Segrate e il ritorno di Alessandrini: memoria corta o sfida alla realtà?
Dopo due mandati segnati da vicende giudiziarie e da un pesante buco finanziario, l’ex sindaco torna in campo? Ma nel centrodestra non tutto appare così compatto. La città ha dimenticato? O è pronta a fare i conti con il proprio passato?
L'opinione di Roberto Spampinato
Il ritorno
Il centrodestra ha scelto, secondo i media locali, mentre dal diretto interessato ancora nessuna conferma. Dopo settimane di indiscrezioni, di voci fatte circolare ad arte – forse per testare il terreno - Adriano Alessandrini torna ufficialmente in pista per guidare Segrate? Dieci anni di governo alle spalle, un consenso che allora fu ampio, una leadership che nessuno può negare. Ma la politica non è un album di ricordi. È un bilancio. E i bilanci, a Segrate, non sono mai stati una questione secondaria.Il nome non è neutrale. È quello di chi ha governato la città per un decennio, lasciando un’eredità controversa, segnata da vicende giudiziarie, polemiche e conti pubblici sotto pressione. La domanda è semplice, quasi brutale: Segrate ha davvero dimenticato?
Dieci anni di amministrazione
Alessandrini, espressione del centrodestra, ha guidato Segrate per due mandati consecutivi. Nel 2010 ottenne oltre il 57 per cento dei consensi, consolidando la propria leadership cittadina. Nel 2015, per limiti di mandato, non poté ricandidarsi e sostenne la successiva lista di coalizione, che venne sconfitta di misura. Negli anni seguenti il suo nome è rimasto sullo sfondo del dibattito politico locale, come possibile protagonista di un ritorno. Oggi quel ritorno è realtà?
Le vicende giudiziarie
Il capitolo salito alle attenzioni delle cronache della sua esperienza amministrativa, riguarda un’inchiesta che lo aveva coinvolto durante il mandato. La vicenda ebbe un primo sviluppo giudiziario con esito di condanna, successivamente riformato in appello. In secondo grado, infatti, la sentenza venne integralmente ribaltata e Alessandrini fu assolto con formula piena. Dal punto di vista penale la vicenda si è chiusa. Dal punto di vista politico resta una ferita che ha inciso sulla percezione pubblica della sua amministrazione.Debiti e bilancio: cosa resta
La stagione amministrativa di quegli anni è stata seguita da un piano di riequilibrio che ha segnato profondamente la vita della città. Un buco milionario di bilancio rilevante, affrontato con misure che i cittadini hanno sperimentato direttamente: taglio dei servizi, sospensione o blocco delle assunzioni, riduzione della spesa corrente, aliquote fiscali portate ai livelli massimi consentiti.Il conto è stato pagato dalla collettività. Famiglie, associazioni, utenti dei servizi comunali. La domanda resta aperta: quella stagione fu il prezzo inevitabile di scelte ambiziose o il risultato di una gestione che ha lasciato problemi strutturali in eredità? È una questione politica prima ancora che contabile
Il caso Westfield: la grande promessa
C’è poi il capitolo simbolico per eccellenza: Westfield, annunciato come il più grande centro commerciale d’Europa. Una concessione edilizia imponente su un’area strategica del territorio comunale. Rendering spettacolari, promesse di sviluppo, occupazione, indotto.Quell’operazione portò nelle casse dell’amministrazione Alessandrini una liquidità significativa, salutata allora come un segnale di solidità e capacità attrattiva. Ma quella stessa somma, legata agli equilibri contrattuali dell’accordo con il privato, conteneva anche un potenziale elemento di vulnerabilità: in caso di abbandono o modifica sostanziale del progetto, quelle risorse avrebbero potuto essere oggetto di richiesta restitutoria da parte del concessionario. Non è dato sapere se il Comune abbia mai realmente rischiato di doverle restituire. Ma il solo fatto che questa eventualità fosse contemplata negli accordi ha alimentato negli anni interrogativi e timori.
La percezione che il progetto stesse trasformandosi da opportunità a incognita si consolida durante il periodo del Covid. La multinazionale proprietaria dell’area annuncia prima la sospensione del progetto, poi il definitivo abbandono nella forma originaria, dirottando gli investimenti verso altri interventi. Il “più grande centro commerciale d’Europa” resta così un’area sospesa, enorme, strategica, ancora in cerca di un destino definitivo.
Politicamente il punto è semplice: Westfield nasce come simbolo di espansione e modernità. Oggi è diventato il simbolo della fragilità dei grandi progetti quando il pubblico lega una parte del proprio equilibrio finanziario alle scelte di un soggetto privato globale. E questa è una responsabilità che, nel bene e nel male, appartiene a una stagione amministrativa precisa.
I segratesi conoscono l’esito: cantieri avviati, rallentamenti, rinvii, stop, incertezze. Un’area vastissima che ancora oggi pesa sull’assetto urbanistico e sulla viabilità cittadina. È corretto ricordare che l’area è di proprietà privata e che anche l’attuale amministrazione si è mossa entro vincoli oggettivi, lasciando che fossero tempi e scelte dei privati a dettare la scansione del progetto. Ma politicamente quell’operazione nasce in una stagione precisa, e anche l’attuale amministrazione è rimasta in balia degli eventi, senza nessuna possibilità o capacità di influenzare il corso delled cose.
Un centrodestra davvero compatto?
Negli ultimi mesi il centrodestra ha fatto circolare diversi nomi come possibili candidati. Nomi entrati e poi usciti di scena. Ritiri, defezioni, prudenza. Non esattamente il segnale di una scelta lineare e condivisa fin dall’inizio.A questo si aggiunge un episodio significativo: la fuoriuscita di Luca Sirtori dal gruppo consiliare di Fratelli d'Italia. Un passaggio che lascia intravedere mal di pancia e tensioni interne sulla linea politica e sulla scelta del candidato. Il nome Alessandrini è davvero il punto di sintesi naturale della coalizione? O è la soluzione emersa dopo un percorso più accidentato del previsto?
Memoria civica o nostalgia?
La ricandidatura di Alessandrini non è soltanto una mossa elettorale. È un banco di prova per la memoria collettiva di Segrate. Si può tornare dopo dieci anni di governo, dopo un piano di riequilibrio che ha inciso su servizi e tasse, dopo un progetto simbolo rimasto sospeso? Certo che si può. La legge lo consente.Ma la politica non è solo ciò che è consentito. È ciò che convince. È ciò che regge alla verifica dei fatti.
La vera domanda non è se Alessandrini abbia diritto di ricandidarsi. Ce l’ha. La domanda è un’altra: Segrate vuole voltare pagina con consapevolezza o preferisce affidarsi alla memoria corta? Perché le città, come le persone, possono anche dimenticare. Ma i conti, prima o poi, tornano.
Roberto Spampinato
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