo anno funesto sono state massacrate dalle conseguenze del Covid-19. Negli ultimi giorni ci siamo di nuovo ritrovati al “punto zero”, di fronte alla mannaia del lockdown della famigerata zona rossa. Rientrando noi in quelle attività commerciali dei prodotti di prima necessità, abbiamo con sollievo guardato alla possibilità di restare comunque aperti. Anche se esclusi dai codici Ateco da “ristorare” come previsto dal nuovo DPCM emesso dal Governo, eravamo comunque fiduciosi sul proseguimento dell’attività pur consapevoli che, malgrado quanto espresso, il lockdown avrebbe inevitabilmente segnato negativamente l’andamento del nostro settore (chi è rimasto aperto in questi giorni a Milano e dintorni non riesce nemmeno a garantirsi un minimo di sostenibilità delle spese vive perchè non circola nessuno, in barba alle passegiate lungomare di alcune città d’Italia). Per noi, sarà pure da stupidi, in ogni caso è più importante lavorare anche a bassi ricavi, piuttosto che rimanere a casa pur beneficiando di un indennizzo.
Tornando alla seppur disillusa soddisfazione di poter continuare l’attività, per ironia della sorte, in perfetta coincidenza di tempi, ci vediamo costretti, tutti i membri della famiglia, in condizioni di quarantena perchè un componente risulta positivo al “virus” (fortunatamente senza grosse conseguenze).
Va bene! Se ciò significa salvaguardare la salute di altri, ci mancherebbe altro – non ci sottraiamo certo a questa osservanza e ci trinceriamo in casa, isolati, negozio chiuso, risorse economiche sospese (non viviamo nell’oro e nemmeno abbiamo incessanti risorse, e quelle poche che avevamo sono state tutte assorbite dal mese di marzo dalle difficoltà provocate da questa crisi). Ci assicuriamo un minimo sostentamento, grazie a parenti che si recano al supermercato a ritirare lo stretto necessario di viveri e igiene personale.
Sembrando tutto questo uno strano scherzo del destino, abbiamo contattato i call center di INPS e Enti vari che, come era ovvio fosse data risposta alla nostra richiesta di poter essere considerati tra le attività inoperose per causa di forza maggiore, la risposta è stata inappellabile: non rientrate nei codici Ateco! Come liberi professionisti, in termini di malattia non vi spetta nulla! Aspettate, se esce qualche cosa!
Ora, dove sta il famoso “principio di perequità” col quale si è infarcito ogni Dispositivo di legge e con il quale eminenze dei giorni nostri si riempiono la bocca?  Inoltre, oltre al danno la beffa, negando la grande opportunità di essere almeno ignorati, citiamo pure tutti coloro, “la claque”, che per la maggiore, rimanendo comodamente a casa e magari con stipendio garantito, si permettono il lusso attraverso i social di sparare considerazioni di basso profilo sulle istanze e al grido di allarme sollevati delle nostre categorie di settore. Perchè mai, parlo di noi in quanto categorie di settore, al fine di garantire anche la salute di questi signori, dovremmo mettere sul piatto quanto sopra espresso e riceverne pure degli insulti? Ricordo inoltre che l’opera dei negozi di vicinato, malgrado tutto, ha una valenza sociale esercitata nei quartieri e nelle città a differenza degli e-commerce che stanno devastando il mercato portando le risorse in altri paesi.
Quelle stesse categorie che dall’inizio della pandemia, e non se ne comprende il motivo, sono quelle che il Governo ha individuato come tra quelle da sacrificare e gettare ogni volta dalla torre!
Ogni decisione o scelta assunta dal governo, per via diretta o indiretta, ha sempre colpito e/o portato ripercussioni sulle attività commerciali, artigianali e produttive che da prima costrette al lockdown per due, tre, quattro mesi; per poi obbligarli ad effettuare investimenti di sanificazione e prevenzione che permettessero l’apertura e alla fine, obbligarli a richiudere senza  fare nulla per imporre il rispetto delle regole da parte di coloro che tra maggio e ottobre, si sono dati libera circolazione! Per non dimenticare la scelta di riaprire le scuole in piena consapevolezza di possedere un sevizio di trasporto pubblico non adeguato all’emergenza in corso.
Questo virus, come ben detto in un vostro articolo dei giorni scorsi sull’argomento, non sta mietendo solo vittime, e se questa situazione si protrarrà ancora a lungo senza modificare le strategie e le competenze di gestione dell’emergenza, credo che alla fine ci si stia avviando inevitabilmente verso il paradosso del “Mors tua, vita mea”.  
L’ Ordine dei medici che non riesce a trovare un’ univocità di opinioni sull’argomento; l’ultima generazione di politici e amministratori non riesce a dare risposte precise e non assume responsabilità perchè non riesce a vedere più in là del naso; i Media, che pur di andare in onda sull’argomento portano nelle trasmissioni televisive apprendisti stregoni. Ognuno dice la sua e la gente non capisce e tende sempre ad accomodare a proprio piacimento o simpatia la propria opinione sul problema, con la naturale conseguenza che se la questione non coinvolge direttamente, alla fine non è un problema che interessa! E noi come altri? Restiamo qui ad aspettare nella speranza di essere colpiti dal male minore!
Grato per l’attenzione
Cordialità
Lettera Firmata

PS
Le scrivo senza nominarmi in quanto, credo con questa mia, di dar voce a molti altri che come me,  oggi si trovano nella medesima situazione.


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